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Orientare Trend 6 Maggio Mag 2019 0707 6 maggio 2019

Agenzie per il Lavoro, la carta vincente che l'Italia non gioca

Un modello che permette a 50mila persone l'anno di raggiungere un’occupazione stabile in azienda. Un canale che garantisce a un giovane su cinque di accedere a un contratto a tempo indeterminato. Uno strumento che il Legislatore troppo spesso tiene nell'angolo

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Nel 2018 sono state 800mila le persone inquadrate con almeno un contratto di lavoro in somministrazione con tutti i diritti e la retribuzione del lavoro dipendente. La metà di loro ha meno di 34 anni. In Italia la media dei lavoratori impiegati in somministrazione è pari a 428.296 al mese.

Sono alcuni degli ultimi rilevamenti dell’Osservatorio Assolavoro Datalab fatti in base ai dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal.

Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro

I dati della ricerca
«Le Agenzie per il Lavoro impiegano stabilmente in 2.500 filiali circa 10mila persone e altre 59mila che hanno un contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Ogni anno poi effettuano ricerca e selezione per ulteriori 50mila persone assunte direttamente e stabilmente dalle aziende committenti», precisa il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza.

Dalle cifre emerge che almeno un terzo dei lavoratori impiegati in somministrazione a termine, dopo esser transitato per una Agenzia per il Lavoro, accede a una occupazione stabile. E che i giovani che entrano nel mercato del lavoro attraverso un'Agenzia con un contratto in somministrazione hanno una maggiore probabilità di transitare in un rapporto stabile sia rispetto a chi trova una prima occupazione con un contratto a tempo determinato, sia rispetto a chi è stato assunto inizialmente con un contratto di lavoro di collaborazione o intermittente.

«Il tasso di stabilizzazione calcolato come la percentuale di coloro che, entrati con un contratto temporaneo, a 12 mesi di distanza risultino occupati con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, o il cui contratto a tempo determinato risulti convertito in un contratto a tempo indeterminato è infatti pari al 18,1% nel caso dei giovani somministrati», sottolinea Ramazza, «e scende al 13,6% per i giovani assunti per la prima volta con un contratto a termine ed è ancora più basso per le altre forme di lavoro come il contratto intermittente (8,8%) e le collaborazioni (8,6%)».

La somministrazione di lavoro e le tutele
La ricerca evidenza, oltre che la somministrazione sia la via più diretta alla stabilizzazione, anche che rappresenti la forma di lavoro flessibile con maggiori tutele per l'occupato. Un status messo a rischio dal “Decreto Dignità” che, volendo rendere più appetibili i contratti a tempo indeterminato per la aziende, ha di fatto frenato la somministrazione. «Dal mese di luglio del 2018, dopo un ciclo positivo iniziato dal 2013, la somministrazione ha vissuto una brusca frenata, in coincidenza con la riforma legislativa. L’effetto ha determinato una divaricazione tra chi ha competenze più spendibili sul mercato e che ha avuto un più rapido accesso a contratti stabili e chi, avendo maggiore fragilità, è scivolato fuori dal lavoro in somministrazione», sottolinea Ramazza.

Ma a fronte della decrescita della somministrazione ad aumentare non sono, come si aspettava il legislatore, i contratti stabili, ma al contrario le forme precarie di lavoro.

L’osservatorio Inps sul precariato infatti nel rilevare i dati sui contratti evidenzia che se da un lato la somministrazione ha perso nel periodo luglio-dicembre 2018 circa 105mila contratti nel confronto con il volume di contratti stipulato nello stesso periodo del 2017, dall'altro le altre forme contrattuali a termine registrano, invece, segnali di espansione. «Le prestazione occasionali con 51 mila contratti in più», sottolinea il presidente, «come pure crescono i contratti intermittenti con oltre 15 mila assunzioni in più nel confronto tra i due periodi e infine crescono anche gli stagionali con un aumento di quasi 11 mila unità».

Lavoro in somministrazione: Formatemp e Ebitemp
Il rischio relativo alla contrazione del lavoro somministrato sta in particolare nella contrazione delle tutele relative ai livelli salariali ed al welfare. «Questo perché le Agenzie del lavoro possono vantare un sistema formativo che rappresenta un modello di riferimento in tutta Europa e un vero e proprio welfare di settore, aggiuntivo rispetto alle prestazioni previste per i lavoratori dipendenti dell’azienda utilizzatrice e interamente finanziato con risorse private», spiega Ramazza.

La formazione delle Agenzie per il lavoro è finanziata dal fondo Formatemp. «Fondo che è stato creato dalle Agenzie che per legge “aggiungono” un 4% al totale delle retribuzioni erogate ai lavoratori in somministrazione con cui creano appunto questo plafond», continua il presidente, «Nel 2018 le Agenzie per il Lavoro hanno erogato formazione gratuita a 270mila persone con un investimento di oltre 230 milioni di euro. Più di 38.000 i progetti formativi finanziati, con forte focus su manifattura 4.0 e digitale, temi oggetto di almeno un corso di formazione su due».

Sul fronte del welfare invece I lavoratori temporanei tramite Agenzia possono contare su una vera e propria tutela di settore. «Assolavoro, insieme con i sindacati di categoria, infatti, ha dato vita a Ebitemp, l'Ente Bilaterale Nazionale per il Lavoro Temporaneo che offre numerose prestazioni a favore dei lavoratori in somministrazione:», racconta il presidente, «si evidenziano in particolare le misure di sostegno al reddito, per la maternità e gli asili nido, piccoli prestiti a tasso nullo o fortemente agevolato, una tutela sanitaria e odontoiatrica, rimborsi per le spese di trasporto fino al 50%».

Nel 2018 Ebitemp ha erogato 8 milioni di euro per le prestazioni di welfare previste dal CCNL. Le richieste presentate all’ente bilaterale sono state 28.752, con un aumento del 27,5% rispetto al 2017.

Un modello messo nell'angolo
Le Agenzie per il Lavoro si confermano così la porta di ingresso principale verso il lavoro stabile, per tutti e in particolare per i giovani, molto più di qualsiasi altro canale. «La nostra forza sta nel modello, basato da un lato sulla conoscenza di imprese e lavoratori e sul matching tra domanda e offerta e dall'altro su formazione mirata e specifica», chiarisce Ramazza, «modello che però, nonostante i numeri dimostrino essere il migliore possibile, fino ad oggi è stato per lo più ignorato dalle istituzioni che, ogni volta che hanno affrontato il tema del lavoto in questi anni, non ci hanno mai coinvolto. Da sempre operiamo fianco a fianco con il tessuto produttivo e con le rappresentanze sindacali confrontandoci con i lavoratori. Abbiamo un'esperienza che sarebbe intelligente sfruttare», conclude Ramazza.

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