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Immaginare Trend 15 Giugno Giu 2018 1127 15 giugno 2018

Scuola 2.0, anche gli insegnanti italiani si aprono alla tecnologia

“È un processo lento, ma anche i professori più scettici stanno cominciando a capire che bisogna aggiornare la didattica”. Lo dice Chiara Burberi, Ceo di Redooc, piattaforma di didattica digitale dedicata alle materie scientifiche

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Immaginiamo studenti che leggono già il giorno prima i contenuti della lezione del giorno dopo. Professori che spiegano senza libri, con video e immagini. E anche compiti in classe che si fanno su uno schermo e, finito il tempo, danno già il voto. Anche la scuola italiana, nel suo piccolo, sta cambiando. E pure i tanto vituperati insegnanti italiani. Parola di Chiara Burberi, Ceo di Redooc, piattaforma di didattica digitale dedicata alle materie scientifiche – a partire dalla matematica – che propone un nuovo modo di insegnare e imparare.

«Ai ragazzi i libri non piacciono più. È una realtà ormai lontana dalla loro quotidianità», dice Burberi. «Bisogna catturare la loro attenzione online e offline». Redooc fornisce supporto ai professori con videolezioni ed esercizi interattivi spiegati e organizzati come un grande gioco online. Un mondo al quale gli insegnanti italiani sono sempre più interessati. «Se quattro anni fa, quando la piattaforma è nata, mi prendevano per pazza, oggi i professori ci contattano per capire come possono adeguare la didattica alle preferenze degli studenti», racconta Burberi.

Le scuole italiane che hanno comprato il “pacchetto” Redooc ad oggi sono 100, su un totale di 8.300. «Ovviamente, come tutti i mercati iper-regolamentati, il cambiamento è lento ma è evidente», dice Burberi. Le lezioni online, i giochi a punti e i quiz vengono usati non solo per recuperi e ripassi, ma anche per organizzare le lezioni giornaliere e anche i compiti in classe. Con la gamification, il compito si svolge su uno schermo in un tempo dato. Scaduto il tempo, il sistema si blocca. E dopo pochi minuti, si ha il voto. Punto. I professori non devono perder tempo a correggere i compiti, e possono dedicarsi meglio alla didattica.

Ai ragazzi i libri non piacciono più. È una realtà ormai lontana dalla loro quotidianità. Bisogna catturare la loro attenzione online e offline.

Chiara Burberi, Ceo di Redooc

«Anche i professori un po’ restii alla tecnologia oggi si stanno aprendo», spiega Burberi. «Basta pensare che, rispetto al passato, oggi la maggior parte di loro si registra alla nostra piattaforma attraverso gli smartphone. Il gruppo Whatsapp di classe ha in un certo senso sdoganato la tecnologia anche tra i 40-50enni!».

Nei corsi di aggiornamento c’è molto fermento sulla didattica e il ministero dell’Istruzione offre diversi investimenti e bandi indirizzati a questo. «Il professore che vuole aggiornarsi ha tante risorse a disposizione, inclusi i famosi 500 euro di bonus», dice Burberi. «Certo molto dipende dalle scuole e dai professori. Ci sono scuole brave, presidi e professori che hanno voglia di fare, altri no. È un’Italia a due velocità anche per la scuola». Che però non coincide con una divisione tra Nord e Sud, assicurano da Redooc: le cento scuole che hanno aderito alla piattaforma sono sparse in tutto il Paese.

«Dopo grande scetticismo rispetto alla tecnologia in classe, oggi le Lavagne interattive multimediali sono sempre più usate», assicura Chiara Burberi. «I professori cominciano a capire che la tecnologia è un grande valore e che bisogna usarla. Poi, certo, gli insegnanti in Italia sono 850mila, ovviamente non sono tutti così. È un processo lento, ma stiamo andando nella giusta direzione».

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