Digital Nomad
Immaginare
Il Caso 21 Ottobre Ott 2020 0657 21 ottobre 2020

A metà tra lavoro e vacanza: ecco i Paesi che offrono un visto per i “nomadi digitali”

Con l’avvento della pandemia, la riduzione del turismo e lo sdoganamento dello smart working, sono molti i Paesi che hanno iniziato a introdurre visti speciali per attrarre lavoratori stranieri sul proprio territorio. L’Estonia è stata la prima, ma la lista si allunga di giorno in giorno

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Se in Italia sta prendendo piede il south working, che porta i giovani lavoratori ad abbandonare le città per tornare al proprio luogo di origine e lavorare a distanza, a livello internazionale la tendenza in atto è quella dei cosiddetti “nomadi digitali”, ovvero persone che scavalcano confini di Paesi diversi, lavorando a distanza dal luogo che più si addice loro.

È il vantaggio offerto dai nuovi mestieri digitali, dove è sufficiente un laptop e una connessione per svolgere il proprio lavoro ovunque nel mondo, senza limiti di latitudine o fuso orario. Ora, alcuni Paesi hanno iniziato a cavalcare questa opportunità per attrarre lavoratori sul proprio suolo e nutrire la propria economia, offrendo visti speciali non a caso chiamati “digital nomad visa”.

La prima è stata l’Estonia, che fra voto online e X-Road, la grande infrastruttura nazionale introdotta nel 2001, è da sempre una società estremamente digitalizzata. La pandemia ha offerto l’opportunità per un’accelerazione in termini di diritti digitali: con un’economia messa in difficoltà dall’avvento del virus, il Paese ha deciso di capitalizzare sulla possibilità di attrarre lavoratori dall’estero per sostenere il commercio e i servizi. Il “digital nomad visa” estone consente ai lavoratori extraeuropei di trascorrere un anno nel Paese, compresi 90 giorni di spostamenti all’interno dell’area Schengen.

Non è l’unica: altri Paesi, come le Barbados, le Bermuda e la Georgia, hanno introdotto misure che consentono ai lavoratori stranieri di trattenersi nel Paese per un tempo prolungato. Anche la Croazia (i cui introiti derivanti dal turismo sono crollati, abbattendosi sul Pil) sta discutendo di introdurre misure simili, così come la Norvegia e la Repubblica Ceca. Il vantaggio non è soltanto quello di immergersi in una nuova cultura, ma anche di trascorrere un periodo in una destinazione che in condizioni normali molto assomiglierebbe ad una meta di vacanza, con tutti i comfort collegati (a partire dalla riduzione dello stress).

Il “digital nomad visa” estone consente ai lavoratori extraeuropei di trascorrere un anno nel Paese, compresi 90 giorni di spostamenti all’interno dell’area Schengen

Alle Barbados, per esempio, uno speciale Welcome Stamp consente di trascorrere 12 mesi di lavoro con un’eccezionale vista sul mare dei Caraibi. «Siamo consapevoli che sempre più persone lavorano da remoto, spesso in condizioni di stress, con poche opportunità di vacanza. Con il nostro Barbados Welcome Stamp da 12 mesi, si ha un visto che consente di trasferirsi e lavorare da una delle più amate destinazioni turistiche nel mondo», ha detto in proposito il primo ministro Mia Amor Mottley.

In Georgia, una piattaforma online apposita è stata sviluppata per consentire a freelance e lavoratori autonomi stranieri che hanno il diritto di rimanere nel Paese per almeno sei mesi, di fare domanda per uno speciale visto. Sono previsti 14 giorni di quarantena all’arrivo in funzione delle normative anti-Covid, oltre alla necessità di sottoscrivere un’assicurazione di viaggio di almeno sei mesi.

Secondo Dave Cook, antropologo della UCL ed esperto di nomadi digitali, in realtà il fenomeno non è nuovo, e anzi se ne parla almeno da un decennio, come spiega su The Conversation. E se il target storico è quello dei Millennial impiegati su posizioni di e-commerce, copywriting e design, con l’avvento del Covid e il boom di smartworking fra le aziende il trend appare destinato a crescere, coinvolgendo sempre più lavoratori.

Non essendo più legati in pianta stabile a un determinato luogo e ufficio (sono moltissime le aziende che hanno rinunciato agli uffici a lungo termine), è probabile che sempre più persone saranno attratte dalla possibilità di tramutarsi da semplice lavoratore da remoto a nomade digitale.

Importanti ostacoli rimangono, certo, specialmente dal punto di vista delle implicazioni legali, fiscali e contributive. In generale, la legge prevede che la propria residenza fiscale (cioè dove si pagano le tasse) sia legata al Paese dove si trascorrono almeno 183 giorni all’anno. Ma con il superamento degli uffici, molti potrebbero ragionevolmente decidere di spostarsi in luoghi dove il costo della vita (e anche le tasse) sono più bassi.

Nei prossimi anni saranno sempre più frequenti i casi di lavoratori che fanno home working in uno Stato membro per aziende con sede in altri Paesi. Occorre regolamentare quanto prima il fenomeno

Brando Benifei

Superare queste limitazioni non è questione da poco, soprattutto considerando come la legislazione (italiana ed europea) siano ancora indietro su questi aspetti. Al momento, dunque, anche la possibilità di usufruire di visti da digital nomad è per forza di cose limitata ad un periodo determinato di tempo. «Nei prossimi anni saranno sempre più frequenti i casi di lavoratori che fanno home working in uno Stato membro per aziende con sede in altri Paesi. Occorre regolamentare quanto prima il fenomeno, per evitare danni al mercato unico e ai lavoratori. Per questo, non appena superato il negoziato per il Recovery Fund, ho intenzione, con altri colleghi attivi sul tema, di fare pressione sulla Commissione perché formuli una proposta legislative in materia, su cui il Parlamento europeo possa lavorare», ha commentato in proposito Brando Benifei, capo delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo e membro del comitato per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Quali che saranno gli sviluppi legislativi, un ruolo fondamentale continuerà ad essere giocato dalle aziende, le quali, dopo aver salutato gli uffici, ora sempre più si troveranno anche a dover bilanciare rapporti di lavoro in fase di trasformazione. Il fatto di non controllare fisicamente le persone, infatti, comporta che il datore di lavoro debba dare sempre più fiducia al singolo lavoratore, il quale lavorerà sempre più per obiettivi e non soltanto per un certo monte ore. Una questione che studiosi del lavoro come Luca Solari stanno affrontando come trend sempre più dirompente, e alla quale bisognerà che il management si adatti.

In attesa di capire da dove e per quanto a lungo si potrà lavorare, la selezione di Paesi da dove iniziare la propria esperienza come nomadi digitali appare già piuttosto nutrita: la strada inizia a spianarsi per tutti i nomads o aspiranti tali.

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