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Orientare Best Practice 19 Marzo Mar 2018 0830 19 marzo 2018

Da Apple a Cisco, i big del tech guardano a Sud

Napoli ma non solo. Il Mezzogiorno d’Italia, grazie alle sue università di qualità, attira le multinazionali della tecnologia. È il nuovo volto tech del Sud, dove le imprese innovative sono un quarto del totale italiano

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Non è la Silicon Valley, ma anche il Mezzogiorno d’Italia sta mostrando il suo volto tech. A fine 2017, si contavano 2.028 startup innovative meridionali – isole comprese – iscritte al registro delle Camere di Commercio, circa un quarto del totale nazionale. E in testa nel Mezzogiorno c’è la Campania, che da sola ne conta 623. Con Napoli che si posiziona al quarto posto in Italia per numero di startup (285), dopo Milano, Roma e Torino.

È proprio qui, ai piedi del Vesuvio, che si sta vivendo una sorta di rinascita tecnologica meridionale. Tanto che la Regione Campania è l’unica in Italia ad essersi dotata di un assessore con delega a Startup, innovazione e internazionalizzazione: Valeria Fascione, 49 anni, che si è inventata pure l’Erasmus per le giovani imprese per andare a imparare all’estero e poi tornare e mettere in pratica.

E mentre molte aziende (e molti giovani) sono andati via, i grandi big della tecnologia mondiale qui stanno mettendo radici. A San Giovanni a Teduccio, ex quartiere industriale di Napoli, all’interno del polo dell’Università Federico II, nell’ottobre 2016 sono partite le lezioni del primo centro europeo di sviluppo delle app di Apple, che ha già “diplomato” 200 selezionatissimi sviluppatori, l’80% dei quali meridionale. E per il secondo anno di attività i banchi sono quasi stati raddoppiati, visto che per il 2017 sono stati selezionati ben 376 ragazzi. Le imprese locali si sono impegnate ad assumere i primi cento usciti. E la Apple Academy lavora di continuo per stringere accordi con le multinazionali e garantire ai suoi studenti l’accesso immediato al mercato del lavoro.

La Regione Campania è l’unica in Italia ad essersi dotata di un assessore con delega a Startup, innovazione e internazionalizzazione

La presenza di Apple è importante anche per fare da volano e attrarre gli investimenti di altri big sul territorio. A fine 2017, nel campus di San Giovanni a Teduccio, è arrivata prima Deloitte Digital, costola dell’azienda leader nel mondo per i servizi alle aziende, per fornire ai giovani «le competenze necessarie a colmare il gap tra le aziende e l’ecosistema Digital e industry 4.0». Poi, a gennaio 2018, nello stesso polo il colosso dell’IT Cisco ha lanciato la Cisco Networking Academy e il Co-Innovation Hub. Gli studenti universitari potranno frequentare i percorsi di formazione su Internet of Things, Cybersecurity e tecnologie di rete. E sia gli studenti sia le aziende coinvolte nei progetti di co-innovazione avranno a disposizione la piattaforma della community Cisco DevNet per acquisire competenze nell’ambito dello sviluppo di applicazioni per software, dispositivi e reti. Un ulteriore tassello che contribuisce a rendere sempre più rilevante il capoluogo campano per l’ecosistema tecnologico italiano.

Ma Cisco non è nuova in Campania. Da 18 anni la multinazionale è presente nelle scuole di tutto territorio italiano con la sua academy, che vanta il maggior numero di studenti proprio nelle regioni meridionali: Sicilia, Calabria e Puglia in testa. «L’idea», spiega Luca Lepore, responsabile del programma Cisco Networking Academy in Italia, «è quella di mettere in campo iniziative che abbiano un impatto sociale e arrivare dove c’è più bisogno di sviluppare competenze per creare delle vere e proprie eccellenze». Con l’obiettivo di «fare sistema anche con le altre aziende presenti sul territorio, contribuendo allo sviluppo delle startup locali e creando quindi un ecosistema che possa in futuro attrarre quegli investimenti che mancano al Sud».

Quasi nove su dieci dei ragazzi che nelle scuole di tutta Italia seguono i programmi di Cisco, Sud compreso, trovano lavoro a tre mesi dalla fine del corso. «Le 1.700 aziende che sono partner di Cisco ogni giorno cercano personale qualificato che non trovano», dice Lepore. «L’obiettivo primario della nostra academy è far conoscere il mercato Ict e orientare i ragazzi».

