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Immaginare Trend 26 Novembre Nov 2018 0830 26 novembre 2018

Nessuna catastrofe, per il WEF nuove tecnologie creeranno nuovi posti di lavoro

L’ultimo rapporto del World Economic Forum, “The future of job 2018”, ribalta le previsioni catastrofiche precedenti: entro il 2022, intelligenza artificiale e robotica avanzata creeranno 133 milioni di posti di lavoro, a fronte dei 75 milioni distrutti

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È vero, le macchine sostituiranno molti posti di lavoro. Ma ne creeranno anche tanti. L’ultimo rapporto del World Economic Forum, “The Future of Job 2018”, ribalta le previsioni catastrofiche precedenti sul rapporto tra nuove tecnologie e lavoro umano. Il calcolo è che, entro il 2022, intelligenza artificiale e robot creeranno 133 milioni di posti di lavoro a fronte dei 75 milioni distrutti. Un saldo netto di 58 milioni di posti lavoro in più.

«Emergeranno nuovi lavori, mentre altri scompariranno in parte o del tutto», si legge nel rapporto. I posti di lavoro che verranno via via rimpiazzati con l’avvento dell’intelligenza artificiale saranno quelli del terziario e del terziario avanzato. A partire dalle professioni mediche e cliniche. Per quanto riguarda la robotica, invece, in campo sanitario e sociale verranno creati nuovi posti di lavoro. In ogni caso, dicono gli studiosi, «le competenze richieste sia nei nuovi sia nei vecchi lavori cambieranno nella maggior parte dei settori e modificheranno il “come” e il “dove” le persone lavoreranno».

I driver principali del cambiamento da qui al 2022, si legge nel report, sono l’Internet mobile, l’intelligenza artificiale, l’analisi dei Big Data, la tecnologia cloud. L’85% delle società è infatti intenzionata ad accelerare l’adozione di queste tecnologie nell’organizzazione del lavoro. Per quanto riguarda invece l’adozione di robot umanoidi, ovvero le macchine intelligenti che replicano il lavoro umano, bisogna fare un distinguo a seconda dei settori, con una variazione che va dal 23 al 37% rispetto alle previsioni di investimento da parte delle aziende. In testa ci sono le società che offrono servizi finanziari, al primo posto nelle pianificazioni di investimento di forme di intelligenza artificiale in grado di sostituire molte delle tradizionali occupazioni del comparto.

Nel 2018, in media il 71% delle ore lavoro è svolto da umani e il 29% dalle macchine. Entro il 2022, la proporzione sarà di 58 e 42%.

Ma non si tratterà solo di trasformazioni in termini quantitativi. È il lavoro come lo conosciamo oggi che sta cambiando. Circa il 50% delle società prevede che l’automazione porterà a una riduzione della forza lavoro full time entro il 2022. Tuttavia, il 38% si aspetta anche che i propri dipendenti avranno ruoli in azienda che guideranno verso una maggiore produttività e il 25% crede che si creeranno nuove figure professionali nell’organico aziendale. La previsione più interessante, però, è che i datori di lavoro prevedono di espandere la forza lavoro ingaggiando lavoratori flessibili, occupati in task (mansioni) specifiche, che opereranno da remoto senza una sede fisica definita.

In questo orizzonte, si creerà una nuova interazione tra lavoratori e macchine. Nel 2018, in media il 71% delle ore lavoro è svolto da umani e il 29% dalle macchine. Entro il 2022, la proporzione sarà di 58 e 42%. E se oggi, in termini di ore di lavoro, in nessuna mansione le macchine o gli algoritmi sono predominanti, entro il 2022 questa fotografia cambierà, con l’automazione che per alcune mansioni arriverà a coprire fino al 57% delle ore di lavoro totali.

Ma non andiamo verso una catastrofe per il lavoro umano, si ribadisce nel report. Anzi, le stime sono positive circa la creazione di nuove mansioni e nuovi lavori, a fronte della perdita di diversi posti. Entro il 2022, nelle professioni emergenti la percentuale di lavoro aumenterà dal 16 al 27%, mentre nelle occupazioni tradizionali si scenderà dal 31 al 21%. In termini assoluti – questi sono i calcoli che fanno i ricercatori che hanno realizzato il report – corrisponde a una perdita di 75 milioni di posti di lavoro, a fronte della nascita di 133 milioni nuove occupazioni aggiornate al nuovo rapporto con le macchine e gli algoritmi.

Queste stime, si legge, «sono utili per fare il focus sulla tipologia di strategie adattive che devono essere messe in atto per facilitare la transizione della forza lavoro nel nuovo mondo del lavoro». Tali previsioni, dicono gli studiosi del World Economic Forum, «fanno emergere i due fronti paralleli e interconnessi del cambiamento nella forza lavoro: 1) il declino di alcune figure con l’automazione di alcune mansioni; 2) l’aumento di nuovi prodotti e servizi, con la relativa crescita di nuove mansioni e lavori, generato dalla adozione delle tecnologie innovative e dagli altri sviluppi socio-economici, come la crescita della middle class nelle economie emergenti e i cambiamenti demografici».

Tra le nuove figure richieste, compaiono ruoli legati alle nuove tecnologie. La previsione, però, è anche l’aumento della domanda di figure in cui prevalgono le competenze “umane”.

Tra le nuove figure richieste, compaiono ruoli legati all’avvento o al rafforzamento delle tecnologie: AI e Machine Learning Specialist, Big Data Specialist, Process Automation Expert, Information Security Analyst, User Experience and Human-Machine Interaction Designer, Robotics Engineer, e Blockchain Specialist. Ma anche Data Analysts and Scientist, Software and Applications Developer, Ecommerce e Social Media Specialist. La previsione, però, è anche l’aumento della domanda di figure in cui prevalgono le competenze “umane”, come gli operatori di Customer Service, i professionisti del Marketing e delle Vendite o gli specialisti nell’Organizzazione del lavoro.

Il report parla di un “imperativo di reskilling”, ovvero formazione di nuove competenze. «Entro il 2022, a non meno del 54% dei lavoratori sarà richiesto un processo di re e up-skilling», si legge. Ovvero riqualificazione, formazione, nuove competenze nell’approccio alle nuove tecnologie. Mentre, allo stesso tempo, abilità umane come la creatività, il pensiero critico, l’intelligenza emotiva, la resilienza, a flessibilità, la capacità di negoziazione aumenteranno il loro peso.

La conclusione del report è questa: «Queste trasformazioni, se gestite con intelligenza, potrebbero guidare a una nuova età del lavoro, migliorando la qualità della vita per tutti. Ma se verranno gestite in maniera approssimativa, pongono dei rischi di diffusione dello skill gap, disuguaglianza crescente e maggiore polarizzazione del mercato del lavoro». Non saranno le macchine a decidere del nostro lavoro, ma come noi umani gestiremo il loro arrivo nelle fabbriche e negli uffici.

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