Automotive Morningfuture
Orientare
Trend 6 Giugno Giu 2021 0600 6 giugno 2021

Le professioni e le competenze del futuro nel settore della mobilità

Il whitepaper “Il futuro dei talenti nel settore Automotive & Mobility” di The Adecco Group analizza le tendenze e i cambiamenti che detteranno l’agenda del mercato automotive, tra nuove skill e professioni

  • ...

Le auto ferme, il divieto di spostamenti, i viaggi di lavoro e turismo bloccati. La pandemia ha avuto un impatto dirompente sul settore automobilistico. Da un lato, le chiusure degli stabilimenti, la carenza di manodopera e le interruzioni logistiche hanno comportato una profonda crisi. Dall’altro, però, si è anche dato il via a un’accelerazione ulteriore dei cambiamenti tecnologici, e con essi del lavoro di chi è impiegato in questo settore.

Digitalizzazione è la parola chiave e primario agente di cambiamento. In un futuro fatto di auto elettriche e a guida autonoma, sempre più integrate dal punto di vista delle funzionalità e dei servizi, l’auto è infatti destinata a diventare uno spazio di svago, non solo un semplice mezzo di spostamento.

Lo studio


Il whitepaper “Il futuro dei talenti nel settore Automotive & Mobility” di The Adecco Group analizza proprio le tendenze che sottendono a questi cambiamenti e che detteranno in futuro l’agenda del settore, comprese le dinamiche che riguardano i nuovi talenti che si affacciano a questo mondo.

Il contesto è complesso. Come conseguenza della pandemia, nel settore automotive «è previsto un calo dei volumi di produzione annuale di veicoli leggeri del 21% rispetto al 2019», che però sarà seguito «da un aumento di ritmo che porterà al superamento di queste quote entro il 2022-2023 e al raggiungimento di quasi 100 milioni di unità entro la fine del 2025», si legge nel rapporto.

La prestazione dei veicoli elettrici (con le tecnologie CASE - connesse, autonome, condivise ed elettriche) compenserà il calo delle vendite. Ma complessivamente quello delle auto resta oggi un mercato “esposto”, la cui ripresa avverrà nell’arco di un certo periodo di tempo.

Questo pone nuove sfide anche dal punto di vista lavorativo. «Nel mercato del lavoro assistiamo a tre megatrend: una volatilità che richiede sempre più flessibilità; la digitalizzazione, che pone bisogni di upskilling e reskilling, infine la sostenibilità e la cosiddetta Road to Zero», ha spiegato Alain Dehaze, Global CEO del Gruppo Adecco, durante il webinar “The Future of Talent in the Automotive Industry”.

Nel mercato del lavoro assistiamo a tre megatrend: una volatilità che richiede sempre più flessibilità; la digitalizzazione, che pone bisogni di upskilling e reskilling; infine la sostenibilità e la cosiddetta Road to Zero

Alain Dehaze, Global CEO The Adecco Group

Come si muove il mercato


Per far fronte a queste tendenze, «sempre più sarà necessario colmare il divario tra talenti e tecnologia», si legge ancora nel rapporto. In una fase di profonda trasformazione dell’ambito automotive, i cambiamenti coinvolgono tanto i singoli talenti quanto le aziende e la loro capacità di attirarli e trattenerli al proprio interno.

Per esempio, «sempre più un ingegnere impiegato nell’automotive non potrà più essere solo un ingegnere, ma dovrà sviluppare un sapere integrato fra diversi skill set: ingegneria, data analytics, informatica e intelligenza artificiale», ha spiegato durante il webinar Jan Gupta, presidente di Modis, società di consulenza tecnologica. Ecco cosa consiglia Gupta ai giovani che intendono formarsi al meglio per essere (e rimanere) appetibili sul mercato del lavoro automotive: «Fate corsi aggiuntivi in informatica ed elettronica, e cercate di entrare in aziende che fanno della digitalizzazione un cardine centrale della propria attività, magari offrendo anche formazione specifica sull’intelligenza artificiale».

Sul fronte aziendale, invece, per ritornare a essere pienamente operativi e mantenere un vantaggio competitivo, per le industrie che operano nel mercato «ripensare l’acquisizione, la retention e la gestione dei talenti è diventato un imperativo». Per essere preparate e agili, queste dovranno sempre più «investire in upskilling, reskilling e competenze trasversali», si legge nel rapporto.

Quali sono però le direzioni specifiche del cambiamento? Secondo lo studio, occorrerà lavorare su più fronti contemporaneamente: la «collaborazione con esperti di risorse umane per esplorare i modelli di lavoro in evoluzione», l’accesso just-in-time, «rapido ed efficiente, a capacità e competenze in caso di perdita di talenti critici», l’aumento delle fonti di talento «attraverso l’apprendimento continuo, per accelerare l’innovazione e soddisfare le esigenze future», e la creazione di «competenze e mentalità tecnologiche e di ingegneria digitale necessarie per continuare ad operare durante le interruzioni delle attività».

