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Ispirare Best Practice 3 Luglio Lug 2017 0927 3 luglio 2017

Il lavoro secondo Mr. Facebook

Con un gradimento del 98% da parte dei dipendenti della Silicon Valley, Mark Zuckerberg non è solo uno degli imprenditori più potenti del pianeta ma anche uno dei capi più amati, ecco la formula del suo successo

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Amatissimo dal mercato e ancora più dai suoi dipendenti, Mark Zuckerberg, 33 anni e da 13 CEO di Facebook, ha aperto il 2017 facendo volare ancora una volta il fatturato del suo social network/colosso.

Nell’ultimo trimestre ha più che raddoppiato i profitti (3,57 miliardi di dollari rispetto al trimestre precedente e aumentato le entrate del 51%), segnando però un altro primato da record: con il 98% di gradimento su Glassdoor, sito-Bibbia per chi vuole lavorare nel mondo corporate, è lui il capo più apprezzato dai dipendenti in Silicon Valley.

Che Facebook fosse un luogo da sogno in cui lavorare d’altronde non è una novità. Da anni l’azienda rimane in testa alla classifica The Best Places to Work e ascoltando i racconti di chi ha visitato il gigantesco campus a Menlo Park, con parchi, uffici completi di zona relax e ristoranti dalle cucine curatissime, sembra facile intuire perché la vita d’ufficio risulti così piacevole ma, a sentire chi qui ci lavora davvero, non sono solo i benefit e gli ottimi stipendi a rendere Facebook un posto così speciale.

“La cosa davvero interessante è che siamo motivati costantemente a risolvere i problemi che ci stanno più a cuore,” racconta su Glassdoor uno degli ingegneri dell’area tecnica, ricordando l’enorme scritta all’interno degli uffici: “Make impact”, crea un impatto, perché la mission dell’azienda è chiara: permettere a chiunque di entrare in relazione con gli altri. “Lavoriamo in piccoli gruppi e ci muoviamo molto velocemente per sviluppare nuovi prodotti. Un altro nostro motto è “this journey is 1% finished,” questo viaggio è finito solo per l’1%, il che ci ricorda che abbiamo appena iniziato a completare la nostra missione, per rendere il mondo più aperto e più connesso.”

La cosa davvero interessante è che siamo motivati costantemente a risolvere i problemi che ci stanno più a cuore.

Ingegnere Facebook

Facebook non mette in contatto solo i vecchi compagni di scuola, ma permette a chi ha parenti, amici, fidanzati lontani di tenersi in contatto costante e questo chi lavora a Menlo Park ce l’ha ben presente, perché Mr. Facebook alimenta così il senso di appartenenza e la soddisfazione di chi lavora per lui: condividendo uno scopo dal forte valore sociale.

Una strategia che funziona perché alla domanda: “Il lavoro che fai ha un impatto positivo sul mondo?” l’85% dei dipendenti ha risposto di sì. A Facebook ognuno degli oltre 10mila dipendenti sa di essere un chiave dell’ingranaggio che fa funzionare questa macchina multimiliardaria, con quasi 2 miliardi di utenti nel mondo .

Zuckerberg lo ha ripetuto anche lo scorso maggio, nell’ormai celeberrimo discorso fatto alla cerimonia di laurea ad Harvard: “Una delle mie storie preferite è quella di quando John Fitzgerald Kennedy è andato in visita alla Nasa, ha visto un uomo delle pulizie con una scopa in mano e gli ha chiesto cosa stesse facendo. L’uomo gli rispose: 'Signor Presidente, sto contribuendo a mandare un uomo sulla luna'. Avere uno scopo è quella sensazione di appartenere a qualcosa di più grande di noi, di essere necessari, di lavorare per qualcosa di meglio. Lo scopo è ciò che crea la vera felicità”.

Il titolo non vale nulla. L’unica cosa che conta è la qualità del tuo lavoro. Qui si è incoraggiati a fare domande ai propri capi, a non dare nulla per scontato, proponendo soluzioni diverse quando non si è d’accordo.

Don Faul, ex dirigente Facebook

Questo spiega un altro segreto del successo di Mr. Facebook: l’organizzazione aziendale dove gli orari sono assolutamente flessibili e tutti lavorano fianco a fianco, nessuno ha un ufficio privato, nemmeno ZuckerbergSheryl Sandberg, la Chief Operations Officer. Quando hanno bisogno di privacy vanno in una delle sale riunioni coi vetri trasparenti.

“Il titolo non vale nulla. L’unica cosa che conta è la qualità del tuo lavoro.” Ha spiegato Don Faul, ex dirigente della società, al Wall Street Journal, sottolineando l’importanza di rimettersi sempre in discussione. “Qui si è incoraggiati a fare domande ai propri capi, a non dare nulla per scontato, proponendo soluzioni diverse quando non si è d’accordo”.

Puntare al massimo ed essere brutalmente onesti è questo che Zuckerberg chiede ai suoi dipendenti ed è il senso delle sessioni di Q&A del venerdì, quando incontra tutti, dallo stagista appena arrivato, ai top manager, per rispondere alle loro domande e discutere insieme dei problemi, perché, ha spiegato, i dipendenti oggi non esistono più. “La nostra cultura imprenditoriale è ciò che ci permette di creare così tanto progresso. Siamo tutti imprenditori, sia che dobbiamo iniziare dei nuovi progetti o che troviamo un lavoro. È una cosa grandiosa”.