Blockchain Morningfuture
Immaginare Inchiesta 9 Aprile Apr 2018 0830 9 aprile 2018

Blockchain, opportunità o trappola per il Terzo settore?

Un viaggio nella tecnologia del futuro che si candida a rivoluzionare il mondo delle donazioni e del fundraising. Ma se da una parte continuano a nascere nuove criptovalute dedicate, dall’altra gli esperti invitano alla cautela

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«La prima cosa che bisogna chiarire parlando di blockchain è che non si tratta di una definizione che identifica un tema di interesse o una macrocategoria. Non è l'ultima buzzword del momento che diventerà obsoleta come “cloud” o “disruptive”. La blockchain è un'infrastruttura molto complessa basata sulla crittografia, sulla teoria dei giochi, sull'economia, sulla teoria della moneta e sulla teoria delle reti. Una tecnologia straordinaria perché per la prima volta crea qualcosa nel mondo digitale, tipicamente sovrabbondante e riproducibile, di scarso e non duplicabile. Un'innovazione incredibile». A parlare è Emanuele Cisbani, technology evangelist presso Intesi Group spa. «Per fare un parallelo credibile dobbiamo pensare alla nascita di internet. Solo che in questo caso non si tratta di informazioni qualunque ma informazioni che sono valore trasferibile».

Blockchain non è l'ultima buzzword del momento che diventerà obsoleta come “cloud” o “disruptive”.

Emanuele Cisbani, technology evangelist presso Intesi Group spa

Il problema che molti si pongono non è tanto come funzioni tecnicamente, ma a cosa serva e se possa o meno essere utile. «È molto presto per dare risposte esaustive», afferma Cisbani, che però sottolinea come «l'utilità è indubbia, basti pensare che rende tracciabile e trasparente qualcosa che nella storia è sempre stato collegato ad una garanzia concretissima come quella dell'oro. Ma il mondo di queste tecnologie è appena nato, è effervescente, come appunto le dot-com all'inizio. Ci sono in circolazione più di 1.500 criptovalute la cui maggioranza sono truffaldine».

Trasparenza e tracciabilità. Esattamente quello che il mondo del Terzo settore cerca nell'ambito delle donazioni e della fidelizzazione dei donatori. «Ci sono diverse esperienze nel mondo non profit costruite sulla blockchain. Una su tutte è Lumen, una criptovaluta proposta dall'organizzazione Stellar pensata per soddisfare le esigenze di accesso ai servizi finanziari degli imbancabili nel Terzo mondo. Quindi si aprono possibilità davvero interessanti per tutti. Ma bisogna stare attenti», conclude Cisbani.

La blockchain apre possibilità davvero interessanti per tutti. Ma bisogna stare attenti.

Emanuele Cisbani, technology evangelist presso Intesi Group spa

A pensarla in questo modo c'è anche Francesco Nazari Fusetti, fondatore e Ceo di Charity Stars che ha appena lanciato la moneta virtuale AidCoin. «AidChain, la nostra blockchain, può esser vista come un registro pubblico rintracciabile sul web dove ogni transazione è visibile e verificabile online da chiunque. Contrariamente ad un conto corrente che è visibile al solo intestatario noi rendiamo tutto il sistema donativo trasparente», racconta, «Sarà un interfaccia molto intuitivo e semplice, al contrario delle blockchain dedicate ai professionisti. Sarà quindi facilmente comprensibile e utilizzabile sia dai donatori che dalle piccole associazioni. Su questo interfaccia ciascuno potrà donare e ricevere donazioni. Ma anche controllare dove e come sia stata utilizzata ogni singola donazione».

Uno strumento pensato proprio per risolvere il problema dei problemi delle organizzazioni non profit in ambito di fundrasing, stando a quello che pensa Massimo Coen Cagli, vicepresidente di Associazione Italiana Fundraiser: «La rendicontazione ha un'importanza capitale nel mondo del fundraising». Rendere conto in modo puntuale e chiaro del denaro che i donatori hanno investito sui progetti e in questo modo fidelizzarli è la grande sfida di oggi.

«Per questo abbiamo anche pensato a AidPay», aggiunge Fusetti, «uno strumento per il pagamento online. Se AidChain possiamo intenderlo come una sorta di Ebay della donazione, AidPay è una PayPall dedicato alle criptovalute e al Terzo settore. Attraverso questo strumento le associazioni potranno accettare donazioni e i donatori inviare il proprio contributo».

È presto per investire ed è molto rischioso. Servono skill, competenze e strategie che costano molto.

Emanuele Cisbani, technology evangelist presso Intesi Group spa

Per ovviare al problema dell’opacità, ai disservizi e anche alle appropriazioni indebite del settore, un’altra startup italiana, Helperbit, sta usando la blockchain per offrire tracciabilità e disintermediazione alle donazioni, aggiungendoci la geolocalizzazione. «Dopo gli scandali per i fondi del terremoto in Centro Italia, abbiamo messo a punto una piattaforma che, grazie alla blockchain del Bitcoin, consente di fare donazioni tracciabili che arrivano direttamente a destinazione», spiega il Ceo Guido Baroncini Turricchia. I donatori possono accedere alla mappa geolocalizzata delle emergenze creata con sistema Gis (Geographical Information System) dalla start up e donare in Bitcoin direttamente alle onlus presenti sul campo con progetti concreti.

La blockchain, dunque, si candida come fattore di innovazione decisivo del Terzo settore andando anche a risolvere grandi criticità. Anche se secondo Emanuele Cisbani «È presto per investire ed è molto rischioso. Servono skill, competenze e strategie che costano molto. E oggi la logica dominante di questi strumenti è finanziarizzata e speculativa, proprio perché chi ha le risorse per investire veramente in infrastrutture tecnologiche come queste sono le banche e i fondi. Non è detto che domani sia ancora così. Non resta che aspettare».

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