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Best Practice 4 Maggio Mag 2020 0630 4 maggio 2020

Mascherine, gel e ventilatori: ecco le fabbriche che si riconvertono

Dall’alta moda alla cosmetica, dal comparto degli spirits all’automotive, si allunga l’elenco delle imprese che hanno convertito la produzione per rispondere all’emergenza coronavirus

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Mascherine, ventilatori polmonari, ma anche caschi e gel disinfettanti. Sempre più aziende, da Nord a Sud, continuano a rispondere alla chiamata contro l’emergenza Coronavirus, riconvertendo parte o l’intera attività per la produzione dei dispositivi di sicurezza e i macchinari sanitari necessari.

In prima battuta, sono scese in campo le aziende tessili per rispondere alla domanda crescente di mascherine e tute mediche. Confindustria Moda ha lanciato una campagna per la “raccolta” delle candidature delle aziende del comparto per fornire tessuto-non-tessuto (Tnt). Da Armani a Gucci, da Prada a H&M, passando per le aziende dell’indotto più piccole, l’elenco dei marchi che hanno deciso di mettere da parte la moda per dedicarsi all’emergenza sanitaria si allunga ogni giorno.

Giorgio Armani ha comunicato la conversione di tutti i propri stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari. Il gruppo Prada, su richiesta della Regione Toscana, ha avviato la produzione di 80mila camici e 110mila mascherine da destinare al personale sanitario della Regione. E anche Calzedonia ha riconvertito alcuni dei propri stabilimenti.

Mentre a Bari il rettore del Politecnico, Francesco Cupertino, sta coordinando un gruppo di lavoro formato da docenti e ricercatori in contatto con le aziende locali interessate a convertire parte della loro produzione. In dieci giorni, 165 imprese hanno chiesto aiuto all’ateneo pugliese per produrre mascherine, tute, camici, visiere e gambali. Per la maggior parte si tratta di piccoli produttori dei settori tessile, confezionamento, lavorazione di materiale plastico.

La cosmetica invece è scesa in campo per produrre gel disinfettanti. Il gruppo Davines, azienda cosmetica con sede a Parma, ha dato il via alla produzione di un gel igienizzante per le mani. E anche Lvmh in Francia userà tutte le strutture dei suoi brand (Dior, Guerlain e Givenchy) destinate alla produzione di profumi per produrre i gel.

Alla chiamata hanno risposto pure alcune aziende del comparto spirits, che hanno offerto l’alcol a disposizione per la produzione dei disinfettanti. L’associazione di categoria Assodistil, che raccoglie una sessantina di aziende per un totale di circa il 95% di tutto l’alcol etilico prodotto in Italia, ha fatto sapere che molte aziende stanno convertendo la produzione di alcol denaturato idoneo alla realizzazione dei gel.

Il governo nel decreto Cura Italia ha previsto l’erogazione di incentivi a favore delle aziende intenzionate a convertire la produzione

Sul fronte dei preziosi ventilatori polmonari, la bolognese Siare Engineering è l’unica azienda italiana produttrice di questi dispositivi. Il governo le ha commissionato la produzione di 500 ventilatori al mese per quattro mesi. Motivo per il quale l’azienda ha interrotto tutte le consegne all’estero per destinare i macchinari solo al mercato italiano. I 35 dipendenti sono stati affiancati da 25 tecnici specializzati dell’Esercito. Mentre cinque aziende del Mezzogiorno che producono componenti meccaniche ed elettromeccaniche si sono offerte di aiutare la Siare nella produzione. E una mano la daranno pure Ferrari e Fiat Chrysler, che hanno aperto le porte dei loro siti per supportare la produzione di componentistica e l’assemblaggio dei respiratori.

Non sono mancate all’appello anche le aziende innovative, in particolare quelle specializzate nella stampa in 3D. Un caso noto è quella della conversione della maschera da snorkeling di Decathlon: con l’applicazione di una valvola stampata in 3D, è stata trasformata in una maschera respiratoria d’emergenza per terapia sub-intensiva. L’idea è nata dalla compartecipazione tra l’ex primario dell’Ospedale di Gardone Valtrompia di Brescia Renato Favero e Cristian Fracassi, suo concittadino, maker e fondatore di Isinnova. Non solo: a Bari è nata anche una piattaforma che mette a disposizione il file open source per stampare in casa mascherine a basso costo.

Il governo, inoltre, nel decreto Cura Italia ha previsto l’erogazione di incentivi a favore delle aziende intenzionate a convertire la produzione. Invitalia erogherà e gestirà un fondo da 50 milioni di euro. La misura, ha spiegato Invitalia, è rivolta a quelle «aziende italiane che vogliono ampliare o riconvertire la propria attività per produrre ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza». La dimensione del progetto di investimento può variare da 200 mila euro a 2 milioni di euro. La misura prevede un mutuo agevolato a tasso zero a copertura del 75% del programma di spesa, rimborsabile in sette anni. La massima agevolazione conseguibile è 800mila euro. È previsto un anticipo del 60% della spesa senza garanzie al momento dell’accettazione del provvedimento di ammissione alle agevolazioni. E le procedure, spiegano, saranno velocizzate e semplificate rispetto ai normali iter. Ma al momento l’unico ostacolo sembra essere proprio la burocrazia.

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