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Ispirare Il Caso 29 Marzo Mar 2020 0653 29 marzo 2020

Nicolò Govoni, il volontario che gira il mondo e apre scuole per i profughi

Ha solo 27 anni e San Marino lo ha proposto come Nobel per la Pace: con la sua Ong Still I Rise dà istruzione e futuro a centinaia di bambini tra India, Grecia, Turchia e non solo

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“La vita è un’incessante danza della perdita”. Perdita di certezze, di abitudini e di pregiudizi, per rimettere costantemente in discussione se stessi. La pensa così Nicolò Govoni, un ragazzo di 27 che la Repubblica di San Marino ha proposto come Premio Nobel per la Pace 2020. Il suo merito? Dal 2013 gira il mondo cercando di aiutare gli altri, prima da solo e poi con la sua Onlus Still I Rise, che ha da poco annunciato l'apertura di una scuola internazionale di alto livello per i bambini profughi al confine tra Turchia e Siria. Aprirà a Gaziantep e darà un'occasione ai tanti che scappano, proprio come già successo – ancora grazie a Nicolò – a Samos, in Grecia, in un'altra scuola realizzata proprio per accogliere e far crescere i bambini siriani e non solo.

Ma chi è Nicolò e come ha fatto a raggiungere simili risultati a soli 27 anni?

Nato a Cremona nel 1993, ricorda quell'infanzia vissuta con i nonni che “profuma di biscotti e pesche e piedi nudi d'estate”, mentre gli studi non vanno granché e Nicolò infrange – parole sue – ogni regola. A diciotto anni, Govoni dice di sentirsi “già vecchio”, insoddisfatto di quel che lo circonda e della vita che gli si prospetta davanti.

La svolta arriva a vent'anni, quando parte per l'India per fare volontariato, occupandosi dei bambini di un orfanotrofio: “Da qui cambia tutto – racconta Nicolò nel suo sito – i bambini si insediano nel mio cuore, che prima riecheggiava vuoto e poi, dopo quell'estate di lavoro e amore, si colma”.

La svolta arriva a vent'anni, quando parte per l'India per occuparsi dei bambini di un orfanotrofio

Quell'esperienza segna talmente tanto il ragazzo che decide di restare in India per dedicarsi completamente ai bambini, fermandosi per quattro anni: ”Con una promessa – scrive ancora Nicolò – ovvero usare la mia fortuna di ragazzo bianco e occidentale per prendermi cura di loro”. In India si iscrive all'Università per studiare giornalismo e intanto insegna ai bambini dell'orfanotrofio, che sopravvive anche grazie al denaro raccolto con il primo libro di Nicolò. Si chiama “Uno” ed è un insieme di storie frutto proprio del tempo trascorso in India.

Il successo del libro è la notizia migliore per i bambini, perché con quei proventi nel 2016 Nicolò riesce a mandare tutti i più piccoli a scuola e persino tre dei ragazzi più grandi all'Università.

Un anno dopo però la sfida si ripete: servono fondi per garantire a tutti di costruirsi un futuro: “I ragazzi da mandare all'Università sono cinque e i fondi insufficienti – ricorda Nicolò – Per la prima volta temo di non poter tenere fede alla mia promessa”.

La soluzione arriva ancora una volta dalla scrittura: in un mese Nicolò realizza il suo secondo libro, "Bianco come Dio", e lo auto pubblica come ebook. Il successo è enorme, perché raggiunge quasi 10 mila lettori e consente ancora una volta di far studiare i ragazzi dell'orfanotrofio.

Nicolò ha scritto tre libri: "Uno", "Bianco come Dio" e "Se fosse tuo figlio"

È con queste soddisfazioni che Nicolò decide di lasciare l'India per dedicarsi ad altre esperienze. Prima la Palestina e poi Samos, in Grecia, dove vuole fare qualcosa per i bambini rifugiati sfuggiti alla guerra e provenienti dalla Siria, dall'Afghanistan, dall'Iraq, dalla Palestina e da diversi altri Paesi tra Asia e Nord Africa.

