Ann Winblad Morning Future
Ispirare Best Practice 13 Luglio Lug 2018 0830 13 luglio 2018

Ann Winblad: la donna che ha creato la Silicon Valley

Fondatrice di una delle prime società di software, tra i pionieri del venture capital, l’ecosistema delle startup americane deve tutto all’intuizione infallibile di questa minuta signora bionda

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Sviluppatrice, venture capitalist e imprenditrice. Ann Winblad è stata alla guida di decine di aziende e startup e, con quasi 40 anni di esperienza nell’industria high-tech, si può dire che la Silicon Valley sia stata praticamente costruita da lei. Leggenda vivente nell’ecosistema startupparo, un fiuto per l’innovazione che non ha nessuno: è stata la prima, negli anni settanta, a capire che il futuro sarebbe stato tutto nel software, per questo decide di investire in Microsoft, diventando, tra l’altro, anche la fidanzata di Bill Gates, con cui mantiene un’amicizia che durerà tutta la vita, anche dopo la fine della relazione. Un legame fortissimo quello tra i due imprenditori e, negli anni novanta, Newsweek pubblica la notizia secondo cui il papà di Microsoft avrebbe addirittura fatto firmare alla moglie Melinda un contratto pre-matrimoniale per garantirsi il diritto di fare un week-end all’anno con la ex-fidanzata.

Visionaria, eclettica e molto, molto determinata, Winblad ha fatto a pezzi il tetto di cristallo in uno dei settori con la presenza femminile più bassa: «Le cose sono cambiate in meglio negli ultimi anni, ma all’inizio era davvero dura», ha spiegato, «bisognava avere una forte bussola morale e un forte senso degli affari».

Uno degli episodi più famosi risale agli anni ottanta, quando a un evento di venture capitalist, come spesso accadeva, Winblad era una delle pochissime donne. Gli organizzatori decisero di assegnarle una stanza insieme all’altra donna invitata, una degli “artisti” che si sarebbero esibiti: «Saltò fuori che si trattava di una spogliarellista!», ha raccontato. «Però, mettiamola così, non passava molto tempo in stanza e mi auguro davvero che questo tipo di cose non accadano più».

I dati sono il nuovo petrolio.

Ann Winblad, imprenditrice e venture capitalist americana

E a chi la presenta come la “prima donna programmatrice”, lei risponde con modestia: «No, ce ne sono state altre prima di me, ad esempio Ada Lovelace», riferendosi alla matematica inglese che, nella prima metà dell’ottocento, aveva lavorato alla creazione della macchina analitica di Babbage, «io però sono ancora viva», aggiunge sempre con un sorriso.

Nata nel tranquillo Minnesota, Winblad è prima di sei fratelli, mamma casalinga e papà allenatore della squadra del liceo: «Un lavoro bellissimo, ma non molto remunerativo e in famiglia noi eravamo davvero in tanti». È proprio tra le mura di casa, dove le disponibilità economiche sono limitate, che questa ragazzina impara a cavarsela da sola e si rivela subito un prodigio dei numeri. La strada è segnata: all’università sceglie la doppia laurea in matematica ed economia. A giocare un ruolo chiave nella sua carriera è proprio il papà che, con la sua professione, le trasmette la passione per nutrire il talento degli altri: «Per tutta la vita mio padre mi ha preparato a diventare una coach, perché quando fai il passaggio da imprenditrice a venture capitalist, ti trasformi esattamente in questo: da giocatore diventi allenatore».

Per tutta la vita mio padre mi ha preparato a diventare una coach, perché quando fai il passaggio da imprenditrice a venture capitalist, ti trasformi esattamente in questo: da giocatore diventi allenatore.

Ann Winblad, imprenditrice e venture capitalist americana

Una vocazione che si legge anche nella scelta, dopo il college, di conseguire oltre al Master in economia internazionale, anche un Master in scienze dell’educazione. Una competenza che le tornerà utile proprio quando dovrà portare al successo team composti da professionalità diversissime. Oltre che per la passione, Winblad ha detto di essere grata al padre anche per un’altra cosa, che l’ha aiutata ad ambientarsi nel clima tutto maschile della Silicon Valley: «È stato davvero un bene che da piccola, ogni tanto, mi portasse negli spogliatoi degli uomini, quando doveva fare il brief post-partita, mi sono fatta la scorza».

Ann Winblad ha davvero dovuto costruirsi una scorza per farcela in un ambiente come quello degli investitori. «C’era questa azienda chiamata Cado Systems, erano molto importanti per la mia società perché rivendevano il mio software. Li chiamavano “Los Conquistadores”. La prima volta che sono andata a presentare il mio progetto ai loro rivenditori facevo fatica a guardarli in faccia, avevo più di vent’anni in meno della maggior parte di quelle persone», ha raccontato. «Iniziai, con un tono molto, molto gentile e l’amministratore delegato chiese una pausa, prendendomi da parte “Ann”, mi disse “se vuoi correre coi cani grossi, devi imparare ad alzare la gamba”. È una frase che non mi sono mai più scordata».

Fino a pochi anni fa sembrava la rivincita dei nerd, adesso però Internet ha iniziato davvero ad attrarre grossi capitali, c’è un’inondazione di dollari là fuori.

