Bending Spoons
Ispirare
Il Caso 13 Novembre Nov 2020 0637 13 novembre 2020

Il mondo di Bending Spoons, la startup che ha creato Immuni

L’azienda sviluppatrice del sistema di tracciamento dei contatti contro il coronavirus è stata premiata quest’anno come miglior luogo di lavoro in Italia. Alle sue spalle c’è un team giovane, flessibile e che continua ad assumere (nonostante l’emergenza)

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C’è chi ne ha sentito parlare per la prima volta soltanto quando è iniziata l’emergenza coronavirus, ma in realtà Bending Spoons, l’azienda che ha creato Immuni, l’app di tracciamento del contagio sviluppata appositamente per il contrasto della pandemia, ha già sette anni di lavoro alle spalle. Nata nel 2013, in Danimarca, è stata creata per mano di un team quasi interamente italiano.

Matteo Danieli, Luca Ferrari, Tomasz Greber, Francesco Patarnello e Luca Querella hanno tutti alle spalle lauree in ingegneria e un master a Copenaghen. La loro prima startup, Evertail, è stata chiusa dopo due anni, ma è stata un allenamento valido: ad oggi Bending Spoons ha sviluppato una ventina di app che vantano oltre 340 milioni di download complessivi, 12 milioni di utenti e 90 milioni di fatturato nel 2019, a fronte di un team internazionale di oltre 150 persone. Tra le app più note, 30 Day Fitness, che consente di allenarsi a casa tramite dei tutorial video, Splice, per il montaggio video per smartphone, e LiveQuiz, un’app di quiz molto popolare con cui è possibile vincere piccole somme.

Intanto, il perché del nome: Bending Spoons è un tributo al film “Matrix”. «In una scena del film un bambino piega un cucchiaio con il pensiero. Il senso di questo nome si ricollega alla convinzione che per poter avere un impatto determinante per la realtà il modo migliore è guardarla da un punto di vista completamente diverso dagli altri» spiega Matteo Danieli, 34 anni, co-fondatore e responsabile del prodotto.

Fra i protagonisti della Silicon Valley europea (è primo sviluppatore di app IOS in Europa e uno dei primi dieci al mondo), Bending Spoons è rientrata in Italia, a Milano, già un anno dopo la sua fondazione. È qui che nel 2019 è stata premiata da Great Place to Work Italia con tre riconoscimenti: eccellente ambiente di lavoro per le donne, eccellente ambiente di lavoro per i Millennial (ben 118 giovani su 130 lavoratori, 14 dei quali in posizione manageriale) e miglior luogo di lavoro in Italia tra le aziende con 50-149 dipendenti, premio che ha confermato anche nel 2020.

A renderla un luogo di lavoro così fuori dal comune, la sua ambizione di diventare «un’azienda tech leggendaria, che sviluppa prodotti usati e amati da milioni di persone in tutto il mondo, e che è riconosciuta come uno dei migliori luoghi di lavoro sul pianeta», raccontano gli imprenditori nel loro manifesto.

All’interno, la flessibilità è massima, e ciascuno può lavorare dove e come vuole: niente orari fissi di lavoro, possibilità di smart working, ferie illimitate sono alcune delle politiche che si applicano a tutti i dipendenti.

Alla base di tutto c’è il perseguimento dell’eccellenza, a partire dal team, creato selezionando tra oltre 40.000 candidature, migliaia di test e centinaia di colloqui. Tutti gli “spooner” (così si chiamano i lavoratori dell’azienda) hanno almeno una laurea a pieni voti alle spalle e provengono da realtà come Google, Apple, McKinsey e il Cern. «Pensiamo che le persone straordinarie siano la linfa vitale di ogni azienda incredibile, perciò siamo ossessivamente selettivi e cerchiamo solo i talenti migliori (e più simpatici!). Meno dell’1% dei nostri candidati è diventato uno spooner», scrivono.

L’età media degli Spooner è 28 anni e la presenza femminile è molto più alta della media del settore tech: a inizio 2020 erano 52 le donne su 143 dipendenti. Le persone, per l’azienda, sono fondamentali: la prima regola è infatti investire sul personale più di qualunque altra voce di costo.

All’interno, la flessibilità è massima, e ciascuno può lavorare dove e come vuole: niente orari fissi di lavoro, possibilità di smart working, ferie illimitate sono alcune delle politiche che si applicano a tutti i dipendenti. «Ci fidiamo l’uno dell’altro e diamo libertà completa di lavorare quando, dove e come ci piace di più. Siamo così trasparenti che potrai avere accesso completo a tutto ciò che facciamo, e ti incoraggiamo a diventare un leader e un co-proprietario di Bending Spoons», dicono agli aspiranti dipendenti.

In ufficio, nel cuore del quartiere di Porta Nuova a Milano, fra amache appese ai muri, spazi relax con divani, tv e consolle di videogiochi, si lavora per obiettivi e in gruppo, ma con poche riunioni. Mentre per una settimana all’anno (ora, Covid permettendo) l’azienda chiude per portare tutti i dipendenti in vacanza insieme: lo scorso inverno la destinazione era Bali.

Oltre ad un ambiente di lavoro molto ambito, Bending Spoons offre anche molte possibilità di formazione.

Il percorso dell’azienda è stato promettente fin dall’inizio, posta la crescente attrattività del settore delle app: basti dire che solo negli Stati Uniti, l’app economy è cresciuta da un valore di 1,9 miliardi di dollari nel 2008 a 143 miliardi nel 2016. Vincente è stata la scelta di Bending Spoons di differenziare il proprio portfolio di app in ambiti diversi, dal fitness al ritocco di foto, montaggio video e intrattenimento. Ciascuna app si rivolge a un bacino di utenti mondiale, anche se è proprio il mercato nordamericano ad essere più forte con 5,3 milioni di utenti.

Il primo vero trampolino di lancio è stato, al rientro a Milano, l’incontro con Riccardo Zacconi, amministratore delegato di KingDigital (sviluppatrice di app come Candy Crush Saga e Farm Hero) attraverso una gara lanciata da CharityStars, startup specializzata in aste di beneficenza.

I consigli di Zacconi devono essere stati efficaci: da quel momento in poi i ricavi sono andati crescendo, fino all’estate 2019 in cui la startup ha deciso di aprire il capitale in vista di possibili aggregazioni di mercato e di una futura quotazione a Piazza Affari. Oggi, nel capitale della società ci sono H14, la holding dei tre figli di Silvio Berlusconi (Barbara, Eleonora e Luigi), Nuo Capital, la holding di investimenti della famiglia Pao-Cheng di Hong Kong e StarTip di Tamburi Investments Partners.

Oggi, oltre a un ambiente di lavoro molto ambito (e per il quale continua ad assumere, nonostante la crisi), Bending Spoons offre anche molte possibilità di formazione. Per contrastare la fuga dei cervelli italiani all’estero, ogni anno Bending Spoons promuove bandi e corsi per giovani: tra le ultime opportunità Codeflows, gara di programmazione oggi alla sua seconda edizione, aperta a tutta Europa e con un palio da 40mila euro complessivi per 40 finalisti, e First Ascent 2021, che premia 20 tra i migliori studenti in Italia con la passione per il business e la tecnologia, portandoli in viaggio a Barcellona per assistere a talk di business e imprenditoria, partecipando anche ad attività ludiche e di networking.

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