La mobilità condivisa, fra car sharing, noleggio, leasing e servizi di trasporto a chiamata, aumenterà esponenzialmente, richiedendo sempre più tecnici di riparazione, autisti e personale per rifornimento e ricarica dei veicoli

Le dieci tendenze del cambiamento


Connected car e piattaforme IoT comporteranno il reclutamento di ingegneri di rete, elettronici e software come membri del team di ricerca e sviluppo. La crescente diffusione delle autovetture autonome (ne sono previste 18 milioni entro il 2030 nel mondo) richiederà di mettere in campo competenze in termini di apprendimento automatico, visione artificiale ed elaborazione di sensori, così come competenze nella progettazione della guiding intelligence delle autovetture autonome.

Anche la mobilità condivisa, fra car sharing, noleggio, leasing e servizi di trasporto a chiamata, aumenterà esponenzialmente, richiedendo sempre più tecnici di riparazione, ma anche autisti e personale per rifornimento e ricarica dei veicoli. A monte serviranno anche formazione sul campo e servizi di gestione della forza lavoro.

L’avvento e la crescita dei veicoli elettrici, poi, imporranno l’utilizzo di ingegneri di reti neurali, scienziati dei materiali, specialisti di software, sviluppatori di app per infotainment, specialisti in sicurezza informatica, specialisti in comunicazione, oltre a team di assistenza con profonde conoscenze della ricarica, riparazione e manutenzione dei veicoli elettrici.

Altro termine chiave, guardando al futuro, è digital enterprise: più di 2.100 startup digitali, infatti, entreranno nella supply chain del mercato, sconvolgendola. Aumenterà dunque la domanda di esperti in supply chain digitali, e-commerce, produzione digitale, monetizzazione dei dati e servizi digitali post-vendita. Allo stesso tempo, la forza lavoro esistente dovrà aggiornarsi rispetto alle proprie competenze, acquisendone di nuove.

L’aumento dell’interazione uomo-macchina e della spesa delle aziende per lo sviluppo di modelli di simulazione, piattaforme basate su cloud, robotica e apprendimento automatico, comporterà la necessità di impiegare un maggior numero di dipendenti specializzati nello sviluppo e manutenzione di robot. Durante questo periodo di transizione, all’interno della fabbrica il perfezionamento delle competenze, la formazione sulla gestione del cambiamento e la leadership trasformazionale saranno aree chiave per gli investimenti.

Il digital retailing - ovvero l'insieme delle piattaforme di vendita online (valide anche in ambito automotive, tra showroom virtuali e vendita digitale) - richiederà di dotarsi di un certo numero di specialisti capaci di sfruttare il potenziale delle piattaforme. Alta sarà la richiesta di esperti IT e ICT capaci di progettare e gestire esperienze di showroom virtuali, esperti di social media, configuratori web e sviluppatori di piattaforme di e-commerce. I social media marketer dovranno generare il giusto engagement sui social, mentre i data analyst si occuperanno della mole di informazioni generate sulle piattaforme digitali.

Nel settore automotive bisognerà incoraggiare diversità sociale, di genere e di etnia, nella direzione della formazione di una forza lavoro sempre più globale

La sostenibilità al centro


Inoltre, il capitolo ambientale, quello delle emissioni zero (ma anche zero rifiuti, zero incidenti, zero traffico), è al centro di molte strategie di aziende automotive. Per rispondere a questo trend serviranno ruoli organizzativi con capacità interfunzionali, che approfondiscano i collegamenti produttivi fra ingegneri, pianificatori di infrastrutture e governi. Sarà necessario dotarsi di ingegneri capaci di programmare veicoli con sensori e dispositivi per garantire un ambiente di guida più sicuro. Ma le tematiche ambientali innescheranno anche un vero e proprio cambio culturale legato alla responsabilità sociale d’impresa.

Nuovi modelli di business stanno crescendo e venendo sempre più messi in campo: per questo fusioni e joint venture richiederanno di effettuare licenziamenti, così come una redistribuzione delle risorse, e dunque renderanno fondamentale più che mai un’efficace gestione da parte delle risorse umane. La mobilità professionale e i ruoli di transizione saranno aree di interesse centrale, mentre la formazione interculturale, vista la natura globale delle nuove organizzazioni, acquisirà sempre maggiore importanza a tutti i livelli.

Infine, non bisogna dimenticare il ruolo dei membri della generazione Z come decision maker: con i propri comportamenti di acquisto, sempre più influenzeranno aziende e consumatori, anche in ambito automotive. Per intercettare i loro gusti e interessi, esperti di social media e media analyst saranno fondamentali. Più in generale, all’interno della forza lavoro in ambito automotive bisognerà incoraggiare diversità sociale, di genere e di etnia, nella direzione della formazione di una forza lavoro sempre più globale.

«Questa industria sta attraversando una trasformazione completa, e se è vero che da un lato questa è una sfida, vista la velocità e la portata del cambiamento, è anche una sfida molto affascinante», ha concluso Alain Dehaze.

 Vuoi ricevere la nostra Newsletter?

Registrandomi dichiaro di aver preso visione dell’ Informativa Privacy e dichiaro di voler ricevere la newsletter