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Immaginare Intervista 31 Gennaio Gen 2018 0813 31 gennaio 2018

Così l’intelligenza artificiale ci aiuterà a trovare il lavoro giusto

Intervista a Melanie Hache, Strategy Director di Oracle: «Le nuove tecnologie aiuteranno i candidati a scegliere le posizioni più adatte e i responsabili delle risorse umane a considerare di più gli aspetti umani e personali»

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Dimenticate la narrativa di una tecnologia fredda e impersonale, destinata a sostituire in maniera crescente il ruolo degli esseri umani in azienda. Secondo Melanie Hache, Strategy Director di Oracle, multinazionale dell’informatica tra le più importanti del settore, in realtà la funzione delle nuove tecnologie è molto diversa: «Saranno fondamentali per facilitare i processi del lavoro, aiutare i candidati a scegliere le posizioni più adatte a loro e persino a considerare di più gli aspetti umani e personali nel momento della performance review». Ecco cosa ci ha raccontato.

Le nuove tecnologie sono spesso viste come una minaccia all’occupazione, destinate a sostituire gli esseri umani. È possibile però rileggere questo rapporto in chiave positiva? Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono essere utilizzate per migliorare la gestione delle risorse umane, arrivando addirittura a valorizzarle?
In effetti la narrativa che si è sviluppata negli ultimi trent’anni ha messo in luce molto spesso solo come la tecnologia ha sostituito funzioni che prima venivano svolte dalle persone, ad esempio nelle trasformazioni in ambito amministrativo. Se finora le risorse umane si sono concentrate soprattutto sulla semplificazione e l’automazione dei processi HR, oggi grazie al contributo di tecnologie come i big data e l’intelligenza artificiale siamo nell’era in cui la ditigalizzazione finalmente può permettere di proporre una nuova esperienza e nuove opportunità anche per i dipendenti e non solo per l’organizzazione.

In che modo avviene questa semplificazione?
Ci sono due esempi molto concreti. Uno riguarda la selezione dei candidati, e l’altro la gestione dei dipendenti. Molto spesso i giovani laureati in cerca di lavoro sono frustrati perché, dopo aver inviato il proprio CV in azienda, ricevono delle e-mail di rifiuto molto impersonali, magari alle tre di notte. Questo trattamento rischia di essere percepito come una mancanza di rispetto della persona e in qualche modo danneggia anche l’azienda, perché una comunicazione così fredda deteriora la relazione con le persone che, proprio in quel posto avrebbero voluto lavorare. In questo senso la possibilità di attivare una chatbot (programmi che simulano una conversazione tra robot e essere umano n.d.r.) è davvero molto preziosa, perché permette a chi vuole mandare un curriculum di avere una discussione personalizzata in chat sulla posizione per cui ci si propone. In questo modo si ha la possibilità di analizzare il proprio percorso, fare chiarezza sulle proprie aspettative ed essere anche indirizzati ad altre opportunità. Non solo si risparmia tempo, ma la fase di selezione diventa anche uno strumento di crescita per chi si candida. Per quanto riguarda la gestione dei dipendenti, invece, un esempio molto efficace è quello del manager che deve gestire squadre di più di dieci persone. Per via del tempo limitato, spesso non si conosce a fondo la situazione dei singoli dipendenti e, con questo, nemmeno quali siano le cose che hanno un impatto sulla produttività, ad esempio se si ha figli, o se si svolge attività di volontariato aziendale. Tutte informazioni importanti per chi gestisce un team, non solo per capire la disponibilità delle persone, ma anche le caratteristiche individuali che possono essere valorizzate. Avere accesso a strumenti analitici che raccolgono questo tipo di informazioni, come ad esempio delle applicazioni, può contribuire a risparmiare tempo e, allo stesso tempo, a gestire le risorse in modo più efficace.

La possibilità di attivare un chatbot non permette solo di risparmiare tempo, ma anche di trasformare la fase di selezione in uno strumento di crescita per chi si candida.

