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Immaginare Trend 15 Aprile Apr 2019 0700 15 aprile 2019

Automotive, così cambia il lavoro nell’industria dell’auto

Driverless, elettriche e condivise: le auto del futuro saranno molto diverse da come le conosciamo oggi. Innanzitutto meno inquinanti, ma anche più sicure e volte all’intrattenimento. Soprattutto, daranno lavoro a molte più persone rispetto ad oggi: preparatevi quindi a vedere il trend esplodere nei prossimi anni

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Quando vi immaginate il futuro pensate ad auto volanti, banda superveloce e device sottopelle? Considerando la velocità di evoluzione delle tecnologie, potremmo arrivarci molto presto. Se l’Internet of Things già caratterizza un numero crescente di oggetti di uso quotidiano, se abbiamo la possibilità di fare pagamenti senza usare fisicamente la carta di credito e se ormai la mentalità sharing ci consente di condividere praticamente qualsiasi cosa, non c’è dubbio che i prossimi passi ci potranno portare a cambiamenti ancora più drastici.

Tra tutti, però, c’è un particolare settore che sta vivendo una rivoluzione senza precedenti: quello delle automobili. Da tempo ormai sentiamo di auto sostenibili ed elettriche, auto che si guidano da sole, auto a disposizione di tutti per la mobilità urbana. I governi si stanno attivando per promuovere lo sviluppo delle auto di nuova generazione nel rispetto degli standard ambientali, e lo stesso stanno facendo le case automobilistiche. Il settore è in forte espansione. Ma quali sono le ripercussioni per il business, per la società, e soprattutto per il lavoro?

Secondo l’ultimo rapporto sulla e-mobility di Modis, società di consulenza tecnologica in diversi ambiti dell’innovazione, tra cui l’automotive, solo tre anni fa la mobilità elettrica era una riflessione che interessava un quarto delle aziende del settore. Oggi, invece, si tratta di una sperimentazione strategica che caratterizzerà il 65% del comparto nei prossimi tre anni. Addirittura c’è chi ipotizza che nel giro di dieci anni al massimo le strade saranno percorse in prevalenza da veicoli autonomi. E piuttosto che di proprietà, si preferirà usarli in condivisione, cavalcando l’onda dell’odierno car sharing.

Quella che si prospetta è insomma una rivoluzione che arriverà a toccare tutti, non soltanto gli addetti del settore. Siamo pronti per abbracciare questo cambiamento? Dal punto di vista aziendale, sembrerebbe di sì: già da tempo i grandi nomi dell’automotive hanno messo gli occhi sulle potenzialità dell’auto elettrica, e si stanno adoperando per svilupparne di sempre più efficienti e sostenibili dal punto di vista meccanico. La guida autonoma, invece, rimane ancora una pagina tutta da scrivere (ne sono un esempio dilemmi etici che ancora danno qualche grattacapo ai produttori), ma resta comunque tra le priorità di sviluppo del business. La direzione è chiara e le risorse che serve mettere in campo pure: nel prossimo futuro, si può dire che tutto si giocherà sull’acquisizione delle risorse e delle competenze giuste.

Sicuramente l’e-mobility avrà un impatto dirompente in futuro, le aziende dovranno mettere in campo risorse nella ricerca e innovazione con focus sulla sicurezza dei dati e della connettività V2X

Dario Conigliaro, Technical Manager di Modis

Con l’avvento della guida autonoma e dell’elettrico, infatti, le nuove frontiere si sostanzieranno, più che sulla meccanica, sull’acquisizione di nuove tecnologie e sullo sviluppo dei software necessari per consentire alle auto di diventare sempre più non solo mezzi di trasporto, ma anche un’occasione per trascorrere il tempo intrattenendosi (non dovendo più tenere le mani sul volante e gli occhi sulla strada). Secondo Dario Conigliaro, Technical Manager di Modis, infatti, «l’auto sarà in futuro un ambiente multi-purpose che permetterà un’ottimizzazione della gestione del tempo durante gli spostamenti, per permettere all’utilizzatore di studiare o lavorare in movimento: potremmo chiamarlo “ambiente mobile intelligente”».

