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Orientare Trend 23 Novembre Nov 2018 0830 23 novembre 2018

Cresce l’economia della cultura, un antidoto contro la povertà

«Le sfide della contemporaneità, dell’innovazione tecnologica e digitale e della competizione internazionale richiedono un Paese più reattivo anche in ambito culturale», dice il Presidente di Federculture Andrea Cancellato

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Un’Italia in cui cultura e sviluppo viaggiano a braccetto appare possibile. Così il quattordicesimo Rapporto Federculture 2018 “Impresa Cultura”, la più importante fonte di aggiornamento e analisi sulle politiche culturali, le dinamiche di domanda e offerta e i processi di innovazione, ritrae un Paese in crescita e fa il punto su quanto affrontato negli anni appena passati.

Aumenta l’esborso per visitare mostre e musei, salgono i consumi di arte e spettacolo, il settore cultura cresce del 2,6 per cento, e aumenta (dello 0,5%) il numero di chi legge almeno un libro all’anno. Il 2017 è stato un anno favorevole anche per il turismo in Italia: con quasi 60 milioni di arrivi da paesi stranieri, e 212 milioni di presenze il turismo internazionale ha fatto registrare un +8% rispetto al 2016. L’andamento del settore è positivo anche nei primi mesi del 2018, in particolare per il turismo internazionale che, tra gennaio e maggio, è cresciuto del 5% in termini di arrivi e dell’8% per quanto riguarda le presenze.

I problemi irrisolti però, antichi e nuovi, della gestione della cultura in Italia, le criticità e le debolezze del sistema dell’offerta e della produzione culturale, sono ancora lontani dall’essere del tutto superati.

A livello territoriale si registrano ancora delle forti differenze tra Nord e Sud del Paese: nelle regioni settentrionali la spesa media mensile in cultura supera i 150 euro mensili, e rappresenta il 6% del budget familiare, mentre nel Meridione lo stesso dato è inferiore ai 95 euro. Confrontando i dati dell’Italia con quelli dell’Eurozona, emerge come la spesa in cultura e ricreazione delle famiglie italiane sia al di sotto della media europea e ben lontano dai Paesi più virtuosi (6,6% sul totale dei consumi finali contro l’8,5% europeo e l’11% della Svezia).

I dati sulla lettura sono poi una spia della permanenza nel Paese di un problema di scarsa partecipazione complessiva alle attività culturali. Sono, infatti, totalmente inattivi il 38,8 per cento degli adulti (oltre 25 anni di età). E nei singoli ambiti l’assenza di pratica culturale raggiunge anche l’80%, come nell’esempio del teatro, o del 90% per i concerti classici.

Grazie alla cultura possiamo contrastare marginalità, povertà, analfabetismi e rendere migliore il nostro Paese, più accogliente e inclusivo, più forte nello scenario internazionale, più adeguato per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Andrea Cancellato, Presidente di Federculture

Federculture individua anche gli obiettivi per il prossimo futuro delle imprese culturali e di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel settore, sottolineando l’urgenza di un impegno concreto per incentivare la partecipazione dei cittadini sia sotto l’aspetto della fruizione, rendendo sempre più accessibili i luoghi della cultura, sia sotto quello dell’impegno dei cittadini stessi nel prendersi cura, come parte attiva, del patrimonio, intervenendo nella sua gestione.

Federculture scrive un rapporto che non è solo descrittivo, ma funge anche da monito per le istituzioni. Ad esempio, per una rapida ratifica della Convenzione di Faro che, introducendo un concetto molto più ampio e innovativo di "eredità-patrimonio culturale”, promuove una nuova visione del rapporto tra il patrimonio culturale e le comunità, e lo innalza a risorsa per lo sviluppo sostenibile.

«Le sfide della contemporaneità, dell’innovazione tecnologica e digitale e della competizione internazionale richiedono un Paese più reattivo anche in ambito culturale», commenta il Presidente di Federculture Andrea Cancellato ad AgCult. «Ci vuole una squadra, una Nazione che sia consapevole dei mezzi che ha, che li sappia riconoscere e li sappia usare (bene), che voglia credere nelle sue potenzialità. Le imprese culturali sono a disposizione, assumendosi per prime le responsabilità che gli competono, chiedendo agli interlocutori, dal governo agli enti Locali, dalle imprese all’opinione pubblica, di fare altrettanto perché grazie alla cultura possiamo contrastare marginalità, povertà, analfabetismi e rendere migliore il nostro Paese, più accogliente e inclusivo, più forte nello scenario internazionale, più adeguato per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Lo faremo con spirito costruttivo, per partecipare alla costruzione di un’Italia che sia all’altezza della sua Storia, con cittadini di prima e di nuova generazione forti, istruiti e colti».

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