Melanie Hache, Strategy Director Oracle

A livello internazionale quali sono gli esperimenti più interessanti dello sviluppo di un rapporto virtuoso tra nuove tecnologie e risorse umane?
Tra i nostri clienti, un caso emblematico è stato quello di una grande multinazionale del retail, con 300mila persone. Uno dei loro punti critici era l’organizzazione dei turni dei dipendenti a cui era legato, tra l’altro, il problema di un turnover molto alto, che ovviamente implicava dei costi notevoli. In questo contesto l’automatizzazione della gestione dei turni ha avuto un doppio beneficio. Prima di tutto ha alleggerito la quantità del lavoro organizzativo dei manager, consentendo loro di risparmiare tempo e di concentrarsi su altre aree che prima erano trascurate, arrivando così ad incrementare l’efficienza produttiva. D’altra parte questo ha poi dato l’opportunità ai lavoratori di organizzarsi in modo autonomo, il che ha avuto un effetto positivo anche sul rapporto con l’azienda, perché il dipendente responsabilizzato si sente depositario di fiducia da parte del datore di lavoro.

In che modo le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono essere utilizzate per favorire l’employee engagement?
L’analisi dei dati può offrire prima di tutto una semplificazione dei processi classici, come la valutazione, la formazione e la gestione delle attività e del tempo. Questo permette anche ai dipendenti di avere un quadro più chiaro rispetto alla propria situazione, agli obiettivi e, ad esempio, anche rispetto all’impatto che i corsi di formazione dovrebbero avere sul proprio lavoro. È uno strumento di trasparenza che aiuta le persone a sentirsi più sicure e, spesso, ad aumentare anche la loro efficienza.
In secondo luogo, sia l’intelligenza artificiale, che le nuove tecnologie possono essere un veicolo di informazione importante, lo abbiamo visto, ad esempio, con lo smartworking, in aziende che avevano attivato questa tipologia di lavoro ma in cui i dipendenti spesso non avevano abbastanza informazioni per potervi aderire. Questi strumenti, usati per offrire informazioni, possono dare alle aziende la possibilità di seguire le ultime tendenze, risparmiando tempo.

Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una democratizzazione della digitalizzazione delle risorse umane per cui non sono più solo le grandi aziende che decidono di innovare, ma anche le piccole e medie imprese.

Melanie Hache, Strategy Director Oracle

In questo panorama, l’Italia a che punto è? Come si stanno muovendo le aziende del nostro Paese in materia di digitalizzazione delle risorse umane?
In Italia c’è sempre la paura di arrivare in ritardo, ma non è affatto così. Gli italiani non hanno paura del cambiamento e questo li avvantaggia.
Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una democratizzazione della digitalizzazione delle risorse umane per cui non sono più solo le grandi aziende che decidono di innovare, ma anche le piccole e medie imprese. Tutti hanno capito che questo aspetto rientra nella strategia per mantenere alti i livelli di competitività. La necessità di digitalizzare i processi, anche quelli relativi alla gestione del personale, ormai fa parte della cultura aziendale di molte società.

Dal vostro osservatorio, quali strumenti digitali diventeranno fondamentali nel 2018 per i professionisti delle risorse umane? E quali saranno, invece, i trend in materia digitale che i candidati dovranno tenere d’occhio?
In realtà noi decidiamo di investire solo sulle tendenze che pensiamo cresceranno nei prossimi anni. L’intelligenza artificiale è sicuramente una di queste. Siamo arrivati ad un punto in cui i clienti hanno davvero capito l’importanza di questa tecnologia. È utilissima per la selezione del personale. I candidati hanno a disposizione moltissimi strumenti e il loro approccio alla ricerca del lavoro dovrebbe essere sempre di più simile a quello dei recruiter. Dovranno seguire le ultime applicazioni digitali, molte delle quali permettono di avere dei veri e propri dialoghi personalizzati con le risorse umane, con un focus sul proprio profilo e sulle competenze. I modelli di apprendimento, d'altronde, stanno cambiando molto. A Parigi, l’Ècole 42 ha tracciato un esempio interessante: è la prima scuola al mondo che non ha né professori, né aule, dove tutto è digitale. È un modello molto aperto, in cui le capacità di formarsi sono ampie. Come candidato investirei tempo nel rafforzamento di quelle competenze richieste dalle aziende in cui vorrei lavorare. Il fatto poi di formarsi proprio su queste ultime tecnologie è un valore aggiunto, permette di sviluppare un profilo unico e l’unicità, ormai, in azienda non è una cosa che fa paura, ma qualcosa su cui puntare.

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