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Orientare Intervista 18 Luglio Lug 2018 0830 18 luglio 2018

Ecco come le professioni legali sopravvivono ai robot

L’intelligenza artificiale rischia di sostituire diverse professioni ma non quella legale. Se infatti la legal practice sarà profondamente trasformata dalla tecnologia, l’AI potrebbe rendere l’esercizio del diritto molto più interessante

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L’intelligenza artificiale non sostituirà i professionisti del settore legale ma renderà la loro vita molto più facile. Parola di Alessandra Bini, a capo del Dipartimento Legal di IBM Italia. Proprio IBM, insieme alla società di robotica Softbank robotics, ha sviluppato due anni fa Pepper, l’assistente legale high-tech, sviluppato su un sistema di AI di tipo cognitivo, in grado di analizzare in pochi secondi vastissima quantità di dati, ottimizzando e razionalizzando in modo esponenziale il lavoro negli studi legali. Ad Alessandra Bini abbiamo chiesto come l’intelligenza artificiale trasformerà la legal practice, ecco cosa ci ha risposto.

In quali modalità, l’intelligenza artificiale può essere adottata nella legal practice?

L’impatto dell’intelligenza artificiale nella professione legale è simile a quello di altre discipline. Il grande valore dell’AI è la capacità di combinare enormi quantità di dati con metodi di correlazione delle informazioni, permettendo dunque un alto grado di knowledge management, ovvero di organizzazione della conoscenza. La funzionalità di analisi dei documenti è infatti comparabile a quella delle vecchie ricerche legali attraverso database ma il grande valore aggiunto è che al risultato si arriva, non attraverso l’utilizzo di parole chiave, bensì attraverso l’analisi dei concetti o delle strutture dei documenti. L’intelligenza artificiale permette dunque di studiare una grande mole di documenti in un lasso di tempo estremamente breve, rendendo inoltre possibile individuare le aree di rischio e le clausole su cui è necessario focalizzarsi perché non sono in linea con il modello standard o con la legge.

L’intelligenza artificiale permette di studiare una grande mole di documenti in un lasso di tempo estremamente breve.

Alessandra Bini, a capo del Dipartimento Legal di IBM Italia

Oltre al “knowledge”, un altro utilizzo possibile negli studi internazionali è relativo all’expertise finder, ovvero grazie all’AI si può identificare con rapidità il professionista che è maggiormente specializzato in un determinato settore e in un tema particolare. Si tratta dunque di un vantaggio relativo alla razionalizzazione delle risorse umane, soprattutto nei grandi studi localizzati in Paesi diversi.
L’altro aspetto su cui questo strumento è utilissimo è l’efficienza dei processi. L’intelligenza artificiale consente di avere un controllo molto preciso sull’utilizzo delle risorse e sul budget di spesa. Si tratta di una funzione meno visibile, ma molto importante.
Infine l’AI può essere adottata per implementare l’engagement. Attraverso le modalità di query, come i chatbot, ad esempio, viene aperta una possibilità di confronto e interazione, in cui si possono fare domande e ottenere risposte precise.

Quali prevedete saranno le innovazioni principali?

I professionisti del legal sono abituati ad investire grandi quantità di tempo nello studio dei testi, per questo credo che la capacità di analisi dell’intelligenza artificiale rappresenti una delle innovazioni più significative. Non sarà più necessario portare avanti le ricerche personalmente, ma si potranno utilizzare degli strumenti che compiano quelle ricerche per noi, in tempi infinitamente più rapidi. Questo permetterà quindi un’ottimizzazione e un risparmio delle risorse e del tempo.

L’intelligenza artificiale consente di avere un controllo molto preciso sull’utilizzo delle risorse e sul budget di spesa.

Alessandra Bini, a capo del Dipartimento Legal di IBM Italia

I vantaggi sembrano molti, ma quali saranno le difficoltà principali nell’adozione di questo strumento?

La sfida maggiore è capire esattamente lo scopo per cui si intende adottare l’intelligenza artificiale. Non può essere impostato come un database tradizionale, non si tratta di un sistema a scaffale, deve essere customizzato, per questo è importante avere ben chiare le esigenze. Richiede un lavoro molto complesso di costruzione del modello, è dunque necessario prevedere un investimento iniziale importante, non solo sull’implementazione del sistema, ma anche sul training, perché i professionisti siano in grado di capire e utilizzare a pieno le funzionalità dell’AI, riuscendo così a capitalizzare l’investimento e a liberare risorse.

Si parla spesso del valore dell’intelligenza artificiale, ma anche del rischio che questa si possa sostituire alle professioni umane. Esiste la possibilità che la legal practice sia praticata esclusivamente dalle macchine in futuro?

L’intelligenza artificiale consente sicuramente di velocizzare i processi e di renderli più efficienti, ma sono le idee a fare le persone. È facile immaginare che i task più ripetitivi saranno portati avanti dalle macchine, lasciando invece alle persone i processi più complessi, ma anche più interessanti. Non credo che l’AI sostituirà i professionisti.

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