Robot Morning Future
Immaginare Libri 19 Gennaio Gen 2018 0845 19 gennaio 2018

Tecnologia contro umanità: come ripensare l’uomo nel mondo post-umano

Il libro di Gerd Leonhard pone la necessità di una riflessione etica sul futuro degli uomini nella relazione con robot sempre più pervasivi e invadenti. E ci ricorda che sono gli ultimi momenti in cui avremo tempo per farlo

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Il titolo propone subito un’antitesi netta: tecnologia contro umanità. Technology vs. Humanity: The coming clash between man and machine di Gerd Leonhard, futurologo e Keynote Speaker, è un libro che certo non manca di schiettezza. E questo perché ha un messaggio da lanciare: se non ci sbrighiamo a riflettere efficacemente sui cambiamenti in atto, rinunceremo per sempre alla possibilità di dirigerli. Da qui il titolo e il tono provocatorio. Da che parte stai? Con i robot o con Will Smith? Con Ke Jie o con AlphaGo? Diventeremo come le macchine o saranno loro a diventare come noi?

Basta oscillare tra la celebrazione blanda della rivoluzione tecnologica e il lamento funebre per la civiltà perduta. Basta indugiare in rappresentazioni manichee da utopie/distopie hollywoodiane: è il momento, secondo Leonhard, di affrontare una discussione che non può più essere rimandata. E la discussione deve avere un punto fermo: il benessere e la felicità umani come centro di ogni processo decisionale e di governance.

Mentre la tecnologia si sviluppa a un ritmo esponenziale e ridefinisce il modo in cui lavoriamo, viviamo e addirittura pensiamo, Leonhard dà voce a una serie di dubbi e di domande che a suo parere avremmo dovuto affrontare già da tempo. Sono spunti di discussione incalzanti: elenca i diversi Megashift che ci troveremo ad affrontare, analizza la storia d’amore tipica tra uomo e tecnologia, fornisce elementi per l’annosa discussione sui posti di lavoro a rischio, ma ci avverte: le questioni più scottanti potrebbero essere altre, perché le ingerenze tecnologiche non si limitano all’economia e alla società, ma riguardano la nostra biologia (invecchiamento, parto…) e tutto il nostro sistema morale e valoriale. Ed eccoci al concetto forse più importante: la necessità di una riflessione etica.

«Accettiamo di affidare a un’intelligenza artificiale determinate scelte? Accetteremmo di essere medicati a forza da un robot?»

La tecnologia, lo sappiamo, è per sua natura nichilista. E questo apre a una serie di dubbi: i robot che si occupano dell’assistenza domiciliare cosa dovrebbero fare se il paziente si rifiuta di prendere le proprie medicine? Potrebbero essere programmati per usare la forza in caso di una determinata percentuale di danno. Un modo di agire (e di scegliere) completamente diverso da quello degli esseri umani, che porta a chiederci: «Accettiamo di affidare a un’intelligenza artificiale determinate scelte? Accetteremmo di essere medicati a forza da un robot?»

La necessità di un’etica è dimostrata anche da questioni più ampie. Per esempio l’IoT (internet delle cose) secondo Leonhard potrebbe portare, se non debitamente diretto, alla più grande rete di sorveglianza di tutti i tempi, al panopticon globale.

L’autore si scaglia dunque contro la scarsa cautela e lungimiranza nei confronti dell’uso della tecnologia, soprattutto da parte di chi la crea. “Le tecnologie sono moralmente neutrali finché non vengono applicate” diceva lo scrittore sci-fi William Gibson, e per fare un’altra citazione illustre, “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, come disse una volta lo zio di Peter Parker (in arte Spiderman).

È il momento – per Leonhard “l’ultima occasione”, come non si stanca di ripetere – per unire i punti tra big data ed etica digitale; per discutere la struttura morale necessaria a guidare l’evoluzione della vita digitale; per colmare il divario tra ciò che la tecnologia può fare (più o meno qualsiasi cosa, sembrerebbe), e cosa dovrebbe fare per determinare la felicità umana complessiva. E per riflettere ancora una volta su ciò che rende unico l’essere umano. In pratica, ripensare la nostra umanità nel mondo post-umano.

Technology, we know, is nihilistic by nature. This raises a series of doubts: for example, what should robot caregivers do when patients refuse to take their medicines? They could be programmed to use force in the face of a certain percentage of damage. A completely different way of acting (and making decisions) than human beings. Which begs the question: “Are we OK with entrusting certain decisions to artificial intelligence? Will we be OK with being force-medicated by a robot?”

The need for ethics is also demonstrated by broader issues. According to Leonhard, the IoT (Internet of Things), if not properly managed, could lead to the largest surveillance network of all time, a sort of global Panopticon.

The author, therefore, launches a full-scale attack against the lack of precaution and foresight in the use of technology, especially on the part of its creators. “Technologies are morally neutral until we apply them,” said the science fiction writer William Gibson. And to quote Benjamin Parker, the uncle of Peter Parker (aka Spider-Man), “With great power comes great responsibility”.

Now is the time - and, as Leonhard never tires to remind us, “the last chance” - to join the dots between big data and digital ethics, to start discussing the moral framework required to steer the evolution of digital life, to bridge the gap between what technology can do (more or less anything, it would seem) and what it should do to achieve human happiness, and to reflect once again on what makes human beings unique. In short, to rethink the role of humanity in the post-human world.

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