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Orientare Trend 16 Maggio Mag 2018 0830 16 maggio 2018

La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini

Le donne laureate nelle discipline STEM sono ancora poche. Solo il 30% delle ragazze propende per un corso di laurea tecnologico-scientifico. E di questo 30% la grandissima maggioranza è orientata verso medicina e chimica.

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Che il settore tecnologico-scientifico non si distingua per l’alta presenza femminile è cosa nota. Recentemente, una ricerca di CA Technologies ce ne ha data l’ennesima conferma, elaborando però anche alcune interessanti riflessioni e qualche nuova proposta.

La ricerca si intitola “Innovazione al femminile: tecnologia, cultura umanistica e creatività – Il futuro STEAM: Science, Tech, Engineering, Arts & Math”, ed è stata realizzata in collaborazione con Fondazione Sodalitas e Netconsulting cube.

Lo studio conferma ciò che è sotto gli occhi di tutti: la scarsa presenza di donne negli ambiti tecnico-scientifici. La ragione, secondo il 72% dei responsabili delle risorse umane intervistati, è la scarsità di laureate nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Math). Gli stessi responsabili (83%) si dichiarano però d’accordo sul fatto che la presenza femminile nei team di sviluppo possa essere un valore aggiunto e avere anche un impatto positivo sul business aziendale. In particolare perché alle donne vengono riconosciute alcune specifiche competenze soft considerate strategiche nel settore dello sviluppo e dell’innovazione, come la capacità di problem solving, l’apertura al cambiamento e l’agilità nel pensiero laterale.

Ragioni simili motivano la prima apertura significativa che l’indagine sottolinea: la richiesta crescente di profili umanistici nei team di ricerca che si occupano di Big Data, intelligenza artificiale o robotica. Ottime opportunità per coinvolgere ragazze dagli interessi eterogenei, che hanno compiuto studi più tradizionalmente umanistici. Da qui l’acronimo STEAM: Science, Technology, Engineering, Arts & Math.

La riflessione però non può fermarsi qui: sarebbe come dire che le donne possono contribuire allo sviluppo tecnologico solo in qualità di sguardo laterale e creativo, subordinato alle competenze tecniche e specialistiche.

Il tema se le ragazze possano scrivere codice o meno non si pone. La domanda è: sanno di poterlo fare? Sanno che cosa si nasconde dietro a questa possibilità?

Nicola Palmarini, autore di “Le Infiltrate”

Nicola Palmarini, nel libro Le infiltrate, coglie bene il punto. “Il tema se le ragazze possano scrivere codice o meno non si pone”, scrive. “Possono. La domanda è: sanno di poterlo fare? Sanno che cosa si nasconde dietro a questa possibilità?”.

In effetti, le interviste condotte sul campione di studenti coinvolto hanno confermato che informazione e formazione sono determinanti per costruire l’orizzonte di possibilità e gli interessi degli studenti.

Stando ai dati raccolti sull’orientamento universitario, solo il 30% delle ragazze (contro il 53% dei ragazzi) propende per un corso di laurea STEM. E di questo 30%, bisogna precisare, la grandissima maggioranza è orientata verso medicina (88%) e chimica. Mentre pochissime donne optano per fisica, informatica, ingegneria o matematica.

La cosa non sorprende: dalle interviste emerge anche che, nonostante il 70% dei ragazzi e il 59% delle ragazze abbiano detto di non sentirsi influenzato dai genitori, il 23% delle ragazze ammette di essere stato indirizzato verso la formazione umanistica (contro il 6% dei ragazzi) e solamente il 12% (rispetto al 21%) è stato orientato verso gli studi STEM.

Allo stesso modo, anche per quanto riguarda la percezione delle proprie capacità, il 50% dei maschi si ritiene portato per la matematica contro il 30% delle ragazze: una percentuale, quella femminile, che diminuisce nel corso degli anni (tra i 7 e gli 11 anni infatti è il 50%). L’80% delle ragazze, infine, ritiene che i loro coetanei maschi abbiano maggiori opportunità di carriera.

Tutto questo dimostra l’importanza di progetti che mirino ad ampliare, non solo le possibilità pratiche, ma anche ciò che è percepito come realizzabile e alla portata di una giovane studentessa. L’ha detto anche Neelie Kroes, commissaria europea per l’Agenda digitale dal 2010 al 2014: «La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini».

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