Automazione 2 Morning Future
Immaginare Intervista 29 Aprile Apr 2019 0730 29 aprile 2019

L’automazione ucciderà il lavoro? Assolutamente no: lo renderà migliore

Guido Jouret, chief digital officer di ABB spiega perché automazione e intelligenza artificiale sono le leve per accrescere le potenzialità delle persone

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La tecnologia va veloce. Questi sono gli anni delle domande. Una tra tutte: “Ma l’automazione dei processi cancellerà posti di lavoro?”. No, ma li trasformerà e bisogna essere pronti al cambiamento.

Guido Jouret, chief digital officer di ABB, azienda leader del settore tecnologico all’avanguardia nelle reti elettriche, nei prodotti per l’elettrificazione, nell'automazione industriale, nella robotica e nel controllo di movimento, che opera in oltre 100 paesi con circa 147mila dipendenti, spiega perché non dobbiamo demonizzare l’automazione dei processi e l’intelligenza artificiale, ma al contrario farli diventare concetti nostri, quotidiani, che non cancellano il lavoro ma, anzi, ne aumentano le potenzialità.

Se lei dovesse spiegare ai non adatti ai lavori che cos’è l’automazione che esempio potrebbe fare?
Facciamo una premessa: automazione non significa solo “robot”. Le persone pensano che quello dei robot sia l’esempio più lampante, ma in effetti è già molto tempo che si lavora sul concetto di automazione. Si parla di automazione quando entrano in gioco tre elementi:

Guido Jouret, chief digital officer di ABB

percezione, analisi, azione. E per chiudere questo loop, questo cerchio, si utilizzano tecnologie digitali. Quindi i sensori percepiscono e convertono temperatura, vibrazioni e alcuni elementi del mondo fisico prima di tutto in rappresentazioni digitali. L’analisi invece, oggi è perlopiù prodotta da software che applicano determinate regole (se la temperatura è troppo alta, apri questa valvola- se questo accade, segui queste istruzioni). E questo lo si può vedere soprattutto applicato agli impianti: chimici, idrici, e nelle fabbriche. Quindi per la maggior parte delle cose, a meno che tu non lavori in una fabbrica di impianti, non è ancora automazione quella di cui si parla. L’ultima parte poi è l’azione, ovvero come si trasforma l’istruzione digitale in un’azione fisica (accendi e spegni i motori), ed è questa la forma più comune di automazione oggi. I robot attualmente sono solo una piccola parte dell’automazione, ma una grande fetta di quella di domani.

Come influiscono i processi di automazione nella vita della società?
Più o meno tutto quello che utilizziamo come servizio è prodotto da un processo di automazione, che sia acqua, elettricità o perfino il cibo. Se pensiamo per esempio al chicco di grano, o qualsiasi parte di qualcosa che si vuole mangiare ma che va comunque diviso dal resto, quella divisione avviene attraverso l’utilizzo di tecnologie di automazione. Anche gran parte delle cose prodotte in fabbrica viene realizzata tramite automazione: come consumatori noi vediamo l’automazione solo nella parte finale, non interagiamo con l’automazione stessa.

Come consumatori noi vediamo l’automazione solo nella parte finale, non interagiamo con l’automazione stessa

Guido Jouret, chief digital officer di ABB

Quali sono stati nel corso della storia i decenni che lei definisce come fondamentali per lo sviluppo di questi processi?
Tutte le rivoluzioni industriali. Pensiamo alla prima, questa è avvenuta quando “parti del corpo hanno iniziato ad essere sostituite con l’acciaio”. Nel senso che abbiamo iniziato a muoverci sui treni, a costruire strumenti che ci hanno permesso di sollevare, di muovere o alzare cose che prima erano troppo pesanti. La seconda rivoluzione è avvenuta quando si è passati ai modelli elettrici. Un motore, specialmente un motore elettrico, può essere molto piccolo e può essere impiantato in tanti posti. Quindi questo ci ha permesso di sfruttare molto di più le potenzialità dell’elettricità. La terza rivoluzione industriale è avvenuta quando abbiamo iniziato ad introdurre questo concetto di tecnologie di automazione con i computer. I computer nelle fabbriche, i computer che sono diventati una parte di questo loop “sense, analyse and act”; loro avrebbero controllato le macchine, decidendo come tagliare, preparare le attrezzature e gli ingredienti. Ma la quarta rivoluzione sta avvenendo proprio ora: pensiamo ai comuni computer, loro lavorano quando gli diamo istruzioni esplicite “fai questo, fai quello”. Nella quarta rivoluzione industriale però noi conosciamo anche nuove tipologie di computer, implementati dall’intelligenza artificiale, e questo significa che loro per la prima volta non solo possono seguire delle istruzioni, ma possono imparare e adattarsi. Possono quindi dire “prenderò automaticamente la migliore decisione, in funzione di migliore efficienza, produzione o sicurezza”. E questo è nuovo. Ciò significa che nel futuro molte più decisioni verranno prese dall’intelligenza assistita (intelligence assistance) alimentata dall’Intelligenza Artificiale.

Ogni lavoro, ogni professione, in alcune parti verrà aiutata e assistita tramite la tecnologia e ci renderà più produttivi

Guido Jouret, chief digital officer di ABB

L’automazione tra dieci anni. Quali saranno i campi in cui sarà più utilizzata?
Io penso che vedremo molte mansioni e lavori venire automatizzati; non necessariamente tutti i lavori spariranno, ma vedremo che parti del lavoro delle persone verranno rimpiazzate o assistite dalla tecnologia. Il primo esempio che mi viene in mente riguarda il customer service: quando chiamiamo al telefono l’assistenza di un’azienda, la prima voce che sentiamo è quella di un computer. E noi parleremo con questa voce, e in alcuni casi riceveremo anche l’aiuto che ci serve, senza mai aver parlato con una vera e propria persona. Facciamo un altro esempio: quello dell’assistenza sanitaria. Che cosa fanno i medici? Una diagnosi, prescrivono e controllano se il medicinale prescritto funziona. Le diagnosi e le valutazioni dell’effettività di tutto questo potrà essere fatta anche dai computer. Il computer potrà dire: “hai la febbre, prendi questo; puoi avere la febbre gialla, cambia medicinale”. Ma il personale medico sarà sempre coinvolto in tutto. Perché? Perché il computer potrebbe prescrivere medicinali ad una persona anziana, ma la vera ragione per cui quella persona è andata dal dottore potrebbe non essere la febbre ma semplicemente la paura di restare sola, e il desiderio di essere rassicurata. E ovviamente l’intelligenza artificiale non può saperlo questo, devi essere una persona per capirlo. Un altro esempio riguarda la professione degli avvocati: gran parte di quello che fanno gli avvocati è la ricerca di informazioni pregresse.

Come?
Ogni volta che devono cercare qualcosa vanno su Google, e fanno una ricerca soltanto digitando dei tasti. Ma prima, bisognava delegare qualcuno nell’ufficio legale per trovare libri o casi precedenti simili. Ora puoi avere un computer che ti fa anche un riassunto, leggendo centinaia di pagine e producendone giusto due sommario. Questo ha per caso cancellato la figura dell’avvocato? No, ne ha solo agevolato il lavoro. Quello che voglio dire è che penso che ogni lavoro, ogni professione, in alcune parti verrà aiutata e assistita tramite la tecnologia e ci renderà più produttivi.

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