COMPETENZE DIGITALI

Se vogliamo dare all’Italia una nuova impronta, che sia digitale.

A CHE PUNTO SIAMO

L’Italia deve investire sulle competenze digitali dei suoi giovani. Si trova in una fase di ritardo grave, che genera altri ritardi, altrettanto gravi. Ecco perché c’è bisogno di un approccio sistemico per costruire una formazione diversa e innovativa.

Secondo la ricerca “Il futuro è oggi: sei pronto?” sulle competenze digitali e imprenditoriali degli studenti universitari italiani di University 2 Business, il 73% degli universitari del nostro Paese non sa cosa sia l'industria 4.0, l’85% circa non ha mai sentito parlare di blockchain e solo il 6% sa definire cosa sia il cloud computing. Invece, il 75% dei responsabili risorse umane ritiene fondamentali le competenze digitali; la medesima percentuale tuttavia valuta difficile o molto difficile trovare profili che le maneggino con cognizione di causa.

Secondo la “Relazione sui progressi del settore digitale in Europa (EDPR)” della Commissione Europea, l’Italia è ultima in Unione Europea per utilizzo di Internet con dispositivi mobili (sotto il 40% degli utenti Internet) a fronte dell’88% della Spagna, che è prima. Segnale ulteriore di un ritardo che riguarda soprattutto gli utenti e la loro formazione, più che l’infrastrutturazione del Paese.

È un ritardo, questo, che porta con sé ulteriori ritardi: scarse competenze digitali vuol dire bassa domanda per lauree scientifico-tecnologiche, bassa domanda per servizi online complessi, per una sburocratizzazione in senso digitale della nostra pubblica amministrazione.

Gli esempi positivi non mancano: l’Estonia, ad esempio, l’unica tra le economie emergenti dell’Unione Europea che sta puntando molto sulla formazione come motore di sviluppo. La piccola repubblica baltica è il quinto paese dell’Unione Europea che investe in formazione dopo Danimarca, Svezia, Belgio e Finlandia; l’unica economia emergente che ha sfondato il muro del 6% del Pil investito in istruzione. Ma lo è anche dal punto di vista qualitativo, grazie a idee e programmi estremamente sperimentali e innovativi.

Uno su tutti, il più noto, si chiama ProgeTiger ed è quello attraverso cui la scuola estone insegna a tutta la popolazione - dalla scuola dell’infanzia alla formazione continua, sino agli stessi insegnanti - i fondamenti della programmazione informatica, attraverso «attività pratiche e linguaggi di programmazione appropriati per l’età». Lanciato nel 2012, ProgeTiger è diventato in breve tempo un modello per tutti i sistemi educativi europei, compreso quello del nostro Piano Nazionale Scuola Digitale che, pur non ai livelli estoni, ha garantito un significativo cambio di paradigma del nostro sistema scolastico, dalle risorse investite alla strumentazione informatico-digitale, sino alla formazione al digitale dei docenti.

QUATTRO IDEE DA CUI PARTIRE

  1. Elaborare un piano formativo sistemico che insegni ai bambini i rudimenti della programmazione informatica sin dalla scuola elementare.
  2. Elaborare un piano di formazione continua dei docenti di tutte le scuole e di tutte le materie, affinché possano essere parte di un’offerta formativa complessivamente orientata verso l’uso di strumenti digitali e l’affinamento delle competenze in tale ambito.
  3. Orientare gli studenti e le studentesse verso le cosiddette lauree Stem (science, technology, elettronic and maths), indispensabili per affrontare le sfide della rivoluzione tecnologica.
  4. Creare dei percorsi di studio tecnici superiori che prevedano la specializzazione nella programmazione applicata in ambito industriale, per favorire il trasferimento tecnologico all’interno delle imprese e l’occupabilità di programmatori e tecnici del digitale nel sistema produttivo italiano.

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