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Best Practice 12 Marzo Mar 2021 0700 12 marzo 2021

Marty Walsh, l’ex sindacalista diventato ministro del Lavoro di Biden

Il nuovo ministro del Lavoro dell’amministrazione Biden, ex sindaco di Boston, ha alle spalle una lunga storia da sindacalista. Ora ha davanti a sé la sfida della ripresa occupazionale dopo la pandemia

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Solo un “Roadrunner” poteva scegliere “Roadrunner” come inno rock del suo Stato, il Massachussetts. La canzone dei “The Modern lovers” del 1997 rappresenta perfettamente Marty Walsh più di quanto non racconti la comune provenienza geografica dall’est degli Stati Uniti. A questo brano è legato forse l’unico episodio leggero nella vita del nuovo ministro del Lavoro dell’amministrazione Biden, per il resto sempre contraddistinta da tanto lavoro e tanto sudore prima come sindacalista e poi come politico.

Da rappresentante del suo Stato, l’ex sindaco di Boston firmò un disegno di legge per far sì che la canzone diventasse l’inno rock ufficiale del Massachussetts. Incontrando persino il dissenso dell’autore del brano, Jonathan Rickman, che si definì contrario «perché la canzone non era abbastanza buona per rappresentare a qualunque livello questo Stato».

Il vero “roadrunner” è però Marty Walsh, che negli ultimi 30 anni non si è mai fermato di fronte agli ostacoli che la vita e il lavoro gli hanno sempre presentato. Il primo a sette anni: un linfoma di Burkitt lo ha costretto a saltare gli anni delle elementari e a ripetere la quinta elementare. Questo però non lo ha fermato. Dopo il diploma alla Wood College of Advancing Studies, ha iniziato a lavorare per il sindacato dei costruttori, il Building and Construction Trades Council, dove è entrato all’età di 21 anni e ne è uscito da capo dopo 25 per candidarsi a sindaco della capitale dello Stato, Boston.

È suo il programma chiamato Building Pathways, un vero e proprio modello che ha permesso di aumentare la diversità sul posto di lavoro e offrire buone opportunità di carriera alle donne e alle persone di colore. Mentre lavorava per il sindacato, Walsh ha anche rappresentato il suo distretto, il Dorchester, nel congresso dello Stato svolgendo la carica di copresidente del comitato di riforma sull’edilizia pubblica.

Se le persone senza documenti vogliono vivere qui lo possono fare. Possono stare nel mio ufficio o in qualunque edificio del municipio

Il suo vero anno di svolta è stato però il 2013, quando viene eletto sindaco di Boston, carica poi confermata con le elezioni del 2017. Con lui Boston ha dovuto affrontare ostacoli che sembravano quasi insormontabili. Uno di questi è stato l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, contro il quale Walsh si è schierato ufficialmente. «Se le persone senza documenti vogliono vivere qui lo possono fare. Possono stare nel mio ufficio o in qualunque edificio del municipio», ha detto scatenando le ire del presidente, pronto a ritirare i finanziamenti federali per la città se non avesse rispettato le direttive di Washington in materia di immigrazione.

Non meno rilevante è stata la protesta del movimento Black Lives Matter, che ha chiesto al sindaco di ridurre del 10% i finanziamenti alla polizia, accusata di violenze contro la comunità nera. Walsh ha risposto riducendoli del 3% e avviando contemporaneamente un serio programma di riforma e rieducazione di tutti i poliziotti.

I sette anni di Walsh da sindaco sono stati anni in cui Boston ha raggiunto alcuni importanti traguardi, come la costruzione di nuove case a prezzi accessibili e gli aiuti ai senzatetto, oltre 1.700, con un occhio di riguardo per i veterani ridotti a vivere per strada. Una mano importante è stata data anche alla classe media di Boston. Con l’amministrazione Walsh, Boston ha avuto 100mila posti di lavoro in più e un salario minimo stabilito di 15 dollari l’ora.

Servirà un enorme piano di riqualificazione per favorire le transizioni occupazionali verso i settori in crescita

Aiuti importanti sono stati dati anche alle famiglie, con un congedo familiare retribuito e un asilo nido universale per tutti, e agli studenti, assicurando un community college senza tasse scolastiche a tutti i diplomati delle Boston Public Schools. Il sindaco ha inoltre portato Boston in prima linea nell’economia dell’innovazione, attirando importanti aziende nel settore e aggiornando l’infrastruttura digitale della città, dall’app di pagamento per i parchimetri al sito web cittadino.

A Boston è stato inoltre istituito il primo “Office of recovery services” del Paese per coloro che soffrono di disturbi da abusi di sostanze, un problema che Walsh, uscito da giovane dalla dipendenza dell’alcol, ha sempre sentito in maniera particolare. La città è sempre stata all’avanguardia nella lotta al cambiamento climatico, un fattore di non poco conto visto che durante la presidenza Trump gli Usa erano usciti dagli accordi di Parigi sul clima. Boston si è dotata di un Resilient Harbor Plan per proteggersi dall’innalzamento del mare e ha previsto di arrivare a emissioni zero entro il 2050.

In questi anni non sono ovviamente mancate le controversie. Come quella del 2019, quando John Lynch, ex funzionario della Boston Development and Planning Agency, si è dichiarato colpevole di corruzione per aver accettato una mazzetta da 50mila dollari. Uno scandalo che ha sollevato dubbi sulla cultura del suo municipio, anche se Walsh non è mai stato direttamente implicato in alcuno scandalo. La questione è riaffiorata anche dopo la scelta di Biden. Molti sindacati, infatti, non hanno appoggiato la scelta del presidente, come il sindacato dei fattori, quello dei lavoratori dell’industria dell’auto e degli infermieri.

Ora, da nuovo ministro del Lavoro, Walsh ha davanti a sé sfide impegnative, visto che milioni di americani sono rimasti senza lavoro a causa della pandemia. Molti posti di lavoro non torneranno più e il Paese avrà bisogno di un enorme piano di riqualificazione per favorire le transizioni occupazionali verso i settori in crescita. Saprà correre più veloce anche questa volta?

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