Immagine1 Quali Skill Per Il Futuro
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Trend 12 Febbraio Feb 2021 0624 12 febbraio 2021

Antifragilità, coraggio, flessibilità, tutte le soft skill strategiche per affrontare il futuro

La ripartenza sarà una prova difficile per tutti. Per riuscire al meglio, aziende e persone dovranno sviluppare competenze e abilità nuove. Luca Foresti, CEO del Centro Medico Santagostino, ci offre il suo punto di vista.

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L’anno appena trascorso ha scosso dalle fondamenta ogni tassello della società: aziende, istituzioni, persone hanno dovuto accettare l’instabilità e la crisi come parte ontologica della realtà. È inevitabile che il futuro nel suo farsi appaia ancora nebuloso, eppure sembra chiaro che per farne parte dovremo tutti dotarci di competenze nuove, di abilità trasversali in grado di resistere efficacemente ai continui cambiamenti del nostro mondo.

Di questo e della sua esperienza umana e professionale durante la pandemia ha parlato Luca Foresti, amministratore delegato del Centro Medico Santagostino, insieme alla giornalista di Donna Moderna, Myriam De Filippi, nel corso del workshop di PHYD “Quali skill per il futuro che ci attende, che si è tenuto in streaming lo scorso dicembre.

Di cosa avremo bisogno domani? Di quali skill dovremo dotarci per non ripetere gli errori del passato?

In primo luogo, individui e aziende devono imparare ad essere flessibili, devono saper cambiare rapidamente per adattarsi al cambiamento stesso. Nelle parole di Foresti flessibilità significa «conoscere molto bene che cosa genera valore e orientare attività e azioni a ciò che genera questo valore» in un circolo virtuoso che coinvolge tutti. Saper lavorare sotto pressione è l’altra abilità che l’imprenditore giudica fondamentale e che spiega usando un’efficace locuzione:

Bisogna essere molto duri con i problemi e morbidi con le persone.

Non di rado e soprattutto in momenti di caos, come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, assistiamo a situazioni in cui sono le persone ad essere trattate con durezza e scarsa sensibilità, mentre la risoluzione dei problemi viene spudoratamente rimandata o del tutto ignorata. Un’attitudine, questa, che seppure comune a molte realtà imprenditoriali, mal si adatta alla nuova normalità che ci attende.

Imprescindibile per il domani, invece, sarà l’antifragilità, che Foresti distingue chiaramente da un’altra qualità di cui si è parlato lungamente in questi mesi, la resilienza. Se quest’ultima è la capacità di resistere ai venti avversi e alle pressioni senza rompersi, la prima è una qualità più profonda, è la perizia di rafforzarsi di fronte alle difficoltà. Se è più semplice essere resilienti, non è così scontato diventare antifragilii. Tutti noi dobbiamo imparare questa preziosa soft skill, comprese istituzioni e imprese che intendono abitare il domani in maniera attiva.

E parlando di futuro, Luca Foresti dedica un’ampia parte del suo intervento alle giovani generazioni, cui di fatto il domani appartiene, invitandoli ad una «sana ribellione in 14 punti», per citare il titolo di un suo articolo scritto per Il Sole 24 ore. Punti che hanno a che fare con il coraggio di agire, di uscire dalla propria zona di comfort, di abbandonare il nido e, con esso, l’aiuto economico della famiglia, in Italia vero e proprio sistema di welfare. Di cercare l’inaspettato, perché:

L’errore più grande delle passate generazioni è stato affamare i propri figli di imprevisti, come se i giovani stessero all'interno di teche a proteggerli.

Per Foresti, invece, si cresce solo assumendosi dei rischi, cercando l’avventura, lontano da paradigmi o aspettative imposte da altri, e, più di ogni altra cosa, vivendo con passione ogni attimo della propria esistenza.

Alle aziende, che la pandemia ha costretto, non senza traumi, ad una radicale trasformazione, suggerisce di abbandonare per sempre il vecchio modello di lavoro, basato sul controllo e su una forma di relazione verticale, per adottarne uno più agile, che permetta a tutti di lavorare per obiettivi in totale autonomia e trasparenza. Le imprese devono impegnarsi a convertire quello che fino ad ora è stato nulla più che un homeworking di emergenza in vero smart working, una forma di lavoro e di produzione che potremmo definire liquida, adattabile cioè ai tempi della vita e che non lasci indietro nessuno.

Quello che sembra chiaro, ascoltando il dialogo tra Foresti e De Filippi, è che, di fronte a tanta complessità e incertezza, l’unico modo di prepararci al futuro è lavorare duramente ogni giorno dando il meglio di sé. Anche perché, come ironicamente chiosa Foresti, «abbiamo forse alternative?»

Per approfondire il pensiero di Luca Foresti, ecco la registrazione completa, per vederla è sufficiente registrarsi sul sito PHYD.

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