Alec Ross Morning Future
Ispirare Trend 19 Dicembre Dic 2019 0740 19 dicembre 2019

Alec Ross: «La carta in più dell'Italia nella rivoluzione digitale»

L’ex consigliere di Barack Obama per l'innovazione e autore del bestseller "The industries of the future" traccia la strada per cavalcare la quarta rivoluzione industriale

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«La terra era la materia prima dell'era agricola, il ferro di quella industriale, i dati di quella informatica. Finora non siete stati leader in questo settore. Ma nei prossimi 10 anni si dovrà tenere insieme tecnologia ed etica e questo vedrà l'Italia protagonista», così Alec Ross, ex consigliere di Barack Obama per l'innovazione e autore del bestseller The industries of the future, in Italia in occasione diHuman Innovation - Idee per nuove leadership. Leader per nuove idee” l’evento organizzato da Kpmg e Corriere Economia, ha immaginato il ruolo del nostro Paese per cavalcare la quarta rivoluzione industriale.

Alec Ross, ex consigliere di Barack Obama per l'innovazione

Un’opportunità, quella della digital innovation, che però pretende delle precondizioni: «Più una società è aperta, più è adatta all’innovazione. Il 40 per cento delle 500 più grandi aziende americane sono state create da migranti o figli di migranti. Google è stato fondato dal figlio di un migrante russo. YouTube da un coreano americano. Intel da un ungherese-americano. La chiave del successo è creare le condizioni per permettere l’accesso agli studi ai migranti e ai loro figli. Se i migranti sono isolati dal resto della società, l’integrazione non sarà possibile generando delle tensioni sociali».

Tema quello dei migranti sempre di grande attualità in Europa, e in particolare in Italia. Su questo Ross è molto tranchant: «Le persone cercano un capro espiatorio per la loro immobilità e la mancanza di progresso. Risulta più facile accusare i migranti rispetto alla propria classe politica o alla propria comunità. La paura dei migranti è vecchia come il mondo e non ha mai portato a nulla di buono».

«L’innovazione è la creazione di prodotti o di processi che permettono la realizzazione continua del futuro:», riprende Ross, «questa è la definizione che ne darei. E non deve fare paura. Il futuro non è un’utopia. Non stiamo parlando di Star Trek. Ma non è nemmeno una distopia, non è Mad Max. La chiave del successo è massimizzare il positivo e minimizzare il negativo che la tecnologia e l’innovazione portano con sé. Non è possibile arrestare questo processo, ma possiamo regolarlo con intelligenza. Non penso che l’intelligenza artificiale o la robotica impoveriranno inevitabilmente la classe media come si dice, ma credo che molte persone perderanno il proprio lavoro se non attueremo le riforme necessarie nel settore educativo, che è molto complesso riformare. La riforma dell’educazione è possibile. Sta succedendo in Paesi come la Svezia, la Norvegia o Singapore. Sono stati sviluppati dei programmi di apprendistato in Svizzera e in Germania focalizzati sulle discipline che interessano il ceto medio. Adattarsi è possibile. Parafrasando Charles Darwin, non sopravvive il più forte o il più intelligente, ma chi è capace di adattarsi al cambiamento».

Ma qual è il modo migliore per adattarsi a questi cambiamenti? «Ci sono tre consigli che vorrei dare alle aziende italiane», conclude Ross: «In primo luogo si deve tifare per i giovani, dare ai giovani la possibilità di stare a tavola. La seconda riguarda le donne. Serve più partecipazione delle donne perché lì ci sono il 50% dei talenti. Infine il fallimento. Per voi in Italia è una disgrazia. Si devono correre rischi, senza il rischio di fallire non si può innovare. Quindi serve un sistema che non punisca troppo il fallimento».

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