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Orientare Il Caso 9 Ottobre Ott 2019 0730 9 ottobre 2019

Lavoro e innovazione, ecco cosa aspettarsi dal governo Conte bis

Nunzia Catalfo al ministero del Lavoro, Paola Pisano all’Innovazione. Ecco cosa aspettarsi dal nuovo governo Pd-M5s

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Lavoro e innovazione sono due delle maggiori sfide del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte in cerca della discontinuità annunciata rispetto alla precedente versione. Non è un caso, quindi, che a guidare questi settori siano due facce nuove, entrambe in orbita M5s: Nunzia Catalfo (che prende il posto di Luigi Di Maio) e Paola Pisano (ex assessore del comune di Torino). A loro il compito di dar corpo ai programmi del governo e sciogliere alcuni nodi che, in alcuni casi, sono intricati da decenni.

Fra i 29 punti dell’accordo tra M5s e Pd, lavoro e innovazione emergono spesso in modo intrecciato. Così è al punto tre, dove la soluzione alla bassa crescita e produttività del nostro sistema industriale è rappresentata dai termini dell’Agenda 2030 e il rafforzamento del piano Impresa 4.0. Oppure al punto 7 dedicato al Green New Deal, strategia pluriennale che indirizzi le iniziative imprenditoriali verso la transizione ecologica. Infine i punti 23 e 24 in cui il Conte bis si impegna, da un lato, a favorire l’accesso alla piena partecipazione democratica, all’informazione e alla tecnologia attraverso il riconoscimento della cittadinanza digitale; dall’altro, auspica di attrarre maggiori investimenti privati su start-up e pmi innovative.

Fra i 29 punti dell’accordo tra M5s e Pd, lavoro e innovazione emergono spesso in modo intrecciato

Grandi obiettivi che si scontrano con alcune criticità. Per quanto riguarda il lavoro, manca ancora una cifra che dia sostanza al salario minimo, ma l’orientamento – che trova d’accordo i sindacati – è quello di dare efficacia erga omnes, cioè per tutti i lavoratori, ai contratti collettivi firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi. Una soluzione che non si ferma quindi solo al salario, ma che guarda anche all’estensione di tutele, malattia, infortuni, welfare, ferie e tredicesime ai lavoratori. Un approccio di questo tipo ha come diretta conseguenza l’approvazione di una legge sulla rappresentanza sindacale.

Nel frattempo, continua l’entrata in azione dei navigator e del sistema pensato dall’Anpal di Mimmo Parisi, che ancora non ha dispiegato gli effetti delle politiche attive legate al reddito di cittadinanza. Infine, c’è il taglio del cuneo fiscale. Le risorse per attuarlo, tuttavia, devono essere trovate all’interno degli stretti vincoli della legge di bilancio ancora da attuare. E in ogni caso la misura lascerebbe fuori gli autonomi e i precari concentrandosi maggiormente sul lavoro dipendente e a tempo indeterminato.

Obiettivi che Nuzia Catalfo, considerata la “madrina” del reddito di cittadinanza, affronterà contando su un’esperienza professionale precedente il suo ingresso in Parlamento (nel 2013, rieletta nel 2018) nel mondo dell’orientamento al lavoro e la selezione del personale. Siciliana, nata a Catania nel 1967, Catalfo è stata nominata presidente della Commissione permanente Lavoro e previdenza sociale e risulta la prima firmataria del disegno di legge sull'equo indennizzo e sul riconoscimento delle cause di servizio per la polizia locale.

Sul salario minimo, l’orientamento è quello di dare efficacia erga omnes, cioè per tutti i lavoratori, ai contratti collettivi firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi

In tema di innovazione, la sfida maggiore è quella di portare la transizione digitale all’interno della pubblica amministrazione rendendola maggiormente accessibile da parte dei cittadini. Per farlo, però, si deve costruire un’identità digitale unica a partire da sistemi informativi diversi. Inoltre, sarà importante che si tratti di reale digitalizzazione, semplificazioni di processo e non solo dematerializzazione.

Più in generale, potrebbe essere d’aiuto l’azione del neonato Dipartimento per la trasformazione digitale, che sarà a pieno regime a partire dal 2020 con il compito di supportare il presidente del Consiglio nella promozione e nel coordinamento delle azioni del governo per quanto riguarda la trasformazione digitale. Uno strumento che potrebbe accogliere i migliori input dagli specialisti del settore. In continuità con gli altri governi rimangono il piano Industria 4.0 e quello banda ultralarga.

Promettente anche il fatto che, dopo il primo e unico caso del 2001-06 con Lucio Stanca, il governo abbia istituito un ministero all’Innovazione affidato a Paola Pisano. Classe 1977, Pisano arriva dall’esperienza come assessora all’innovazione del comune di Torino. Docente di Gestione dell’innovazione all’università di Torino, dal 2013 Pisano è presidente della Commissione Aziende del Dipartimento di Informatica dell’ateneo piemontese e, dal 2014, direttrice del Centro di Innovazione tecnologica multidisciplinare. Nel suo curriculum anche 70 pubblicazioni internazionali su tematiche relative all’innovazione e ai modelli di business.

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