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Trend 9 Ottobre Ott 2020 0716 9 ottobre 2020

Gli stage al tempo del Covid: ecco cosa fare per incentivarli

Con la pandemia, alcuni tirocini sono stati sospesi, altri annullati. E in tanti hanno continuato a distanza. Ma le occasioni diminuiscono. Eleonora Voltolina, direttrice della “Repubblica degli Stagisti”: “Il governo dovrebbe aiutare con strumenti economici”

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Sospesi, a distanza, meno numerosi di prima. Sono queste le storie che provengono dal mondo degli stage al tempo del Covid. Un mondo che ha dovuto cambiare per necessità a causa dell’epidemia da Coronavirus e che ha costretto molte aziende a dover rinunciare ai propri stagisti in alcuni casi o a farli lavorare da remoto in altri. «Da giugno però c’è un movimento di ripresa: a fine anno i dati sul mercato degli stage saranno comunque buoni, nonostante la pandemia», spiega Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice responsabile della testata online “Repubblica degli Stagisti”.

È innegabile come qualcosa sia però cambiato rispetto al passato. «Nel primo semestre del 2020 c’è stata una riduzione del 50% degli stage rispetto a un anno fa: nel 2019 erano stati attivati 185.182 tirocini, mentre quest’anno sono stati appena 96.376». Le cause sono evidenti: molte aziende e organizzazioni pubbliche e private sono state costrette a sospendere gli stage durante il lockdown e poi a congelarli, per evitare il licenziamento del personale a causa della successiva crisi economica.

Un problema che ha riguardato tutte le classi d’età, dagli under 25 sino agli over 55. Lo raccontano i numeri. «Quest’anno, dei circa 96mila tirocini attivati nel primo semestre, poco più di 38mila hanno riguardato gli under 25, circa il 39% del totale, mentre tra i 25 e i 34 anni è stato attivato quasi il 40% degli stage, poco meno di 39mila. Una percentuale residua riguarda invece la fascia tra i 35 e i 54 anni, dove sono stati oltre 15mila, e gli over 55 che invece rappresentano il 4% del totale. Le percentuali sono quasi simili a quelle di un anno fa, eccezion fatta per qualche punto in più per gli under 25».

Il legislatore potrebbe aiutare gli stage utilizzando gli strumenti economici, contribuendo parzialmente o totalmente alle indennità o premiando le aziende che assumono dopo i tirocini

Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice responsabile della “Repubblica degli Stagisti”

Le vere differenze però si registrano a livello di genere. «Solitamente il mercato degli stage si muove in maniera identica per uomini e donne ma questa volta sembra esserci una certa differenza», spiega Voltolina. Nel secondo trimestre del 2020, gli oltre 27mila tirocini attivati hanno evidenziato un netto distacco tra il 46,4% di stagiste e il 53,6% di stagisti. Una differenza marcata di ben quattro punti che costituisce un inedito assoluto, visto che nel 2019 i dati erano in perfetto pareggio, e che si riscontra in tutte le fasce d’età, dagli under 25 sino agli over 55. «È un piccolo margine che magari potrà rientrare molto presto ma che può segnare il futuro di tanti ragazzi e ragazze, in un momento in cui il presente è ancora incerto».

Il mercato degli stage va perciò aiutato. «È importante sostenere il mondo dei tirocini parallelamente a quello del lavoro facendo però attenzione: un aumento eccessivo può voler dire che le imprese li usano per rimpiazzare il personale», spiega la direttrice della “Repubblica degli Stagisti”. Il decreto Rilancio non ha incentivato il mondo degli stage come ci si aspettava. «Il legislatore potrebbe aiutare gli stage utilizzando gli strumenti economici, contribuendo parzialmente o totalmente alle indennità o premiando le aziende che assumono dopo i tirocini», dice Voltolina. Ci sono però anche altre strade. «Si potrebbero fare grandi programmi di stage negli enti pubblici che, pur non assumendo, sono formativi e hanno una buona indennità. Questo permetterebbe a molti giovani di trovare un impiego. Una via alternativa potrebbe anche essere quella di chiedere alle imprese che sono state avvantaggiate dalla pandemia di accogliere più stagisti».

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