Stefano Scarpetta
Immaginare
Trend 3 Agosto Ago 2020 0711 3 agosto 2020

Scarpetta: l'Italia ha perso 10 anni, ora la priorità sono equità e giovani

Parla il direttore per l'impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse: «Per uscire dalla crisi post Covid dobbiamo costruire mercati del lavoro più giusti e puntare sulle nuove generazioni»

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La crisi sanitaria dovuta al Covid19 ha travolto completamente il mondo del lavoro. E l'impatto è stato particolarmente rilevante per le economie mature in cui i problemi contingenti legati all'emergenza sanitaria si sommano a criticità pre-esistenti tra cui l'invecchiamento demografico, la polarizzazione in atto nei mercati del lavoro con conseguente aumento di lavoratori in condizioni contrattuali "non-standard" e l'indebitamento che limita i margini di manovre fiscali in periodo di crisi.

Ma l’Italia? Dove si colloca in questo scenario? «In appena tre mesi di pandemia abbiamo perso tutto quello guadagnato nei dieci anni successivi alla crisi del 2008», spiega Stefano Scarpetta, direttore per l'impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Oecd (in Italiano Ocse) - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che è intervenuto al Think Tank "Welfare, Italia", promosso dal Gruppo Unipol in collaborazione con The European House, durante il webinar “Il presente e il futuro delle politiche sociali nel nuovo scenario: principali azioni e misure dei Paesi Oecd”.

Stando agli ultimi dati Istat, da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400mila unità, a fronte di un aumento degli inattivi che arriva a 900mila. «A calare del 30%», continua Scarpetta, «sono state anche le inserzioni di lavoro tra febbraio e giugno 2020».

In 3 mesi abbiamo perso quello che era stato guadagnato nei 10 anni successivi alla crisi del 2008

Stefano Scarpetta, direttore per l'impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Oecd

Lo stesso andamento negativo riguarda le ore di lavoro: «in Australia, Canada, Giappone, Corea, Svezia e Stati Uniti sono diminuite del 12,2% rispetto all'1,2% dei primi tre mesi della crisi 2008- 2009, in Italia addirittura del 27%».

I dati più allarmanti riguardano il futuro del lavoro. L’occupazione, infatti, continuerà significativamente a diminuire. «Ci troviamo davanti a due scenari», continua Scarpetta. «Uno detto “single-hit” (pandemia sotto controllo), dove entro il quarto trimestre del 2020 saranno 1,15 i milioni di posti di lavoro persi, a questi si aggiungono altri 564mila posti di lavoro persi entro il quarto trimestre del 2021». Il secondo scenario è, se è possibile, ancora più pessimistico e detto “double-hit”, dove si ipotizza il ritorno della pandemia tra i mesi di ottobre e novembre.

«In questa seconda ipotesi», continua Scarpetta, «potrebbero salire a 1,48 i milioni di posti di lavoro persi nel entro la fine del 2020 e 708mila i posti di lavoro persi entro la fine del 2021».

I dati non sono incoraggiati e la crisi rischia di ampliare ancora di più le disuguaglianze con i lavoratori più vulnerabili. «Sono quattro le categorie che, se non si applicheranno misure idonee e repentine, risentiranno maggiormente delle crisi», dice il direttore per l'impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse. «I lavoratori a basso salario, per loro il lavoro da casa è il 50% meno probabile e due volte più alto il rischio che abbiano smesso di lavorare; i lavoratori autonomi, temporanei o a tempo parziale perché sono meno coperti dalle protezioni sociale. E poi ovviamente i giovani: basti guardare i dati della disoccupazione giovanile che è passata dall' 11,2% del mese di febbraio al 17,6% nel mese di maggio, e le donne che hanno visto il maggior calo nell’occupazione ed hanno il maggior carico nel lavoro domestico».

Dobbiamo costruire mercati del lavoro più equi e resilienti

Stefano Scarpetta, direttore per l'impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Oecd

Come uscire da una crisi di questa portata? «Risolvere la crisi sanitaria rimane la conditio sine qua non per risolvere la crisi economica. Ma ora più che mai è necessario ricostruire mercati del lavoro equi e resilienti. Ricordiamo che circa la metà dei lavoratori è impiegata in lavori che comportano un rischio di contagio e fino a quando non sarà disponibile un vaccino o un trattamento efficace sono necessari interventi di salute pubblica per mitigare la pandemia, tra questi: agevolare lo smart working dove è possibile, applicare standard di sicurezza e salute sul lavoro ben definiti, adattare la cassa integrazione alla fase di ripresa, rivedere l'accesso a prestazioni di sostegno al reddito per evitare l'aumento della povertà, investire in politiche attive e formazione, e soprattutto non perdere il contatto con i giovani: rilanciare e rinnovare significativamente lo strumento di Garanzia Giovani e accompagnare le imprese nella creazione di nuovi posti di lavoro».

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