Mindfulness Morningfuture
Ispirare Trend 19 Luglio Lug 2019 0708 19 luglio 2019

Consapevolezza e resilienza, la mindfulness in ufficio contro il burnout

Questa tecnica, teorizzata dal biologo Jon Kabat-Zinn, è entrata anche nelle aziende per potenziare la concentrazione, migliorare le prestazioni e creare condizioni lavorative positive per i dipendenti. Ecco gli esercizi principali

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C’è chi soffre di burnout, chi litiga con i colleghi, chi è multitasking... e chi impara la mindfulness. Ovvero, quella pratica simile alla meditazione che ci rende consapevoli del presente. Secondo la definizione del biologo Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio, si tratta di «prestare attenzione, ma in un modo particolare: con intenzione, al momento presente e in modo non giudicante». Nessun esercizio di rilassamento: l’obiettivo è imparare a vivere pienamente le situazioni presenti, mettendo da parte le preoccupazioni del passato e del futuro. La novità, da qualche anno, è che questa tecnica è entrata anche nelle aziende per potenziare la concentrazione, migliorare le prestazioni e creare condizioni lavorative positive per i dipendenti.

Tra le soft skill più richieste, ci sono infatti la resilienza e la capacità di gestione delle situazioni di stress. La mindfulness aiuta a sviluppare queste capacità, a vivere al meglio anche le situazioni più imprevedibili in ufficio. E alla fine, a essere più produttivi. Perché, si sa, dove si sta bene si lavora anche meglio.

Tra le soft skill più richieste dalle aziende, ci sono infatti la resilienza e la capacità di gestione delle situazioni di stress. La mindfulness aiuta a sviluppare queste capacità, a vivere al meglio anche le situazioni più imprevedibili in ufficio

I programmi di Mindfulness Based Stress Reduction (Mbsr) sono stati sviluppati dal professore di medicina Jon Kabat Zinn alla fine degli anni Settanta all’Università del Massachusetts e da allora si sono diffusi in tutto il mondo. Entrando poi anche nelle aziende. Che hanno creato corsi ad hoc o spazi appositi come le quiet room, dove i dipendenti possono concedersi una pausa. E gli effetti sono positivi: diminuiscono lo stress, fanno migliorare la produttività dei dipendenti e le relazioni interpersonali.

A Google, ad esempio, si fanno lezioni di mindfulness con l’obiettivo di migliorare l’intelligenza emotiva dei dipendenti. Saper di codici e tecnologie non basta a lavorare e vivere bene. Mentre le quiet room dove prendersi pause di respirazione sono diffuse nei quartieri generali delle più grandi aziende al mondo. Apple fornisce ad esempio spazi dedicati ai dipendenti, consentendo loro di avere 30 minuti al giorno per meditare in ufficio, fornendo corsi sulla Mindfulness e yoga. Ma anche nomi come Nike, AOL Time Warner e Yahoo! offrono un’ampia gamma di programmi di salute e fitness che comprendono corsi di meditazione e spazi per il rilassamento all’interno degli spazi aziendali.

Capita che si accavallino telefonate e cose da fare, che ci siano diversi problemi da risolvere e imprevisti. In questi casi, la mindfulness suggerisce di fare una pausa, andare in bagno e mettere acqua fredda sugli occhi e sui polsi

Tra le tecniche da ricordare, c’è il grounding. Consiste nell’avere coscienza del proprio corpo e delle sensazioni che prova. Si pone l’attenzione su ogni parte del corpo: prima sulle gambe, le braccia, le mani, il volto, soffermandosi su fronte, collo e schiena, dove più si manifesta lo stress. Facendo caso anche a dove è appoggiato il nostro corpo: la sedia della scrivania, il sedile della macchina, la poltrona durante una riunione particolarmente stressante. E in questi casi si può anche “imparare a respirare”. Come? Sentendo il soffio nelle parti del corpo dove è più evidente. In modo da essere consapevoli dell’aria che ci passa attraverso.

Quando poi ci si prende una pausa, bevendo il caffè o il tè, anche questa deve essere consapevole. L’esercizio è quello di osservare quello che c’è sul tavolo, fare caso ai colori, alla consistenza del cibo e al sapore, risvegliando così i sensi. È in queste occasioni che magari ci si accorge che lo snack che stiamo mangiando è troppo dolce o ha una consistenza che non ci piace del tutto. Senza dimenticare di far caso anche a ogni suono o rumore, focalizzandosi pure sui silenzi.

La mindfulness, poi, è utile soprattutto nelle situazioni di stress sul lavoro. Capita che si accavallino telefonate e cose da fare, che ci siano diversi problemi da risolvere e imprevisti. In questi casi, la mindfulness ci suggerisce di fare una pausa, andare in bagno e mettere acqua fredda sugli occhi e sui polsi. Quando poi, a fine giornata, si entra nella doccia, bisogna lasciare fuori tutte le preoccupazioni. Come? Ci si può concentrare sul profumo del bagnoschiuma o dello shampoo, l’acqua che scorre sulla pelle e magari ascoltare della buona musica.

Le ultime due regole, infine, sono: non giudicare se stessi ed essere grati. La mindfulness implica l’essere rispettosi nei confronti di sé in ogni ambito della vita. Quindi anche se all’inizio non si riesce a concentarsi in pieno, bisogna imparare ad accettare le proprie debolezze. Senza dimenticare mai di ringraziare noi stessi per essere stati in grado di dedicarci un momento di benessere mentale. E con il passare del tempo, tutto scorrerà al meglio. Anche quando lavoreremo con il collega più antipatico.

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