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Orientare Trend 12 Novembre Nov 2018 0830 12 novembre 2018

La dispersione scolastica cala, ma c’è ancora tanto da fare

Il tasso di dispersione scolastica è calato dal 20,8% di dieci anni al 13,8% del 2016. I dati sono in discesa, ma siamo ancora al di sopra dell’obiettivo del 10% di Europa 2020, e le regioni meridionali superano la media nazionale

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La buona notizia è che la dispersione scolastica in Italia è in calo, con un tasso del 13,8% di coloro che nel 2016 hanno abbandonato gli studi contro il 20,8% di dieci anni fa. La cattiva notizia è che restiamo ancora ben al di sopra dell’obiettivo Europa 2020, che prevede il raggiungimento di una quota massima del 10 per cento. Oltre al fatto che esiste ancora un divario Nord-Sud notevole, con Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia, Calabria sopra la media nazionale della dispersione.

Se, come dimostrava un report di TuttoScuola, dal 1995 al 2014, in 15 anni, abbiamo “perso per strada” oltre 3,5 milioni di studenti, i dati ad oggi sono in netto miglioramento, ma restano ancora tutt’altro che confortanti. Guardiamoli nel dettaglio.


Le scuole medie

L’ultimo report pubblicato dalla Cabina di regia sulla dispersione scolastica del ministero dell’Istruzione a fine 2017 evidenzia che nell’anno scolastico 2015/2016 14.258 ragazze e ragazzi, pari allo 0,8% di coloro che frequentavano le scuole medie, hanno abbandonato gli studi in corso d’anno o nel passaggio da un anno all’altro. Al Sud la propensione all’abbandono è maggiore, arrivando all’l’1% (l’1,2% nelle isole e 0,9% al Sud). Mentre nel Nord Est la percentuale è più contenuta, con lo 0,6%. Tra le regioni con maggiore dispersione spiccano la Sicilia con l’1,3%, la Calabria, la Campania e il Lazio con l’1%. La percentuale più bassa si evidenzia in Emilia Romagna e nelle Marche, con lo 0,5%.

Ma c’è anche una differenza di genere importante: i maschi abbandonano la scuola più delle femmine. Ed è anche centrale il punto di partenza degli studenti, a conferma della scarsa mobilità sociale italiana. La dispersione scolastica colpisce infatti maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani: dispersione al 3,3%, contro lo 0,6% relativo agli alunni con cittadinanza italiana.

L’abbandono è più frequente, poi, fra coloro che sono in ritardo con gli studi: la ripetizione degli anni scolastici può essere considerato un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l’abbandono. La percentuale di alunni che hanno abbandonato il sistema scolastico è pari al 5,1% per gli alunni in ritardo, e allo 0,4% per gli alunni in regola. La distribuzione per fasce di età mostra come l’abbandono sia più elevato per gli alunni che hanno età superiore a quella dell’obbligo scolastico, cioè sopra i 16 anni.

I dati storici sull’abbandono scolastico alle medie dicono però che il fenomeno è in diminuzione, con un calo complessivo, dall’1,08% del 2013/2014 allo 0,83% del 2015/2016.

La dispersione nel passaggio fra i cicli

Nel passaggio dall’anno 2015/2016 al 2016/2017, dei 556.598 ragazze e ragazzi che hanno frequentato il terzo anno delle scuole medie, 34.286 sono usciti dal sistema scolastico, pari al 6,16% della platea di riferimento. Il 4,47% di queste ragazze e ragazzi è passato alla formazione professionale regionale, lo 0,02% è andato in apprendistato, lo 0,06% ha abbandonato per validi motivi (istruzione parentale, trasferimento all’estero), l’1,61% ha abbandonato del tutto.

Ma la serie storica di passaggio tra cicli scolastici vede anche in questo caso un miglioramento: la dispersione fra i cicli era dell’1,18% nel 2013/2014, dello 0,77% nel 2014/2015, dello 0,52% nel 2015/2016.


Le superiori

Andando avanti con l’età, i numeri salgono. L’abbandono alle superiori si attesta al 4,3% (112.240 ragazzi). I numeri sono più elevati nel primo anno di corso (7%). E i maschi, anche in questo caso, abbandonano più delle femmine. Il Mezzogiorno continua ad avere una percentuale più alta della media nazionale (4,8%): tra le regioni con maggiore abbandono spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5%. Mentre le percentuali più basse si evidenziano in Umbria, con un valore del 2,9%, e in Veneto e Molise con valori del 3,1%. Considerando il dettaglio della cittadinanza degli alunni, anche per quest’ordine scolastico è evidente come il fenomeno della dispersione scolastica colpisca maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani.

L’abbandono complessivo più contenuto si è registrato per i licei che hanno presentato mediamente una percentuale del 2,1%. Per gli istituti tecnici la percentuale è stata del 4,8% e per gli istituti professionali dell’8,7%. Tra i licei spicca il tasso di dispersione complessivo del liceo artistico, con il 4,8%. Per gli istituti tecnici, la percentuale di dispersione si è attestata al 5,2% per i percorsi a indirizzo economico e al 4,6% per quelli ad indirizzo tecnologico. Tra i professionali gli istituti con indirizzo industria e artigianato hanno presentato una percentuale di abbandono complessivo più alta, con l’11%. L’elevata uscita dal percorso scolastico di studentesse e studenti iscritti agli istituti professionali potrebbe tuttavia rivelarsi meno consistente, se si considera che una parte (più o meno cospicua a seconda delle varie realtà territoriali) potrebbe essere transitata nel sistema regionale di istruzione e formazione professionale senza averne dato comunicazione alla scuola.

La serie storica vede però anche in questo caso un miglioramento: la dispersione era del 4,4% nel 2013/2014, del 4,6% nel 2014/2015, del 4,3% nel 2015/2016.

Le proposte

Il documento elaborato dalla Cabina di regia Miur sostiene che, per combattere la dispersione scolastica, vadano studiate modalità specifiche di composizione delle classi, rafforzata e favorita la didattica laboratoriale con una gestione più flessibile e aperta delle classi stesse e ricostruito il patto fra scuola e famiglie. Il contrasto alla dispersione e alla povertà educativa – si legge – va promosso, in concreto, anche attraverso l’edilizia scolastica di qualità, l’estensione del tempo pieno, la promozione di attività che vadano oltre l’orario scolastico, il sostegno all’innovazione digitale e ai laboratori, la formazione dei docenti. “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde”, scriveva mezzo secolo fa don Milani in Lettera a una professoressa. È dalle aule, insomma, che bisogna partire per riportare i ragazzi sui banchi di scuola.

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