Covid Manager Morning Future
Orientare Trend 2 Settembre Set 2020 0635 2 settembre 2020

Covid Manager, il responsabile delle norme anti-contagio in azienda

La carica è stata introdotta per la prima volta durante il lockdown da una delibera della Regione Veneto del 12 maggio

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Con la pandemia, gli organigrammi aziendali sono cambiati. E hanno fatto spazio alla nuova figura del Covid Manager. La carica è stata introdotta per la prima volta durante il lockdown da una delibera della Regione Veneto del 12 maggio, con una sorta di manuale costantemente aggiornato di buone pratiche da seguire e implementare per continuare la produzione in sicurezza. Condiviso con le parti sociali, il manuale istituisce questo nuovo ruolo aziendale «con funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo e con funzioni di punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale».

In sintesi, il datore di lavoro designa fra i soggetti componenti la rete aziendale della prevenzione una persona che si occupi della corretta applicazione di norme e direttive. Verosimilmente, lo stesso datore di lavoro oppure il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione (RSPP) o altri manager con ruoli direzionali.

Come nel caso di La Nordica-Extraflame, azienda vicentina specializzata in stufe a legna o pallet con 250 dipendenti, che ha incaricato Giacomo Ragusa, di ritorno dalla più importante fiera del settore, Progetto Fuoco. «Era la terza settimana di febbraio quando siamo tornati dopo aver partecipato a un evento con oltre 80mila visitatori in quattro giorni. Un po’ di pensieri c’erano», racconta. Pochi giorni dopo, il lockdown ha determiato la chiusura dell’azienda fino al 4 maggio. «Un periodo nel quale abbiamo effettuato diversi interventi in azienda», racconta Ragusa mentre il rumore di un trapano disturba la chiamata. Il tutto sotto la guida di un team ad hoc: «A capo di questo gruppo di lavoro c’è mia madre in quanto AD del Gruppo. Poi ci sono io come Covid manager. Un medico del lavoro a cui ci siamo appoggiati. E due rappresentati dei lavoratori», spiega. Il suo compito? «Attualmente, devo monitorare e verificare che regole e flussi vengano rispettati. Ma devo dire che dal primo giorno di riapertura i nostri dipendenti hanno dimostrato grande senso civico e responsabilità. Tutti condividiamo l’idea che la disattenzione di alcuni potrebbe compromettere il bene di tutti».

La nuova figura ha funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo. Compresa la gestione di eventuali persone contagiate e dei test di screening ai dipendenti.

Intanto, stanno già iniziando a costruirsi corsi di approfondimento e aggiornamento per le aziende. Sebbene non siano previsti al momento requisiti di base né un percorso formativo obbligato per gli aspiranti manager, queste figure dovranno occuparsi della definizione del piano aziendale contro il rischio Covid e attuare gli interventi di prevenzione. Compresa la gestione di eventuali persone contagiate e dei test di screening ai dipendenti.

Mansioni non così semplici in un contesto in continua evoluzione: «Dalla sera alla mattina ci siamo trovati in un mondo totalmente nuovo e, superata la prima emergenza sanitaria, il problema è diventato la gestione giorno per giorno. Ho le chat piene di messaggi, consigli, scambi di idee fra manager per trovare la soluzione migliore», racconta Renato Fontana, coordinatore del Gruppo Giovani di Federmanager. Un tam tam virtuale da cui è nata la piattaforma Da manager a manager. Qui un professionista può lanciare una domanda sulle tematiche legate alla prevenzione del covid e ricevere risposta dai colleghi.

Domande sul Covid manager? «Non molte. Penso che, per quanto lodevole, sia il frutto di un’iniziativa locale che ha acceso il faro su una problematica concreta, pratica che confluisce all’interno del quadro nazionale delle normative sul lavoro». Detto diversamente, le regole ci sono e vanno seguite magari per dare piena attuazione alle altre conseguenze organizzative. «Le cose sono molto cambiate. Al di là dello smart working, a cui molti sono stati costretti e che verrà assorbito in modo diverso dalle aziende, c’è da fare un lavoro più lungo sul modello di business di alcuni settori e l’inclusività di alcune categorie come le mamme lavoratrici», sostiene Fontana.

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