Curriculum Vitae Morningfuture
Orientare Inchiesta 22 Ottobre Ott 2018 0830 22 ottobre 2018

Ciao ciao CV: perché la ricerca di lavoro non passa più dal pezzo di carta

Dimenticatevi pure nel cassetto il vecchio curriculum (e pure la sua versione in formato europeo): ora la ricerca di personale va in un’altra direzione

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Basta, il solito curriculum ha stufato. Il classico formato Europass, poi? Scordatevelo. I tempi sono cambiati e per dare un’idea esaustiva, e soprattutto dinamica, di sé agli occhi di un datore di lavoro, il CV non basta più. Perché il mondo del lavoro corre, e quindi bisogna trasmettere un’impressione di prontezza e flessibilità anche a partire da come ci si presenta. Il recruiting, infatti, oggi sta iniziando a muoversi su binari diversi rispetto a prima, volti a sondare le effettive esperienze del candidato e la sua personalità, più che i titoli di studio e le qualifiche.

Anche perché il numero di candidati per ciascuna posizione è aumentato e tendenzialmente gli HR hanno sempre meno tempo da dedicare a ciascuno. Il tempo per ciascun colloquio si sta progressivamente restringendo, e proprio per questo è importante avere un impatto immediato. Pare addirittura che in futuro si potrebbe abbracciare in maniera più decisa la cosiddetta “speed interview” di soli 10 secondi - un esempio di questo tipo è quello che McDonald’s ha iniziato a testare in Australia, usando Snapchat per fare recruitment tra i giovani. Al punto che si sta iniziando a parlare di un possibile processo di “tinderizzazione” (dal nome di un altro noto social network per trovare un partner) della selezione. Eccessivo, direte? Per il momento, è difficile che un meccanismo simile si consolidi in tutto il mercato del lavoro. Ma comunque si tratta di tendenze che vanno tenute d’occhio.

Perché quel che è certo è che i social network si stanno facendo sempre più spazio tra i canali usati dalle risorse umane per trovare candidati - e non si parla solo della necessità di “ripulire” i propri profili da eventuali contenuti che potrebbero non piacere ad un datore di lavoro. Se curare la propria presenza social per mantenere un profilo distinto agli occhi di un recruiter è sicuramente utile, la realtà è che quando si parla di “curriculum del futuro” si intende proprio un formato che scardina il tradizionale elenco di studi ed esperienze lavorative, per dare invece un’idea più esaustiva e a 360 gradi della persona. Proprio come un social network, primo tra tutti LinkedIn, dove già si possono inserire, ad esempio, link a lavori e progetti personali. Allo stesso modo, il curriculum del futuro dovrà mettere in risalto esempi concreti della propria attività, accompagnando il tutto a feed social e video presentazioni.

La prerogativa del curriculum di domani, insomma, sarà di contenere informazioni provenienti da una varietà di fonti e di mescolarle per risultare accattivante ed esaustivo. Per avere un’idea di questo processo (ancora lontano dall’essere pienamente compiuto, ma comunque in atto) si possono già fare diversi esempi di curriculum “moderni”. Da tempo, infatti, il curriculum cartaceo ha iniziato ad abbandonare i template classici per fare spazio a formulazioni più originali, colorate e creative. L’idea di base è quella del curriculum americano, che a differenza di quello europeo è non più lungo di una pagina. Pensate che non sia abbastanza? In effetti non è facile racchiudere qualità, competenze, successi e aspirazioni di una persona nello spazio di un foglio A4. Ma bisogna anche ricordare che la capacità di sintesi è fondamentale. Dallo stile discorsivo, piuttosto che schematico, il formato statunitense punta a mettere in evidenza le esperienze maturate, gli hobby e le capacità che contraddistinguono davvero la persona, più che le informazioni personali. E soprattutto contiene soltanto le esperienze utili per la posizione per cui ci si candida (anche se bisogna ricordare che fondamentale è “ritagliare” il curriculum su misura, a seconda del lavoro per cui si fa domanda).

Il tempo per ciascun colloquio si sta progressivamente restringendo, e proprio per questo è importante avere un impatto immediato.

Un altro esempio di curriculum “futuristico” è quello infografico, interessante proprio perché sintetico e capace di catturare l’attenzione di qualsiasi recruiter. Ma anche il cosiddetto career portfolio, importato sempre dall’America, può essere vincente, in particolare per chi cerca un primo lavoro, oppure per chi ha avuto diversi impieghi e ha bisogno di mettere in evidenza le proprie capacità trasversali. Essendo costruito per mettere in risalto soprattutto le qualità individuali, dal sapere lavorare in team all'abilità nel risolvere i problemi, dalla flessibilità alla capacità di ascoltare e di relazionarsi agli altri, il career portfolio è una vera e propria vetrina personale, pensata per valorizzare il proprio percorso lavorativo in ogni suo aspetto.

E se da un lato cambiano i curriculum, dall’altro non bisogna dimenticare che si stanno evolvendo anche i processi di selezione. Anche questa non è una novità: proprio perché non basta più guardare alle qualifiche sulla carta per capire se si ha davanti il candidato giusto, sempre più frequente è l’utilizzo da parte dei selezionatori di colloqui di gruppo, business case, format speciali chiamati “talent game” (dove anche se per studiare i candidati si utilizzino dinamiche di gioco, l’approccio è serissimo) arrivando fino, in alcuni casi, ai videogiochi veri e propri.

Non da ultimo, sempre di più anche l’intelligenza artificiale entrerà a far parte dei processi di acquisizione delle nuove risorse. Già oggi molti team HR, invece che passare al setaccio di persona le migliaia di curriculum ricevuti, si affidano a bot che cercano i candidati più validi tramite parole chiave. In questo senso l’AI in ambito di recruiting sarà utile per elaborare e analizzare dati ancora più complessi - dai post sui social media alle esperienze di progetti, dalla formazione alla personalità, in modo da valutare il candidato già preliminarmente a 360 gradi.

Insomma, il futuro è futuro, ma sembra essere più vicino di quanto si pensi. In fondo basta poco per iniziare a sperimentare un nuovo formato per il proprio CV, con l’obiettivo di presentarsi in modo più convincente. Non bisogna per forza strafare, ma se quello che volete trasmettere a chi guarda la vostra candidatura è senso di intraprendenza, creatività e dinamismo, varrebbe la pena di iniziare proprio da lì.

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