Cometa1 Morning Future
Orientare Best Practice 11 Aprile Apr 2018 0830 11 aprile 2018

Nella scuola-impresa di Cometa ogni classe è una bottega

La European Training Foundation ha inserito questa realtà nata a Como fra le dieci migliori d'Europa. Il segreto per garantire tassi di occupazione sopra la media? Mettere gli studenti al lavoro, per davvero

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A Cometa non ci sono percorsi per la qualifica e il diploma professionale, ma vere e proprie botteghe artigianali. La bottega del gusto, quella del legno, quella della natura, quella del tessuto, che a Como, città della seta, significa coniugare tradizione e innovazione. I ragazzi apprendono in assetto lavorativo: dentro la scuola ci sono un bar e un ristorante aperti al pubblico (rispettivamente con 32mila e 8mila clienti l’anno), in cui gli allievi lavorano per due giorni la settimana, al fianco dei maestri-docenti. Lo stesso vale per le altre botteghe: a dicembre 2016 le tre vetrine di uno dei “templi” commerciali del Natale, la Rinascente di Piazza Duomo a Milano, furono progettate e realizzate dai ragazzi della bottega del legno di Cometa e prima ancora una maglietta disegnata dagli alunni della bottega del tessile è stata messa in vendita da Berskha. Tutti i percorsi formativi qui sono basati sul project work: significa che tutte le attività formative sono collegate a una commessa di lavoro vera, di un prodotto o di un servizio, su cui i ragazzi si misurano per l’intero anno scolastico, dalla progettazione alla produzione. Per dirla con le parole dei ragazzi, se a scuola «si fa per finta», qui dentro «si fa per davvero».

Il lavoro è incontro con la realtà

Cometa è una realtà di famiglie impegnate nell’accoglienza, nell’educazione e formazione di bambini e ragazzi e nel sostegno delle loro famiglie. Una storia iniziata nel 1987, con un bambino sieropositivo accolto in affido da Erasmo Figini e sua moglie Serena: a cena, oggi, qui, è normale essere in sessanta persone. Aprirsi all’affido fa scoprire loro i tanti, troppi ragazzi che a scuola non ci vanno più: Cometa Formazione nasce così, nel 2003, per dare una risposta diversa ai ragazzi che la scuola ha abbandonato. Nel 2009 apre la scuola Oliver Twist e poi, nel 2015, il primo liceo scientifico artigianale d’Italia. Oggi in questa scuola-impresa si formano 400 ragazzi l’anno e una cinquantina di essi arriva qui in dispersione scolastica. La chiave di tutto è il nesso tra esperienza-realtà-lavoro come porta d’accesso dell’apprendimento: «Il processo del lavoro diventa un elemento di progettazione didattica e in più l’esperienza lavorativa è utilizzata come chiave formativa: le discipline nascono per risolvere dei problemi anche se l’abbiamo dimenticato», spiega Alessandro Mele, direttore generale di Cometa, «se i ragazzi lo comprendono cambia tutto, perché diventa un confronto con la realtà. Troppo spesso invece la scuola è distante dalla realtà».

Il processo del lavoro è un elemento di progettazione didattica. Troppo spesso invece la scuola è distante dalla realtà

Alessandro Mele, direttore generale di Cometa

L'impatto del modello Cometa

Descritta così, Cometa sembra una favola, una best practice da portare nei convegni, bellissima ma distante, impossibile, irripetibile. Cometa ha una storia tale che a raccontarla non possono più essere le stesse persone che la stanno scrivendo, a raccontare Cometa ormai devono essere altri. Ad esempio la European Training Foundation: due anni fa ha inserito il modello Cometa fra i dieci migliori d'Europa. O come We4Youth, l’iniziativa di Fondazione Sodalitas nell’ambito del progetto The European Pact4Youth, che ha appena indicato Cometa tra i casi di eccellenza.

Tiresia, il centro di ricerca sull’innovazione e la finanza per l’impatto sociale della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2016 ha messo sotto la lente Cometa per misurare l’impatto sociale del suo modello formativo. Qualche dato? «Il 95% di chi è passato qui riconosce un aumento delle proprie competenze, il 94% di chi ha alle spalle un’esperienza di drop out viene recuperato e completa il percorso. Dal 2012 ad oggi il 60% degli studenti di Cometa ha trovato un lavoro stabile, un valore dell’8% più alto rispetto alla media dei professionali in Italia e ha un reddito medio di 900 euro al mese: significa una “quasi indipendenza” economica dalla famiglia», illustra il direttore Mario Calderini. I 50 studenti in dispersione scolastica che ogni anno Cometa “recupera” alla formazione «generano un risparmio di 650mila euro all'anno per la spesa pubblica e il valore economico diretto generato nel 2015 è stato di 2 milioni di euro». E ancora: il 18% degli ex studenti occupati ha trovato lavoro nell’impresa in cui ha fatto lo stage, il 70% ha un lavoro coerente con il percorso di studi fatto (si sale all’84% nel caso della ristorazione) e più del 93% degli studenti afferma di essere cresciuto professionalmente durante la scuola.

Il 60% degli studenti di Cometa ha un lavoro stabile, un valore dell’8% più alto della media dei professionali in Italia

Mario Calderini, direttore di Tiresia

Anche Fondazione Agnelli e l’Università di Milano-Bicocca di recente hanno studiato il modello Cometa, per capirne non l’efficacia ma la trasferibilità. Il rapporto è stato presentato a febbraio 2017 e la professoressa Susanna Mantovani ha individuato tre elementi che sarebbero da trasferire: primo, «certamente si può ricreare in altri territori la rete, il sollecitare e coinvolgere le aziende, non solo “dire” la rete ma farla»; secondo, «praticare il binomio tra accoglienza ed esigenza, questa è una scuola molto esigente perché molto accogliente, sul piano educativo possiamo esigere dai ragazzi il massimo in quanto siamo accoglienti e li riconosciamo»; terzo, «dare contenuti concreti a parole come “progetto individuale” e “alternanza scuola-lavoro”».

Tutta la filiera della formazione professionale

Il vero punto di forza però è che Cometa non finisce a Cometa. Nel 2014 a Cernobbio sono partiti i corsi di IATH – International Academy of Tourism and Hospitality. È un Istituto Tecnico Superiore, una nuova scuola per la formazione terziaria non universitaria, con un’offerta formativa di due anni post-diploma, marcatamente professionalizzante e finalizzata all’ingresso immediato nel mondo del lavoro: le scuole di cui l'Italia ha più bisogno (infatti più dell'80% dei loro diplomati lavora), ma scelte ancora soltanto dallo 0,2% degli studenti contro un 11% della media OCSE. Dello IATH Cometa è tra i fondatori, insieme ai principali gruppi alberghieri italiani e internazionali, al Comune di Cernobbio, all’Istituto Caio Plinio e ad altre scuole, coprendo quindi tutti i livelli della formazione professionalizzante: dai 14 anni in su, fino al lavoro.

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