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Trend 17 Marzo Mar 2021 0700 17 marzo 2021

Così il digitale ha cambiato anche il mondo dell’arte nell’anno della pandemia

Con il lockdown e la chiusura di musei e mostre, anche in questo settore ci si è dovuti reinventare. Fra tour virtuali e campagne di sostegno, però, i risultati della sperimentazione sono molto positivi, come racconta una ricerca britannica

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2020, anno della pandemia globale da coronavirus. Come molti altri, il mondo dell’arte deve fermarsi. Chiudono i musei, le mostre vengono rinviate, niente più aste né attività che non siano considerate “essenziali” possono avere luogo. Al netto dello shock, bisogna reinventarsi. È più di un’opportunità, è un vincolo di sopravvivenza.

E così, anche il mondo di artisti e musei inizia a pigiare sul pedale dell’innovazione, accelerando su trend che ancora erano di nicchia o a sperimentare novità mai affrontate. Il risultato, raccontato nello studio “Hiscox online art trade report 2020” sul mercato delle soluzioni digitali per l’arte, è un mondo sempre più ibrido e aperto alla contaminazione, in evoluzione ma anche più solido e preparato ai cambiamenti futuri. Vediamo come.

La premessa è semplice: la pandemia ha obbligato il mondo dell’arte a usare internet come l’unica vetrina possibile. Se nel 2019 le vendite di arte online erano stazionarie, basti pensare che solo nella prima metà del 2020 Christie’s, Sotheby’s e Phillips hanno fatturato 370 milioni di dollari, oltre cinque volte di più rispetto allo stesso periodo del 2019. Non parliamo solo di case d’asta: per la maggior parte degli operatori di questo mondo, le gallerie potrebbero diventare dei player centrali del mondo dell’arte online nel prossimo futuro, e per ben il 67% delle piattaforme, nell’arco dei prossimi cinque anni, il mercato sarà dominato da pochi attori globali.

Con la chiusura dei musei e il rinvio di mostre, fiere d’arte e aste, tutto si è spostato online, e difficilmente, una volta superata la pandemia, si tornerà indietro a com’era prima. «Il distanziamento sociale ha obbligato a una nuova forma di coinvolgimento online che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui il mercato dell’arte, e i suoi portatori di interesse, gestiscono la propria presenza online», si legge nella ricerca. Secondo lo studio, le opere d’arte hanno occupato circa il 32% delle vendite online di arte nel 2019: ora, sempre più le case d’asta cercheranno di diversificare la propria base clienti facendo crescere anche altri settori, a partire dal segmento degli oggetti da collezione.

Il distanziamento sociale ha obbligato a una nuova forma di coinvolgimento online che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui il mercato dell’arte, e i suoi portatori di interesse, gestiscono la propria presenza online.

In generale, l’80% delle piattaforme di vendita d’arte online si aspetta una crescita delle vendite nell’arco del prossimo anno. In particolare, il 65% ritiene che la crisi porterà a dei cambiamenti permanenti, dove l’online entrerà a pieno titolo nell’offerta del mercato dell’arte. La crescita, però, non è destinata a coinvolgere tutti in uguale misura: alcune piattaforme non riusciranno a superare la crisi (Paddle8, per esempio, è fallita a marzo 2020), mentre invece quelle più grandi saranno avvantaggiate. Sotheby’s, per esempio, ha visto un aumento delle vendite del 131% nel 2020, e un aumento del 74% sui prezzi rispetto al 2019: buoni risultati legati anche al “peso” del brand.

Se la crisi attuale presenta molte nuove opportunità, però, ci sono anche alcuni rischi a breve termine, evidenzia lo studio. In particolare, fra i trend dei prossimi cinque anni ci sono: la convergenza del mercato online dell’arte intorno a pochi attori chiave, la crescente presenza delle grandi gallerie d’arte come player digitali, lo sviluppo e la convergenza del mercato online intorno a specifici settori del collezionismo (fotografia, stampe, arredamento, design), l’intervento di attori esterni che potrebbe cambiare il settore per sempre. Crescente, infine, sarà anche la contaminazione fra piattaforme online del lusso e del collezionismo.

