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Immaginare Intervista 6 Aprile Apr 2018 0830 6 aprile 2018

Essere mamme e papà? Aiuta anche in azienda

Avere figli permette di sviluppare abilità che possono essere riutilizzate sul lavoro. Le competenze genitoriali corrispondono a soft skill ricercatissime dalle aziende. Ecco perché la maternità può diventare un master: parola di Riccarda Zezza

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Essere mamme o papà? Meglio scriverlo nel curriculum. Gestire figli, casa, scuola, palestra, piscina, compiti e raffreddori permette infatti di sviluppare abilità che possono essere riutilizzate sul lavoro. Dal problem solving alla capacità di negoziazione, dall’empatia alla creatività: le competenze genitoriali corrispondono alle cosiddette soft skill, ricercatissime dalle aziende e indicate anche dal World Economic Forum come le abilità centrali nel futuro mondo del lavoro.

«Alcune esperienze della vita, come la maternità o la paternità, sono delle vere e proprie palestre, perché il cervello si rimette in moto proprio come quando i bambini vanno alle elementari. È lo stesso tipo di apprendimento», spiega Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value e coautrice del metodo di apprendimento Maam (Maternity as a master, La maternità è un master), il primo programma al mondo che trasforma la maternità in un master per lo sviluppo delle competenze soft. Le aziende comprano un pacchetto di lezioni, proposte poi ai dipendenti genitori, che riconoscono e mettono in pratica le competenze genitoriali nella vita lavorativa ed extralavorativa.

«Oggi più che mai le competenze soft fanno la differenza nella produttività e nella capacità di innovazione di un’azienda», dice Zezza. «Ma sono difficilissime da formare nelle persone solo in aula. Si può fare teoria, ma poi l’apprendimento avviene attraverso la pratica». E quale pratica migliore della genitorialità? «Quando si aggiunge una dimensione identitaria, come nel caso della maternità, il cervello si rimette ad apprendere molto velocemente, perché deve gestire una situazione completamente nuova, più complessa, continuamente in cambiamento. Quando nasce un figlio, le prime cose che metti in moto sono l’agilità mentale e il problem solving». Ogni giorno è diverso dall’altro. Ed è attraverso la vita di tutti i giorni che si fa formazione pratica: basta dare un nome e riconoscere alcune abilità.

Ascolto, comunicazione, intelligenza emotiva, creazione di alleanze, giudizio e presa di decisione, gestione del tempo e delle priorità, delega e collaborazione, gestione della complessità, creatività, apprendimento attivo e agilità intellettuale, complex problem solving, visione e gestione del cambiamento, networking. Queste sono le dieci competenze chiave per il mondo del lavoro da qui al 2020, elencate dal World Economic Forum.

Le competenze soft fanno la differenza nella produttività e nella capacità di innovazione di un’azienda. L’apprendimento di queste avviene attraverso la pratica. E quale pratica migliore della genitorialità?

Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value

Parlando delle competenze, Zezza ribadisce che una mamma le possiede tutte. «Pensiamo a quante decisioni prende ogni giorno un genitore. O alla capacità di negoziazione, che comincia già quando il bambino ha un anno/un anno e mezzo». Alla fine molte delle donne che hanno partecipato ai programmi di Maam, al contrario di quello che di solito si fa in Italia, hanno iniziato a parlare della maternità anche nei curriculum e nei colloqui di lavoro.

E i papà? Da gennaio 2017, Maam ha anche un percorso dedicato a loro per allenare le proprie competenze quando nasce un figlio. Studi scientifici hanno dimostrato che i padri che si prendono cura attivamente dei figli sviluppano le stesse competenze delle mamme. Le attività di cura provocano negli uomini reazioni neurochimiche simili a quelle materne: la produzione di ossitocina - che nelle madri viene stimolata dal contatto affettuoso, mentre nei padri è attivata dal gioco - e l’abbassamento del livello di testosterone e di conseguenza della loro aggressività. Con un’aggiunta: la paternità diventa anche una preziosa palestra di empatia. Gli studi scientifici hanno dimostrato infatti che gli uomini hanno un’intelligenza emotiva meno sviluppata rispetto alle donne. «A livello biologico», spiega Zezza, «si è visto che la pratica della paternità migliora invece la relazione tra le parti del cervello che sovrintendono anche alle capacità sociali ed emotive, che sono considerate abilità chiave per il successo manageriale».

È quello che a Maam chiamo “transilienza”, cioè la capacità di far passare alcune competenze da un ruolo all’altro. Dalle mura domestiche a quelle dell’ufficio e viceversa. E i feedback che arrivano al team di Riccarda Zezza sono illuminanti. Un papà ha raccontato ad esempio di aver utilizzato la capacità di ascolto (che di solito usava con i figli) con un collaboratore incline a lamentarsi. Lo ha lasciato parlare per stimolarlo a individuare le cause profonde del suo disagio. Nella discussione è emersa una verità condivisa e alla fine il papà-capo ha recuperato fiducia nel suo collaboratore. Essere genitore, insomma, ha aiutato. Anche in azienda.

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