Secondo Modis, queste nuove professioni richiedono competenze ad oggi rare, che il mercato è pronto a valorizzare. Occorreranno nuove figure professionali, in particolare sviluppatori di app e specialisti dell’intelligenza artificiale per consentire la creazione di un’intera offerta di infotainment (audio, comunicazioni, servizi di intrattenimento e navigazione satellitare) all’interno dell’abitacolo. E naturalmente serviranno anche esperti di sicurezza informatica, per via della grande quantità di dati che invieremo trascorrendo il tempo in auto (che sarà costantemente connessa alla rete). Secondo gli addetti del settore, sarà infatti l’ambito software a guidare il maggior flusso di ricavi. «Sicuramente l’e-mobility avrà un impatto dirompente in futuro, le aziende dovranno mettere in campo risorse nella ricerca e innovazione con focus sulla sicurezza dei dati e della connettività V2X (quella tra veicoli e realtà circostante, ndr)», aggiunge Conigliaro.

Perciò sempre più le case automobilistiche dovranno avviare partnership strategiche con startup e fornitori di servizi per completare l’offerta dell’esperienza di trasporto. L’esempio di Modis, che grazie alla sua esperienza come partner nell'ambito ricerca e sviluppo ha identificato le sfide tecnologiche del settore e le implicazioni sulle nuove professioni come conseguenza, si muove proprio in questa direzione: «Al momento Modis è impegnata in diversi progetti di R&D nel settore, uno di questi è TEINVEIN che, in collaborazione con altre aziende partner e grazie al cofinanziamento di Regione Lombardia, permetterà lo sviluppo di tecnologie innovative in ambito guida autonoma, sensoristica di bordo, connettività V2X e gestione flotte per car sharing», dice il manager.

Soltanto in Europa, il cambiamento dei processi di produzione dovrebbe portare alla creazione di oltre 2 milioni di posti di lavoro, a fronte di una estinzione di circa 120.000 posti di lavoro

Naturalmente, la competizione per aggiudicarsi le figure più competenti in questo senso (che oggi ancora scarseggiano) sarà sempre più serrata: le università non sono ancora pronte per formare figure professionali specializzate in questi settori (l’intelligenza artificiale, per esempio, non è parte essenziale dei corsi di ingegneria, riporta Modis), e d’altra parte le aziende non hanno ancora la capacità di sviluppare internamente e in toto le competenze che necessitano.

Per coloro che volessero cimentarsi nello studio di queste nuove professioni, il premio è dunque assicurato: un giovane specializzato in ingegneria informatica, uno sviluppatore o un esperto di robotica troverà lavoro in men che non si dica.

L’impatto dell’evoluzione dell’automotive sul mondo del lavoro è quindi notevole: soltanto in Europa, il cambiamento dei processi di produzione dovrebbe portare alla creazione di oltre 2 milioni di posti di lavoro. Il ricambio di competenze e manodopera invece vedrà l’estinzione di circa 120.000 posti di lavoro, soprattutto nel comparto manifatturiero (la produzione dei componenti elettronici consente un risparmio di un buon 40% sulla manodopera). Non solo: oltre agli sviluppatori IT, naturalmente acquisterà sempre più rilievo la formazione di meccanici specializzati che sappiano risolvere i guasti dei motori elettrici: un ricambio su tutti i fronti e una sfida non solo per le aziende, ma anche per i singoli lavoratori.

Quali e quante saranno le frontiere dello sviluppo è ancora difficile a dirsi. Ma di certo, con 1,2 milioni di auto elettriche vendute nel mondo nel 2017 (cresciute del 57% rispetto al 2016) e un valore della guida autonoma che potrebbe arrivare a valere 54 miliardi di dollari entro la fine del 2019, le prospettive sono molto positive. E questo vale anche per l’Italia, che pur soffrendo di un cronico ritardo quando si tratta di innovazione, sta comunque aumentando le vendite di auto elettriche e installando un numero maggiore di colonnine di ricarica sul territorio nazionale. Sarà pure solo l’inizio. Ma se considiamo che solo qualche giorno fa Elon Musk ha annunciato che uno dei suoi modelli Tesla volerà per davvero, il futuro che abbiamo in mente potrebbe essere davvero più vicino di quanto sembri.

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