Ann Winblad, imprenditrice e venture capitalist americana

Il futuro non si pronostica, si trova

È l’intuizione infallibile a determinare, più di ogni altra cosa, il successo di Winblad. A 26 anni fonda la sua startup: Open Systems Inc, una società interamente focalizzata sullo sviluppo dei software. «Era una cosa nuovissima. In quegli anni nessuno credeva che si potessero fare soldi esclusivamente coi software», tanto che per vendere i suoi programmi Winblad deve attivare una collaborazione con un’azienda di hardware. Le cose però evolvono in fretta e sei anni dopo, l’imprenditrice riesce a vendere la sua azienda per 15 milioni di dollari, una delle exit più importanti eseguite a quel tempo. A 32 anni la Winblad si ritrova con 15 milioni di dollari in tasca. «La transazione avvenne letteralmente in contanti», ha raccontato, «mentre tutti gli altri avevano carte di credito con un massimale di spesa di 400 dollari al mese, io mi ritrovavo con tutta questa disponibilità». Per qualche anno Winblad lavora come consulente per giganti dell’high-tech, da IBM a Microsoft, e finalmente nel 1989 l’imprenditrice capisce cosa vuole fare dei suoi soldi e di tutto il patrimonio di competenze e contatti che ha acquisito nella sua carriera: insieme all’ex cestista statunitense John Hummer, laureato alla prestigiosa Stanford Business School, fonda la prima società di investimenti totalmente dedicata all’industria del software, la Hummer Winblad.

«Eravamo tra i primi a puntare su questo settore», ha spiegato Winblad. «Credevamo tantissimo nei software, nelle infrastrutture per il web e nel cloud, così abbiamo deciso di puntare su questo», una scommessa che si rivela presto vincente. I due soci sono i pionieri di un campo di investimento, in cui, qualche anno dopo, in moltissimi decidono di lanciarsi, tanto che, alla fine degli anni novanta Winblad dice la sua frase più celebre: «Fino a pochi anni fa sembrava la rivincita dei nerd, adesso però Internet ha iniziato davvero ad attrarre grossi capitali, c’è un’inondazione di dollari là fuori».

Nei primi anni di attività il fondo Venture firmato Hummer Winblad lancia 16 startup e la metà di queste viene quotata in borsa: un vero record, in un settore in cui il margine di fallimento è altissimo. Eppure a Winblad non piace essere definita “visionaria”. «È un termine che piace a molti investitori», ha spiegato. «Io però credo che non sia la visione a determinare il successo, ma la capacità di individuare un’opportunità. Siamo più che altro degli opportunisti non dei visionari». Leggere il mondo esterno, capire cos’è richiesto dal mercato e dai consumatori: sono queste le qualità dell’investitore di successo secondo Winblad: «La sfida più grande è evitare i preconcetti», ha spiegato. «Un mio collega qualche tempo fa ha scritto un libro chiamato “La fine della scienza”. Voleva essere una provocazione, per domandarsi se ci fosse ancora qualcosa da scoprire o se l’uomo avesse già scoperto tutto», ovviamente per Winblad la risposta è chiara, ma l’innovazione deve essere paziente. «In realtà la metà delle cose su cui decidiamo di investire sono molto premature, bisogna aspettare anche dieci anni ma alla fine molte di queste diventano aziende molto potenti. Per capire cosa accadrà in futuro, bisogna guardare a ciò che è finanziato oggi».

Il nostro lavoro non è predire il futuro, ma trovare il futuro.

Ann Winblad, imprenditrice e venture capitalist americana

Proprio lei, qualche anno fa, aveva pronosticato la rivoluzione dei dati. Quando un giornalista le aveva chiesto quale sarebbe stata la prossima grande innovazione, lei aveva risposto senza esitazioni: «Data is the new oil». Era il 2012, ben prima dello scandalo Cambridge Analytica, quando ancora le potenzialità sconfinate dell’analisi dei dati erano solo un’intuizione. Eppure, secondo Winblad, c’è ancora molta strada da fare perché si possano capire davvero tutte le potenzialità dei dati e il valore delle società che saranno in grado di fare data storage.

«Siamo solo all’inizio», ha dichiarato, con il suo solito fare pragmatico, facendo quasi scomparire l’aura visionaria di una previsione come questa. D’altronde Winblad non crede per nulla nelle previsioni. «Il nostro lavoro non è predire il futuro», ha spiegato, «ma trovare il futuro».

Le qualità dell’imprenditore di successo

Una carriera passata ad aiutare gli imprenditori a lanciare le proprie startup: nessuno meglio di Ann Winblad sa riconoscere i tratti distintivi del founder di successo. Tre le caratteristiche che non possono mancare: prima di tutto l’energia, fisica e mentale, l’ottimismo e la motivazione. «Se ti impigrisci, allora perderai terreno, a meno che tu non sia incredibilmente fortunato, ma la fortuna è difficile da ottenere senza tanto lavoro. Quando vediamo dei CEO che non stanno andando bene, probabilmente significa che hanno tanta energia intellettuale ma non hanno voglia di sporcarsi le mani», ha spiegato Winblad. «In secondo luogo bisogna essere positivi. Guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, perché quella è l’unica cosa che ti può traghettare attraverso i periodi più difficili. Se sei una donna, in particolare, devi tenere quel bicchiere ben stretto, davanti a te». L’ultima qualità immancabile per l’imprenditore di successo, secondo Winblad è la motivazione: «Una domanda che spesso ci si pone quando si fa questo lavoro è: “perché lo sto facendo?” e se la risposta è “perché in qualche modo credo di poter cambiare il mondo”, allora significa che si troverà sempre una ragione per andare avanti», ha raccontato. «Se ci si perde nelle piccolezze, diventa difficile riuscire ad attirare dipendenti. In Silicon Valley gli ingegneri non sono motivati dal denaro, ma dalla mission di un’azienda».

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