Jeffrey Schnapp
Ispirare Intervista 30 Settembre Set 2019 1033 30 settembre 2019

I trasporti del futuro secondo Jeffrey Schnapp: “Le nostre abitudini? In funzione della sostenibilità ambientale”

Parla l’esperto americano: le auto spariranno dai centri urbani e a decidere i cambiamenti sarà la nuova consapevolezza sui cambiamenti climatici

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Un futuro con sempre meno auto in città e dove anche i cambiamenti nei trasporti saranno dettati dalle esigenze di sostenibilità ambientale. Parola di Jeffrey Schnapp, il cui curriculum di umanista, storico ed esperto di innovazione (è fondatore del MetaLab di Harvard) garantisce visione moderna e al contempo piena di consapevolezza – storica, filosofica e scientifica – sul futuro. Con lui parliamo di come concepiremo i trasporti da qui a vent'anni, di come internet entrerà nella quotidianità dei mezzi molto più di quanto immaginiamo.

Jeffrey Schapp, partiamo dalle nostre città. Lei ha teorizzato che un giorno le auto spariranno dai centri urbani. Le persone sono disposte ad arrivare a tanto?
Come sempre quando ci sono mutazioni profonde nelle abitudini, anche la limitazione dell'accesso delle auto ai centri urbani ha provocato situazioni di conflitto e continuerà a farlo. L'abbiamo visto nelle proteste contro l'aumento di tasse sui carburanti (gilet gialli), nella resistenza all'imposizione di congestion fees a Londra, nell'opposizione dei piccoli commerciali alla pedonalizzazione di quartieri a Milano o altrove.

Questione di comodità.
Sì, ma di chi? E a spese di chi? In una città come Milano dove tanti spazi verdi sono stati trasformati in marciapiedi o parcheggi, la comodità di alcuni non corrisponde, per esempio, a quella di bambini, pedoni o disabili. Per un ciclista la comodità è avere corsie a propria disposizione, aria respirabile e automobilisti rispettosi del codice della strada, ma ciò corrisponde per forza alla riduzione dello spazio dedicato alle auto nel centro urbano, dove lo spazio è per definizione limitato.

Quindi come si fa a portare avanti cambiamenti del genere?
C’è sempre bisogno di una convergenza tra tanti elementi: un quadro regolamentare chiaro e coerente, incentivi fiscali e forme di educazione e comunicazione che rafforzano l'emergere di nuovi modelli socioculturali (perchè la mobilità, in fondo, è cultura).

Nei decenni scorsi la sostenibilità non ha determinato i grandi cambiamenti nei trasporti. Nessuno sceglie l'aereo con cui fare le vacanze in base a quanta anidride carbonica produce, ma solo in base al prezzo o alla durata del volo. Crede che l'emergenze climatica sempre più urgente cambierà la prospettiva di questo tema nei prossimi anni?
Ha ragione. Per natura l'umanità tende a essere reattiva (non pro-attiva) per cui la sostenibilità può essere riconosciuta e condivisa in abstracto anche dalla maggioranza della popolazione, ma con solo un minimo impatto sui comportamenti. Ma quando nel Bois de Boulogne la temperatura ambiente raggiungerà regolarmente i 42,6 gradi di questa estate, quando l'acqua potabile incomincia a scarseggiare in ampie zone del mondo e quando l'accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai provocherà inondazioni sempre più frequenti nelle città di mare, la forma mentis collettiva cambierà in modo accelerato.

La vera guerra civile dei nostri tempi è sui dati personali, ed è asimmetrica: il cittadino non ha gli strumenti per gestirla

Come immagina le auto tra 50 anni? Piccole cabine dotate di poltrona, tv e connessione a internet?
L'auto avrà un futuro, ma non sarà più quel re che troneggia incontestato su tutto il sistema della mobilità come durante buona parte del '900. Nelle zone rurali l'automobile rimarrà fondamentale, forse si tratterà ancora dell'automobile di proprietà (e non condivisa). Ma sarà sempre più connessa e smart e capace di comportamenti semiautonomi. L'autonomia piena si limiterà alle autostrade e a percorsi altamente regolamentati. Il centro città invece apparterrà ai pedoni, ciclisti e a micromezzi, affiancati dai trasporti pubblici.

Una volta si pensava ad auto in grado di volare.
Il problema dell'auto volante non è tecnico: è pratico. Al momento attuale ci sono circa 1,2 miliardi di automobili e 40 mila aerei commerciali nel mondo intero. Supponiamo che l'1 per centro di quelle automobili incominci a volare... un mondo in cui il numero di velivoli si sia moltiplicato per almeno 300 volte non mi sembra evidente.

Da una parte treni super veloci, puntuali ed efficienti, dall'altra piccoli treni regionali sempre sporchi e in ritardo. Non c'è un problema democratico nell'evoluzione dei trasporti ferroviari?
I trasporti sono lo specchio della società in cui viviamo, per cui la divergenza alla quale allude si è rafforzata sempre di più negli ultimi decenni grazie a scelte politiche. La velocità, l'efficienza e il comfort sono privilegi che si possono democratizzare o meno, basta la volontà politica.

La mobilità va sempre più verso la connettività alla rete. Questo però implica un problema di dati e di privacy di cui sembra che oggi ci sia molta poca consapevolezza.
La vera guerra civile dei nostri tempi è la battaglia in corso sul possesso e la gestione dei dati personali. Si tratta di una guerra asimmetrica in cui in gran parte il cittadino non possiede nè la cultura nè lo strumentario necessario per gestire e capire i dati che produce. Le solite clausole e condizioni di sicurezza che tutti firmiamo senza leggerle si sono dimostrate inutili, ci vogliono soluzioni giuridiche ma innovative, ossia che non si ispirino ciecamente a standard di privacy già superati.

Alcuni dei più grandi problemi delle macchine senza guidatore riguardano la filosofia, più che la scienza.
Sì, è già in corso un acceso dibattito sull'etica delle nuove tecnologie, in particolare nel settore dell'intelligenza artificiale e della machine learning dove le conseguenze sociopolitiche dell'applicazione ingenua di soluzioni tecnocentriche rischia di essere pesante. Sono convinto che dobbiamo non solo criticare e correggere le nuove tecnologie "da fuori" ma anche "da dentro", ossia formare i nostri tecnici con un forte senso etico-filosofico. Lo stesso vale, nella direzione opposta, per i nostri filosofi che a fianco allo sviluppo di forme di ragione pura devono sempre di più sporcarsi le mani con le dimensioni applicative dei saperi, tecnici e meno.

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