La sfida più grande è sempre quella: dare a questi ragazzi un futuro. E il modo migliore per farlo è passare ancora una volta dall'istruzione. Siamo nel 2018 e per Nicolò è una nuova svolta, perché insieme ad altri volontari fonda la Ong Still I Rise e nel frattempo entra coi suoi libri nel catalogo Rizzoli, che gli consente di far conoscere i suoi progetti e attirare donazioni. Sembra un miracolo, ma uno dei donatori decide di sponsorizzare per un intero anno la costruzione della scuola per i rifugiati: “In un mese costruiamo i muri, rifacciamo l'impianto elttrico, ordiniamo banchi e sedie, installiamo i condizionatori e riceviamo tutta la cancelleria. In tre parole, costruiamo una Scuola”.

Si chiama Mazì e accoglie circa 150 bambini e adolescenti. Nella stessa isola, le autorità greche si rendono protagoniste di soprusi contro i migranti nell'hotspot di Samos: Nicolò vuole denunciare quel che accade e allora nel giugno del 2019 pubblica “Se fosse tuo figlio”, il suo terzo libro, i cui ricavati vengono impegnati in un progetto simile a quello di Mazì, ma con alcune peculiarità.

Questa volta siamo in Turchia e arriviamo alle ultime settimane, con Govoni che racconta all'agenzia Agi la sua nuova esperienza: “C'è una grande differenza rispetto alla scuola di Samos, dove si seguiva un curriculum scolastico ma, a causa delle condizioni del luogo, non era riconosciuta come tale. In Turchia ci stiamo apprestando a compiere un passo in più, ci sarà continuità per l'intero ciclo scolastico”.

I numeri dell'emergenza a Gaziantep sono enormi: 500 mila profughi in una città di 1 milione e mezzo di abitanti, con circa 200 mila minori che potenzialmente avrebbero bisogno di aiuto. Una singola scuola non potrà risolvere il problema per intero, ma magari traccerà una strada da cui prendere esempio: “Offriremo un diploma a dei bambini che non solo non hanno soldi, ma non hanno nemmeno le prospettive né le condizioni per avere un futuro decente. E lo offriremo gratis”.

A spiegare ancor più nel dettaglio l'operato di Still I Rise è Michele Senici, coordinatore dell'educazione per conto della Ong, uno dei giovani (ha solo 27 anni) che si sono uniti a Nicolò. Senici spiega il criterio con cui vengono scelti i ragazzi delle classi: "Il nostro modello educativo è di non avere più di 150 studenti per ciclo scolastico. Questa è una scelta precisa e ha lo scopo di garantire una attenzione educativa che sia il più personale possibile, con classi da massimo 15 alunni". E anche la selezione segue logiche ragionate: "Non scegliamo i ragazzi in base all'ordine cronologico in cui ci hanno mandato la richiesta. Cerchiamo piuttosto di creare gruppi bilanciati, per esempio tra maschi e femmine ma anche in modo che tutte le etnie del campo profughi siano rappresentate. E privilegiamo sempre i minori non accompagnati".

Sono previsti progetti futuri in Kenya, in Messico e anche in Italia

Nei prossimi mesi progetti analoghi dovrebbero partire in Kenya e in Messico: “Nei cinque Paesi in cui operiamo come Still I Rise siamo una quarantina tra staff e volontari”, aggiunge Senici.

Ma come vengono scelti i Paesi in cui mettersi in gioco e aprire una scuola? A dirlo è ancora Michele: "Il focus parte sempre dall'analisi della situazione dei rifugiati in quel Paese. Non stiamo semplicemente portando aiuti umanitari, è qualcosa di più complesso e duraturo quindi abbiamo bisogno di un'area dove ci siano popolazioni di profughi più o meno stanziate". Il che richiede anche parecchio studio: "Partiamo con uno scouting nei territori, stuiando le statistiche e i dati mesi prima dell'avvio del progetto. Poi è fondamentale andare sul campo e dotarsi di uno studio legale per capire i quadri normativi di riferimento".

In futuro, Still I Rise sogna anche di aprire una scuola in Italia, terra dove negli ultimi anni si sente forte il bisogno di inclusione. E per tutto questo, come detto, la Repubblica di San Marino ha proposto attraverso Sara Conti (membro del Consiglio grande e generale ) il nome di Nicolò come Premio Nobel per la Pace.

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