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Orientare Trend 14 Ottobre Ott 2019 1228 14 ottobre 2019

Identikit di un professionista: chi è e cosa fa un CSR manager, e come diventarlo

Inquadrare il ruolo di chi si occupa della responsabilità sociale di impresa è un mestiere non facile, anche perché in continua evoluzione. Empatia, diplomazia e versatilità sono caratteristiche chiave. E il ruolo è ideale anche per chi ha un background umanistico

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Cosa sia e cosa faccia il CSR manager non è sempre facile da descrivere. Detto in breve, si tratta della figura che all’interno di un’azienda concilia gli obiettivi economici con il contributo che l’impresa può dare alla comunità, al territorio e a tutti i portatori di interessi. Una definizione più analitica l’ha data Inapp attraverso due studi sulla responsabilità sociale d’impresa in Italia e una indagine sulle competenze del csr manager. Al di là dei dati e delle percentuali, però, ci sono i percorsi e le esperienze personali di chi, con una «ostinazione flessibile» ha introdotto nelle aziende in cui lavora i temi della sostenibilità e dell’inclusione.

A confermarlo è Francesca Magliulo, responsabile sostenibilità e csr della divisione sostenibilità, affari istituzionali e regolazione di Edison che, formalmente, ricopre il ruolo dal 2009. «Lavoro con un piccolo team di tre persone che può avvalersi della collaborazione di un network interno della sostenibilità formato da 30 colleghi», spiega, «ognuno in un diverso ufficio di Edison per aiutarci a facilitare l’introduzione dei diversi progetti».

Dai temi della transizione energetica a quelli dell’offerta commerciale, passando per la rendicontazione e i bilanci territoriali, il secondary engagment a livello nazionale, locale e interno nonché i rapporti con le varie associazioni di categoria, i think tank, le scuole e le università, lo sport e il volontariato e le politiche di inclusione sociale. Insomma, un reticolato molto ampio e diffuso di soggetti e interlocutori con cui «serve pazienza, empatia e un po’ di psicologia». Come ripete spesso Magliulo, infatti, «i progetti di sostenibilità richiedono, molto spesso, un forte cambiamento culturale che si scontra con delle naturali resistenze. L’importante è capire chi si ha davanti, i loro dubbi e le loro perplessità. Molto spesso un no non è mai un no in assoluto, ma piuttosto un no in quel momento, per quel modo in cui si è presentato il progetto. Bisogna avere la capacità di tornare sui propri passi e ricalibrare la proposta».

Competenze e sensibilità trasversali sono essenziali per svolgere al meglio un ruolo che, in Italia, sta cominciando a prendere sempre più piede

Un approccio che vale anche per Karim Bruneo, CSR manager di Whirpool, per il quale «diplomazia, capacità di ascolto e adattamento oltre alla versatilità utile a calarsi nelle diverse realtà aziendali e funzionali» sono le caratteristiche necessarie per ricoprire il ruolo. A lui il compito di mettere in pratica una nuova strategia per la regione Emea, che punta a raccogliere le necessità dei rappresentanti delle comunità e incrociare i risultati con le politiche pubbliche al fine di circoscrivere le aree di intervento. «Queste includono: la lotta allo spreco alimentare, il diritto all’accesso al cibo e la promozione di soluzioni abitative sostenibili e accessibili. Non a caso, tra le ultime iniziative lanciate c’è “Momenti da Non Sprecare”, un progetto ludico-didattico rivolto alle scuole primarie che promuove il valore sociale e ambientale della lotta allo spreco».

Ma quali sono i percorsi che portano i professionisti a ricoprire il ruolo di CSR manager? «Io ho un background umanistico, sono laureata in Lettere con indirizzo storico grazie a una tesi sulla storia dell’industria. Nello specifico ho approfondito la vicenda industriale della Montecatini. Un argomento che successivamente, nel 1998, mi ha messo in contatto con Edison. Qui ho cominciato dalle basi, dal correggere le bozze del bilancio ambientale. Insomma, mi son fatta le ossa e con determinazione ho portato avanti la mia passione per la sostenibilità accompagnata e affiancata da persone molto esperte che hanno condiviso con me le loro competenze, soprattutto a livello tecnico», racconta Magliulo. Una carriera al motto di “non si smette mai di imparare”, che accomuna anche l’esperienza di Bruneo: «Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con un Master in Economia e Politiche Internazionali. Al di là delle tematiche di carattere socio-economico e politico, fondamentali per il mestiere, ho avuto l’opportunità di studiare argomenti prettamente inerenti alla sostenibilità e alla corporate responsibility: diritti umani, business ethics, economia applicata all’ambiente e corporate governance».

Per entrambi, competenze e sensibilità trasversali sono essenziali per svolgere al meglio un ruolo che, in Italia, sta cominciando a prendere sempre più piede. Certo, non mancano le criticità: «A mio avviso – afferma Bruneo – la difficoltà maggiore riguarda il fatto che spesso la figura “è riciclata” dall’interno: seppur questo sia un vantaggio grazie alla conoscenza dell’azienda del referente csr, dall’altra parte spesso si registra una mancanza di conoscenze, anche tecniche, imprescindibili per un professionista della csr e sostenibilità». Per Magliulo, invece, a fronte di una maggiore diffusione del ruolo il lavoro più grande rimane quello culturale: «A parte piccole eccellenze, c’è ancora molto da lavorare. La sostenibilità è un tema che ancora viene poco considerato come strategico per l’azienda. Ma sono positiva: nel lungo periodo la sostenibilità e fonte di competitività per un’azienda».

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