Design E Futuro
Orientare
Trend 7 Giugno Giu 2021 0900 7 giugno 2021

Design e futuro del lavoro: le competenze necessarie

In poco più di un anno il settore del design si è trasformato. La formazione deve aderire a questo cambiamento preparando al meglio i professionisti di domani. Ma su quali competenze puntare? Il racconto del presente con uno sguardo al futuro, nell’evento di PHYD e Fuori Salone.

  • ...

Si intitola Design e futuro del lavoro, quali professionalità per quale mercato il talk organizzato lo scorso 15 aprile da PHYD e Fuori Salone. L’appuntamento è nato con l’obiettivo di riflettere, insieme a importanti attori di questo ecosistema, sul rapporto tra formazione e impresa, per comprendere se esista o meno un’aderenza tra le due e come riuscire a colmare efficacemente il gap di competenze in un momento così delicato per l’economia e per il mondo del lavoro. Ospiti dell’evento - moderato da Alessandro Mitola, content editor per Studiolabo - Luisa Collina, preside della Scuola di Design del Politecnico di Milano, Riccardo Balbo, direttore dello IED, Mirco Cervi, CDO di Italian Design Brands, Filippo Manetti, CMO di Musa-Fenix e Daniele Lago, amministratore delegato di Lago.

È fondamentale creare un’aderenza tra domanda e offerta, tra mondo della formazione e mondo imprenditoriale

In un mondo che corre veloce, con la digitalizzazione e la pandemia a imporre un ritmo che non ha pari nella storia dell'industria, diventa prioritario per i lavoratori dotarsi di nuove competenze e abilità, e per le aziende comprendere a fondo la natura e la direzione di questo cambiamento, affinché modelli, processi e ruoli, finora solo immaginati, si possano realizzare e radicare nel concreto. È fondamentale, dunque, creare un’aderenza tra domanda e offerta, tra mondo della formazione e mondo imprenditoriale, attraverso un aggiornamento costante e, appunto, coerente. Per Luisa Collina, oggi l’upskilling non può essere più opzionale per i professionisti. Dello stesso avviso Riccardo Balbo, che ritiene che la sfida più grande, soprattutto per le giovani generazioni, sia «riuscire a capire come sopravvivere alla propria obsolescenza (…). Capire come rinnovarsi è una meta-abilità che però richiede tempo». Occorre darsi tempo, secondo il direttore del Gruppo IED, rallentare anche (o soprattutto) quando ogni cosa intorno a noi sembra correre più veloce, persino del pensiero. E di tempo parla anche Mirco Cervi, secondo cui ognuno deve procedere con il proprio passo senza snaturare la propria identità e i propri obiettivi, un principio che vale per le imprese e per le persone, aggiungendo come l’aggiornamento delle competenze per essere efficace deve passare da un aggiornamento culturale che, come è immaginabile, può anche richiedere anni. Anche per Filippo Manetti “rinfrescare le proprie skill” è diventato un imperativo, soprattutto se si è parte di un team eterogeneo, dove il confronto continuo e la condivisione di esperienze e know how differenti sono un importante volano di crescita e di creazione di valore per il business.

Daniele Lago, invece, ci propone di cambiare totalmente prospettiva, spostando il centro della discussione su quelli che lui chiama “approcci”:

Considero le competenze come delle commodities, il segreto invece è avere degli approcci che siano duttili ed empatici. Il tema vero è la cultura dell’innovazione, significa imparare a guardarci dentro, a sviluppare talenti.

Daniele Lago, amministratore delegato di Lago

Ma qual è allora, alla luce di queste significative considerazioni, il profilo ideale di un giovane professionista del mondo del design, sarà più tech o più umanista?

La risposta dei protagonisti a questa domanda è unanime: più che una mappa di competenze, quasi impossibile da creare in una realtà così camaleontica in cui il nuovo di oggi, domani è già vecchio, occorre dotarsi di un diverso mindset, una predisposizione di pensiero che prepari i più giovani (e non solo) alle sollecitazioni del mondo del lavoro, un’attitudine alla transdisciplinarità, alla “curiosità olistica”, come la chiama Cervi, all’ascolto, a “ficcanasare nei domini di conoscenze che non sono propri” per usare l’eloquente locuzione di Balbo. Il domani richiede l’adozione di un approccio sistemico in cui, ne è convinto Manetti, la tecnologia si integrerà sempre più di frequente nelle discipline umanistiche e viceversa, come dimostra il successo dell’informatica umanistica. Bisogna possedere una capacità tra tutte, secondo Collina, quella di rinnovarsi, di riprogettarsi, di darsi una forma nuova ogni volta i cambiamenti o le disruption lo rendano necessario. Se con passione e determinazione si impara a far fiorire le idee, tramutandole in azioni, a connettere i punti, come insegnava più di un decennio fa Steve Jobs, si è davvero pronti al futuro che verrà, qualunque esso sia.

Per guardare il talk per intero, basta registrarsi sul sito PHYD.

 Vuoi ricevere la nostra Newsletter?

Registrandomi dichiaro di aver preso visione dell’ Informativa Privacy e dichiaro di voler ricevere la newsletter