E uno dei fiori all’occhiello delle esperienze della Cisco Academy si trova proprio in Campania. Nel famigerato quartiere delle Vele di Scampia, sorge l’istituto tecnico Galileo Ferraris, “la scuola migliore d’Italia per trovare lavoro”, secondo il libro La ricreazione è finita di Roger Abravanel e Luca D’Agnese. Dal 2007 qui Cisco ha portato la sua Academy, cablando gratuitamente l’intero istituto, formando i docenti all’uso delle nuove tecnologie e consentendo a 1.500 studenti di studiare tendenze mondiali come l’internet delle cose e l’industry 4.0. A seguire, poi, hanno messo radici nella scuola anche altre aziende, come Microsoft, che ha finanziato invece i corsi di coding. Al Galileo Ferraris si creano droni e app, si vincono premi internazionali e si trova lavoro. «Alcuni ragazzi hanno firmato i contratti a soli 60 giorni dalla maturità», racconta il preside Alfredo Fiore. La tecnologia diventa un volano di riscatto e un’alternativa alla criminalità in quartiere difficile che tutti conoscono solo come ambientazione del set di Gomorra.

L’Itis Ferraris è stato il primo istituto campano coinvolto da Cisco, che grazie al Consorzio Clara (la Regional Academy che coordina le attività del programma Cisco in Campania) oggi lavora con ben 30 scuole nella regione, con una crescita degli studenti coinvolti del 70% di anno in anno. Solo tra Campania, Puglia, Sicilia e Calabria partecipano alla Academy circa 120 istituti, su un totale di 320 in tutta Italia. Non solo. Il programma Cisco Networking Academy è stato introdotto anche in due istituti di pena campani: la casa di detenzione di Secondigliano e il carcere minorile di Nisida.

La presenza di Apple è importante anche per fare da volano e attrarre gli investimenti di altri big sul territorio

E proprio come l’Araba fenice che rinasce a nuova vita, dalle ceneri di Bagnoli è sorto da poco anche Campania New Steel, il più grande incubatore per startup del Mezzogiorno, certificato anche dal ministero dello Sviluppo economico. Un punto di riferimento per tutto il Sud Italia, dove pure Bari e Salerno, insieme a Napoli, rientrano nella top ten delle città italiane per numero di startup. La scarsa propensione a investire nel Mezzogiorno, però, resta un problema. Di venture capital e business angel sotto Roma se ne vedono pochi, tanto che molti team sono costretti a spostarsi in altre regioni o all’estero. Oltre a Basilicata e Abruzzo, che hanno creato fondi regionali, l’unica a fare la differenza è la Sardegna, già patria di Tiscali in passato, e seconda in Italia (dopo la Lombardia) per investimenti in imprese nascenti.

Un mix vincente, di certo, può arrivare dalla collaborazione, come si è già visto in Campania, tra aziende e università. È quello che è accaduto a Cosenza, dove è sbarcato il colosso tecnologico giapponese Ntt Data. La città calabrese è sede del primo distretto tecnologico italiano della cybersecurity, diventando uno dei tre poli mondiali di ricerca e sviluppo della multinazionale, insieme a Palo Alto e Tokyo. E il segreto è proprio la collaborazione con l’Università della Calabria: gli atenei chiedono all’azienda quali sono le competenze più ricercate, così da inserire le nuove materie nei piani di studio, e i neolaureati diventano “appetibili” per l’azienda, senza dover fuggire fuori dalla regione per lavorare. E da Tokyo stanno portando avanti un piano di 300 nuove assunzioni proprio tra la sede di Cosenza e quella – più piccola – di Napoli. La ragione non sono solo gli incentivi alle assunzioni nel Mezzogiorno (anche perché di certo la sede calabrese costa più dell’India). La principale motivazione – spiegano da Ntt Data – sono le competenze e il capitale umano che viene fuori dalle università meridionali.

Non è un caso forse che Digital Magics, il più noto incubatore di progetti digitali in Italia, dopo Napoli abbia scelto di aprire nuove sedi a Palermo e Bari. E lo stesso ha fatto, ad esempio, la spagnola Indra (37mila dipendenti nel mondo), che ha aperto un hub a Matera, collegato al polo di Napoli, dove lavorano oltre cento persone. Senza dimenticare un’altra big come Exprivia, entrata nel board della European Cyber Security Organisation, che ha mantenuto il quartier generale a Molfetta, Bari, nonostante l’azienda abbia ormai sedi in tutto il mondo.

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