Morning Future A&T
Immaginare Trend 27 Luglio Lug 2020 0626 27 luglio 2020

A mancare non è il lavoro ma le giuste competenze

La trasformazione digitale stava cambiando il mondo del lavoro. Poi è arrivato il Covid19 e il mutamento è accelerato. Per riuscire ad affrontare questa rivoluzione la chiave sta nelle nuove skills richieste dal mercato. Questo il tema affrontato dall'incontro “Competenze nell'era del digitale” organizzato da Fiera Automation&Testing insieme a The Adecco Group

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La cultura imprenditoriale italiana è tra i primi posti a livello mondiale, ma per mantenere questo riconoscimento non è più sufficiente continuare a fare come si è sempre fatto, serve un cambio di passo, culturale e industriale. Con l'avvento della pandemia da Coronavirus questo è ancora più vero. La Fiera Internazionale A&T - Automation & Testing - dedicata a Innovazione, Tecnologie e Competenze 4.0 ha lo scopo di offrire alle imprese italiane, con particolare attenzione alle PMI, un indirizzo strategico, corroborato da dati, trend e analisi, e al tempo far conoscere soluzioni e processi d’innovazione industriale reali, testati, sperimentati e performanti, unitamente a proposte formative focalizzate su competenze e managerialità in ottica 4.0.

In questa ottica la 14ma edizione della Fiera, tenutasi prima del Covid19, ha proposto, in partnership con The Adecco Group, un incontro dal titolo “Competenze nell'era del digitale”.

Luciano Malgaroli

«È ormai indispensabile», è stata l'introduzione del Ceo di A&T, Luciano Malgaroli, «avere una puntuale contezza delle evoluzioni tecnologiche dei sistemi di produzione industriale, ma anche degli scenari nazionali e internazionali e dei trend di mercato, per far conoscere e favorire la competitività delle nostre imprese, grandi, medie, piccole e micro. Oggi la grande sfida delle aziende italiane è trovare opportunità, risposte e soluzioni personalizzate alla trasformazione digitale perché digitalizzare significa cambiare mentalità e approccio lavorativo, vuol dire poter competere con efficacia nelle sfide incalzanti del mercato senza perdere terreno». Oggi con lo shock del virus che ha obbligato ogni azienda a immaginare nuove forme di lavoro e di produzione il tema non è più strategico ma vitale.

«Guardandoci intorno in questa Fiera abbiamo la percezione plastica di quanto la tecnologia stia correndo e quante cose stiano cambiando», ha sottolineato Manlio Ciralli, Chief Sales, Branding & Innovation Officer The Adecco Group Italia, «Il dato che oggi dobbiamo dirci con chiarezza è che non esiste un problema lavoro, non manca il lavoro. Mancano competenze in grado di intercettare le richieste del mondo del lavoro. L'unico tema è quello della occupabilità».

Manlio Ciralli

Per Ciralli, «l'Italia ha circa il 34% di lavori a rischio cambiamenti significativi per via di una parziale automazione e un 10% invece ad alto rischio di automazione. Questo non significa che si perderanno posti di lavoro ma che si trasformeranno. Nei prossimi cinque anni, secondo la Oxford University, si creeranno in Europa 9.5 milioni di nuovi posti di lavoro legati all'IT e all'industria, ma in campo AI, coding e internet of things. Nel mondo si parla di 57 milioni di nuovi posti di lavoro. Dati che rendono evidente come il focus per le aziende e per il Paese debba essere il capitale umano, che deve essere competitivo. Perché sia possibile dobbiamo giocare su due tavoli: quello dell'up skilling e quello del re skilling. Il bisogno di aggiornare le proprie competenze oggi per chi vuole stare nel mondo del lavoro è vitale».

Elena Berardi, HR international business partner Quaker Houghton, sottolinea le criticità sul campo che le aziende incontrano rispetto a questa verità, «mi riconosco in questo scenario. La più grande difficoltà sta nel riuscire a trovare sul mercato del lavoro le figure che cerchiamo. In più abbiamo due grandi sfide: il nostro orizzonte temporale delle assunzioni è di circa 5 anni. Sappiamo che oltre questo limite le persone cambiano per migliorare la propria preparazione. E poi la retention, cioè la capacità di attrarre e tenere le risorse proponendo un ambiente lavorativo accattivante e tecnologicamente innovativo. C'è poi un aspetto di genere, sono molto rare le donne in questi ambiti tecnologici. È un problema di orientamento e culturale».

«Quello di cui sono fortemente convinto è che noi aziende dobbiamo imparare a crescere talenti più che cercarli», sottolinea Luca Ritondale, responsabile sviluppo organizzativo e gestione risorse umane Sinelec - Gavio Group, «troppo spesso cerchiamo sul mercato le risorse quando potremmo costruircele. Ma per farlo bisogna puntare e sviluppare la formazione dei lavoratori. La creazione di una Academy interna è la chiave di volta della competitività del futuro di ogni realtà imprenditoriale».

Francesco Manzini, executive director Centro Nord Spring Professional, invece sottolinea come, «il 70% delle risorse che abbiamo è composto da figure tecniche specializzate in engineering ed IT. La ricerca del talento è uno dei nodi più importanti in questo momento sopratutto perché da qui al 2023, dati di Unioncamere, dovremo affrontare 2,5 milioni di sostituzioni di lavoratori che andranno in pensione. È una grandissima opportunità, ma deve essere colta».

In conclusione Ciralli chiarisce: «Il concetto di riqualificazione professionale deve essere al centro delle strategie pubbliche e private del Paese, insieme all'orientamento e puntare sulla trasversalità delle competenze. Significa che molte hard skills oggi verranno sostituite dalla tecnologia: è sostanziale che il lavoratore di oggi debba saper fare un po' di tutto e mettere insieme competenze ed esperienze diverse».

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