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Trend 27 Gennaio Gen 2021 0716 27 gennaio 2021

Edoardo Fleischner: "La pandemia ha accelerato la crossmedialità, ma restano grandi gap digitali"

Il professore di comunicazione crossmediale e gestione di progetto alla Statale di Milano, spiega che serve un cambio di passo culturale e materiale. Perché in molte parti d’Italia manca ancora la connessione

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Dopo meeting su Zoom, dirette Facebook via tablet, la cucina trasformata in ufficio e il ripostiglio in canale all news, il 2020 si è consacrato come l’anno della crossmedialità.

Non si tratta di un’affermazione netta, ancora, ma «l’infarinatura globale» che ha portato 1-1,5 miliardi di utenti a utilizzare maggiormente internet e i suoi strumenti ha portato a galla una realtà in gestazione da tempo. Ne è sicuro Edoardo Fleischner, professore di comunicazione crossmediale e gestione di progetto alla Statale di Milano che da lungo tempo attendeva questo momento. «Le mie abitudini non sono cambiate con lo scoppio della pandemia e il passaggio a smart working e didattica a distanza. Ho iniziato a mettere mani a un computer già nel 1984. Un Apple. Non sono un informatico, ma ho sempre creduto che la tecnologia e l’innovazione dessero una buona mano», ha affermato Fleischner.

Pioniere della connessione, «anche quando l’infrastruttura mancava e costringevo le aziende a grandi investimenti per collegare il pc di casa con quello dell’ufficio», Fleischner ha vissuto l’accelerazione del 2020 sia dal lato universitario che professionale, nel ruolo di consulente per aziende.

Due dimensioni accomunate da difficoltà comuni, che vanno tutte sotto il nome di digital divide: «Come professore ho trovato più a proprio agio gli studenti negli esami che durante le lezioni. Ho preso parte a grandi riunioni, anche nel settore aziendale, dove il minimo comune denominatore non era la sperimentazione. Essendo l’Italia agli ultimi posti Ocse come livello di digitalizzazione, tutta la filiera è in ritardo di circa 15-20 anni. C’è un digital divide sia culturale, come drammatizzazione della didattica a distanza e un appello accorato al ritorno delle lezioni analogiche, sia materiale, con dipendenti privi delle strumentazioni necessarie per affrontare la transizione. Aspetto che si riversa sui costi di un’azienda che diventa provider di hardware. D’altronde, alcuni colleghi mi raccontano di studenti che escono di casa, cellulare in mano, cercando di intercettare un Wi-Fi casalingo libero da password per potersi connettere alla rete».

Il cervello umano è reticolare, con decine di migliaia di neuroni che lo rendono crossmediale. Da quando i nostri progenitori dipingevano le caverne, siamo capaci di processare diversi compiti in parallelo

Edoardo Fleischner, professore di comunicazione crossmediale e gestione di progetto alla Statale di Milano

Nonostante i ritardi, però, la cross-medialità si è imposta come paradigma della realtà concretizzando quello che Fleischner descrive come “crossmedialità neuronale”: «Parte tutto da una constatazione: il cervello umano è reticolare, con decine di migliaia di neuroni che lo rendono crossmediale. Da quando i nostri progenitori dipingevano le caverne, trasmettendo su diversi supporti quello che accadeva nella realtà, ad oggi siamo capaci di processare diversi compiti in parallelo. I computer si sono dati il tratto neuronale quando hanno iniziato a mimare questo meccanismo, evolvendo a tal punto da creare quella che oggi chiamiamo l’intelligenza, per quanto rozza, artificiale».

A farci i conti sono i media tradizionali: «Le ultime ricerche dicono che la carta stampata, nonostante un piccolo picco dell’ultimo periodo, ha perso la metà dei propri lettori negli ultimi dieci anni. Solo in parte questa perdita si traduce in un travaso verso le edizioni online. Ci sono maggiori contatti, ma gli acquisti calano. La televisione ha saputo resistere all’assalto del web affrancandosi dal televisore, trasformandosi in video tout court e differenziando i punti di interazione. Un fenomeno che ha contribuito enormemente al consumo di traffico che a livello mondiale, cresciuto del 10-15%. La radio rappresenta una dimensione particolare: in quasi tutto il mondo ha la maggior percentuale di uso quotidiano al giorno. O meglio, almeno in un momento della propria dieta mediatica giornaliera compare la radio. Una capacità straordinaria, soprattutto in un mondo crossmediale».

Rimane da capire quanto di tutto questo rimarrà dopo la fine dell’emergenza Covid. La notizia del vaccino ha rimesso in moto il ritorno alla normalità. «Tutti hanno appreso qualcosa. Sono stati quasi costretti a farlo. A provarci. Ma mancano ancora le percentuali di quanti hanno poi approfondito questo primo approccio completando il processo di autoapprendimento; una metodologia che ha grandi potenzialità nelle materie digitali».

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