Ma quali sono gli esempi concreti di innovazione nati durante la pandemia? La capacità di reinventarsi del mondo dell’arte, in realtà, si è messa in moto quasi subito: fin da marzo 2020, per esempio, Art Power Hong Kong ha lanciato dibattiti online, interviste ad artisti, tour in streaming delle gallerie e visite agli atelier degli artisti. Ciò è avvenuto anche grazie alle collaborazioni con le Big Tech: nello stesso mese, per esempio, Google ha organizzato con oltre 30 musei del mondo uno show virtuale sulla vita e il lavoro di Frida Kahlo.

Ancora: l’utilizzo delle gallerie virtuali per mettere in mostra le opere degli artisti tramite la realtà aumentata ha iniziato a diffondersi a macchia d’olio. E poi sono arrivate le fiere online per vendere i lavori degli artisti in una forma di mutuo aiuto, come quella organizzata dalla New Art Dealers Alliance (NADA). «Dallo scoppio del Covid-19, il mondo dell’arte ha visto un’incredibile messa in circolo di buona volontà e di sostegno, oltre che di innovazione e collaborazione, soprattutto online. Nonostante il nuovo mercato post-Covid non sarà più solo online, il mondo dell’arte ha ufficialmente abbracciato la trasformazione digitale ed è ora in una posizione migliore per adattarsi al cambiamento nel lungo periodo», si legge nello studio.

Con l’aiuto di Google è possibile oggi visitare molti dei più noti musei a livello mondiale dal divano di casa.

L’altra faccia della medaglia, naturalmente, è che la pandemia ha messo in evidenza l’enorme dipendenza del mondo dell’arte dai canali tradizionali. La crescita di una presenza digitale, però, dovrebbe contribuire più di prima a mantenere a galla il mondo dell’arte. Fra i musei, molti dei principali a livello mondiale si sono adoperati per stare al passo con i tempi nell’utilizzo della tecnologia. Con l’aiuto di Google è possibile oggi visitare molti dei più noti musei a livello mondiale dal divano di casa, mentre alcuni, come la Serpentine Gallery di Londra, addirittura, utilizzano canali come Twitch, la piattaforma di streaming per gamer, per portare i visitatori a spasso per il museo.

Fra le fiere, per esempio, Art Basel Hong Kong è stata fra quelle che più si sono distinte fin dall’inizio della pandemia, con 235 mostre organizzate, oltre 2000 opere in mostra e 250mila visitatori in una sola settimana. Anche le aste sono cresciute esponenzialmente in termini digitali: Christie’s, fra le prime a lanciare aste unicamente online, nel 2011, ha introdotto un meccanismo di vendita privata che è indipendente rispetto alla stagionalità e il calendario delle aste tradizionali: forse addirittura un nuovo trend a sé stante, secondo la ricerca. Discorso simile anche per le gallerie d’arte, che con il principio delle “viewing rooms” consentono una comunicazione personalizzata e più intima nei confronti del cliente, al contempo avvicinandosi anche al mondo delle aste, attraverso il lancio di specifici eventi.

Internet, infine, ha rappresentato una salvezza anche per gli artisti: a marzo 2020, per esempio, il britannico Matthew Burrows ha lanciato un contest su Instagram chiedendo agli artisti di pubblicare una foto dei propri lavori in vendita a meno di 200 sterline, con l’hashtag #artistsupportpledge, con la promessa di acquistare il lavoro di un altro artista ogni volta che ciascuno di loro raggiungeva 1000 sterline. A giugno 2020 c’erano già 70mila fotografie, ed erano stati raggiunti oltre 15 milioni di sterline di vendita.

Anche il mezzo di fruizione conta: già nel 2019 il commercio di arte è avvenuto per il 40% su mobile. La limitazione più grande? Si tratta di un mondo che è ancora alla ricerca di una soluzione di consegna che sia al contempo semplice, affidabile e con un buon rapporto costo-beneficio.

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