Morningfuture Neet Lavoro Di Squadra Credit Giovanni Aloisi
Orientare Best Practice 20 Marzo Mar 2020 0706 20 marzo 2020

Quel "Lavoro di Squadra" che riaccende la voglia di futuro dei Neet

Nasce nelle periferia di Milano un progetto innovativo di self-empowerment dedicato ai ragazzi che provengono da un contesto socio-economico difficile. Ecco come e perché funziona

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Una vittoria frutto di un lavoro di squadra dove i protagonisti sono giovani che riacquistano fiducia nelle proprie capacità e tanta voglia di mettersi in gioco.

I ragazzi che hanno partecipato al progetto di Milano

All’interno della generazione Neet, dall’acronimo Not in Education Employment, un termine inglese dove si indicano quei giovani che non sono impegnati né nello studio, né nel lavoro e né nella formazione, l’Italia con la media del 12,9 per cento è la maglia nera in Europa. Giovani di una fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni , tra cui tante donne, che rappresentano – in questa fascia di età - il 23,4 per cento dei giovani sul territorio. Il lavoro di squadra diventa quindi fondamentale per cercare di contrastare il fenomeno Neet e offrire una risposta concreta a tanti giovani che così rischiano di perdere le speranze.

Lavoro di squadra di Action Aid nasce nel 2015 e punta sulle periferie delle città, in questo caso Milano, e vede come destinatari del progetto ragazzi e ragazze che provengono da un contesto socio-economico svantaggiato rispetto a quello del centro-città: giovani immigrati di seconda generazione, ragazzi con disabilità cognitive e relazionali e anche minori sottoposti a procedimenti penali. Tutti accumunati da uno strutturato percorso di crescita.

Al centro Tamer Mahmoud, 20 anni, italiano con originiegiziane qui in compagnia dei suoi mentori del progetto

L'iniziativa è realizzata con il contributo di Z Zurich Foundation e in collaborazione con Fondazione Adecco per le Pari opportunità, oltre che con le associazioni sportive Ring of Life e Rugby Parco Sempione, l’associazione Olinda, e il contributo di Medici in Famiglia.

I destinatari di Lavoro di Squadra sono gruppi di 40 ragazzi dai 16 ai 25 anni che partecipano alle varie fasi del progetto nell’arco di due cicli di sei mesi all’anno. Dai percorsi personalizzati di self-empowerment (la capacità di riaccendere la voglia di fare e di apprendere), ad attività sportive come la thai-boxe e il rugby, fino a incontri di orientamento lavorativo e formativo.

Lavoriamo inizialmente su quello che noi chiamiamo curriculum autobiografico e quando i ragazzi ci dicono che non sanno fare niente noi rispondiamo che non è affatto vero

Chiara Parapini, project manager di ActionAid

«Lavoriamo inizialmente su quello che noi chiamiamo curriculum autobiografico e quando i ragazzi ci dicono che non sanno fare niente noi rispondiamo che non è affatto vero. Insieme con loro ripercorriamo quello che sin da piccoli ha rappresentato una peculiarità del proprio carattere, semplicemente chiedendo ciò che sanno fare in casa oppure se, ad esempio, hanno partecipato come educatori a dei centri estivi. Nel costruire il loro curriculum mettono sempre grande impegno e possiamo dire oggi che la nostra scommessa su di loro è stata vinta alla grande», spiega Chiara Parapini project manager di ActionAid che in questi giovani da scoprire investe tempo ed energie.

Oggi quei ragazzi hanno trovato un lavoro, chi è stato assunto da aziende sanitarie, chi è diventato educatore o allenatore e si impegna a sua volta nel progetto, chi lavora come grafico o fotografo e chi invece è stato assunto in un hotel di lusso come aiuto chef o, nel caso di Tamer Mahmoud, come magazziniere.

Tamer ha tutta la forza e vitalità dei suoi vent’anni: «Mi chiedevo che lavoro avrei potuto fare e questo percorso mi ha aiutato a capire quali sono i miei obiettivi». Oggi è felice e quando può torna a trovare i suoi amici e coach del progetto: «Ognuno ha avuto il suo ruolo durante i sei mesi trascorsi, un team che mi ha aperto gli occhi e grazie agli insegnamenti ricevuti oggi ho capito come approcciarmi meglio con gli altri. Lavoro di Squadra è per me una seconda famiglia», racconta Tamer, ormai vero sportivo.

Li prepariamo ad affrontare un colloquio, a raccontarsi e ad affrontare con consapevolezza il mondo del lavoro

Francesco Reale, segretario generale di Fondazione Adecco per le Pari Oppurtunità

«Un bellissimo progetto di Action Aid che utilizza la metafora dello sport per riattivare giovani Neet » racconta Francesco Reale, segretario generale di Fondazione Adecco per le Pari Opportunità che da 19 anni si dedica all’inclusione lavorativa nei confronti di persone a rischio di esclusione sociale: «Per il progetto Lavoro di Squadra seguiamo il percorso di orientamento e avvicinamento dei ragazzi al mondo del lavoro, li prepariamo ad esempio ad affrontare un colloquio, a raccontarsi e ad affrontare con consapevolezza il mondo del lavoro. Un incontro con una generazione, quella dei Neet, sulla quale l’Italia detiene un primato a livello europeo purtroppo. Giovani spesso esclusi dal percorso scolastico e cresciuti in contesti difficili che hanno solo bisogno di un’opportunità per uscire dall’isolamento e dall’esclusione. Le aziende su questo hanno un ruolo fondamentale» aggiunge Reale.

Il valore aggiunto dell’edizione di quest’anno è la possibilità di seguire un percorso di mentoring personalizzato con alcuni dei dipendenti volontari Zurich

Federica Troya, Head of HR and Services di Zurich Italia

Oltre a Fondazione Adecco anche Z Zurich Foundation ha avuto un ruolo di primo piano nel progetto. «Siamo felici di sostenere Lavoro di Squadra che, grazie anche all’impegno di tantissimi colleghi, ha accompagnato i ragazzi in un percorso di crescita e valorizzazione delle proprie capacità e inclinazioni abbinando l’utilizzo della pratica sportiva ad attività motivazionali, di self-empowerment, orientamento formativo e al lavoro», spiega Federica Troya, Head of HR and Services di Zurich Italia: «Il valore aggiunto dell’edizione di quest’anno è la possibilità di seguire un percorso di mentoring personalizzato con alcuni dei dipendenti volontari Zurich: saranno i mentor ad aiutare ogni partecipante ad analizzare la situazione individuale, scoprire i propri punti di forza e le aree di miglioramento, ad acquistare fiducia in se stessi così da prendere le decisioni più corrette lungo il percorso», aggiunge Troya.

Un percorso basato sulle caratteristiche specifiche di un target fragile. «Storie bellissime di riattivazione verso un futuro che, se non gestito in giovane età, rischia di sconfinare nell’emarginazione ed esclusione sociale. Sono ragazzi troppo spesso dimenticati che hanno solo bisogno di una possibilità» conclude Reale.

Così Lavoro di Squadra ha permesso a tanti ragazzi di riprendere in mano il proprio futuro.

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