LAVORO NERO O IRREGOLARE

Sempre più programmi parlano di lavoro. Ma sono tutti talk show.

A CHE PUNTO SIAMO

Il lavoro nero è una patologia grave del nostro sistema produttivo. Perché distorce la concorrenza, comprime i salari, riduce la sicurezza e aumenta la precarietà del lavoro.

Economia non osservata, la chiama chi la studia. Lavoro nero, sommerso, irregolare, lo chiama chi lo racconta. Secondo gli ultimi dati Istat, che si riferiscono al 2015, il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro, un dato quest’ultimo in costante aumento dal 2012. L’impatto della crisi è stato devastante, in questo senso: secondo uno studio di Censis-Confcooperative, inoltre, tra il 2012 e il 2015 l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1% mentre quella irregolare è aumentata del 6,3%: in totale sono oltre 3,3 milioni i lavoratori coinvolti.

Gli effetti di questa patologia sui conti pubblici e sui mercati sono noti: il lavoro irregolare e sommerso produce un sensibile calo del gettito fiscale e una forte concorrenza sleale alle imprese che rispettano le regole. Di conseguenza, tutto questo impatta fortemente sul mondo del lavoro. Ad esempio, nella stretta correlazione che esiste tra lavoro sommerso e ambienti di lavoro poco sicuri e condizioni di lavoro disagiate: questo perché per un lavoratore in nero il datore di lavoro non deve rispondere delle sue violazioni e omissioni.

O ancora, nella compressione dei salari: i dati della “Commissione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” istituita presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha rilevato come il salario medio orario sostenuto dalle imprese per retribuire un lavoratore irregolare corrisponda a 8,1 euro, circa la metà del salario orario lordo del lavoratore regolare. Nel 2014, il monte salariale irregolare nel 2014 ha raggiunto quota 28 miliardi di euro, pari al 6,1% del valore complessivo delle retribuzioni lorde.

QUATTRO IDEE DA CUI PARTIRE

  1. Implementare e rafforzare politiche e strumenti di emersione e disincentivo al lavoro nero, come ad esempio i mini-jobs, normandone l’utilizzo a specifiche fattispecie, al fine di tutelare al meglio le condizioni contrattuali, la salute e la sicurezza del lavoratore. Inasprire inoltre i controlli e le sanzioni contro il lavoro nero e irregolare.
  2. Diminuire il cuneo fiscale - la differenza tra ciò che viene pagato al lavoratore e ciò che paga l’impresa - per incentivare le aziende a sottoscrivere contratti di lavoro regolare.
  3. Rafforzare i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro come porte d’accesso al mercato del lavoro.
  4. Promuovere una cultura del lavoro attraverso percorsi educativi fin dalle scuole di secondo grado.

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