Loccioni Alternanza-Morning Future
Orientare Best Practice 12 Gennaio Gen 2018 1000 12 gennaio 2018

Selezioni bye bye, noi i talenti ce li coltiviamo in casa

Nel Gruppo Loccioni ogni anno mille studenti neodiplomati o neolaureati si formano in azienda: «Orientare i ragazzi verso il futuro significa disseminare valore»

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«La creatività è l’intelligenza che si diverte», cita Einstein uno studente che l’estate scorsa ha fatto Alternanza Scuola-Lavoro in Loccioni. I ragazzi in un video di cinque minuti (è su YouTube) raccontano come in quattro settimane siano passati dalla «paura» che li tormentava il giorno in cui per la prima volta hanno messo piede nel mondo del lavoro, alla «soddisfazione» del «sapersi gestire autonomamente, assumersi responsabilità, superare sfide che non pensavi di poter affrontare, poter dire “oggi sono una persona migliore”». Dieci parole per segnare le tappe di un percorso di crescita: curiosità, creatività, lavoro di squadra, esperienza…

Sono parole che in questa realtà della provincia marchigiana, fondata nel 1968 da Enrico Loccioni, dove l’età media è di 33 anni e si entra pressoché soltanto da neodiplomati o neolaureati, non hanno nulla di retorico: basti pensare che la definizione in cui più si riconosce il gruppo è quella di “play factory”, datagli dal designer giapponese Isao Hosoe. Ogni anno qui entrano mille studenti, di cui 300 in progetti di alternanza scuola lavoro. Una trentina ogni anno vengono assunti. «Per noi è un modo per conoscere e far crescere persone che possono portare valore. Se il valore non verrà speso da noi, sarà per il ragazzo stesso o per un fornitore o cliente, comunque si arricchisce il territorio. Lavoriamo insieme alle scuole dal 1968 e non abbiamo mai donato un computer: per noi l’impegno nella formazione non è filantropia ma progettare insieme il futuro. Noi non ci possiamo permettere di fare cose per oggi, dobbiamo seminare tanto per fare crescere cose piano piano», esemplifica Sonia Cucchi, public relation manager di Loccioni. «Solo nel 2017 abbiamo inserito 20 neodiplomati tecnici e sei di loro avevano fatto alternanza da noi», afferma Francesco De Stefano, responsabile dei Progetti Scuola e Università, entrato nel gruppo per un dottorato di ricerca in filosofia: «In Loccioni non esiste il concetto di ricerca per posizione aperta: noi diciamo questo ragazzo è in gamba, vogliamo che lavori con noi, il “che cosa” poi lo troviamo».

Non abbiamo mai donato un computer a una scuola: per noi l’impegno nella formazione è progettare insieme il futuro

Sonia Cucchi, PR Manager Loccioni

Loccioni è una realtà imprenditoriale molto particolare: ha una sede nella provincia marchigiana, in un piccolo paese lungo il fiume Esino, riqualificato con un investimento di circa 3 milioni di euro e restituito al territorio con i suoi “2 km di futuro”, ma anche in Germania, Cina e Giappone. Non sviluppa prodotti ma progetti, ha al proprio interno una società strategicamente deputata a «lanciare sassi nell’acqua per scatenare onde, senza vincoli di mercato», vanta 80 spin-off in 40 anni di storia e il suo sguardo d’azione abbraccia già il 2068. Si ispira al “metalmezzadro”, nel senso che come lui coltiva il terreno in modo diverso, seminando in modo diverso, così che un campo supporti sempre l'altro: fuori di metafora significa che lavora su progetti molto diversi e con molte startup, dagli elettrodomestici agli switch ferroviari per treni, dalla robotica in oncologia all’agricoltura rigenerativa. E vive di “tradinnovazione”, ovvero operando per tenere insieme la tenacia dei valori della tradizione ma preparando il futuro prima di tutti (ad esempio ha il Leaf Lab, il primo edificio industriale connettivo in classe A+).

Dare ai ragazzi visione del futuro significa farli parlare con chi lo sta già vivendo, facendo scoprire loro professioni che nemmeno immaginano

Francesco De Stefano, Responsabile dei progetti Scuola e Università

L’alternanza qui non la fanno solo i ragazzi del triennio delle superiori, ma anche i bambini delle elementari e i dottorandi, uno al fianco dell’altro. Il progetto, che è stato selezionato dal Miur fra i 16 Campioni dell’Alternanza, si chiama “Impresa per tutte le età” e propone percorsi di orientamento e di innovazione che partendo dall’esperienza del lavoro come attività realizzante, tocca le soft skills, la robotica e l’etica informatica. L’obiettivo è «orientare i ragazzi verso il futuro, far conoscere lorouna porzione di mondo più ampia, ad esempio scoprire che esistono professioni come il data scientist: essere più orientati significa avere più opportunità», spiega De Stefano. «Non tutti lavoreranno insieme a noi, resteranno quelli con cui scatterà una scintilla di innamoramento reciproco, ma non è un fallimento perché di questa formazione beneficerà l’intero territorio».

L’alternanza obbligatoria arrivata nelle scuole come una rivoluzione nel 2015, qui era prassi da anni. Sui 300 studenti del “vivaio Loccioni”, seguiti dalle elementari all’università, una cinquantina ha una convenzione secondo la legge 107: sono ragazzi iscritti ai licei, a ragioneria, all’alberghiero, non solo agli istituti tecnici, fanno alternanza tutti contemporaneamente a inizio estate, «perché solo così si crea l’atmosfera giusta», entrano nella comunicazione, in laboratorio, si occupano di sviluppo e mercato o di scrittura di un codice software, seguiti da una trentina di tutor. «Non diciamo mai “fai questo”: diamo un obiettivo e chiediamo ai ragazzi come raggiungerlo», ribadisce De Stefano.

Un passo ancora più avanti è la “Classe virtuale”, un’esperienza nata 17 anni fa per le quarte degli istituti tecnici del territorio, diventata benchmark: ogni anno selezionano un piccolo gruppo di ragazzi di scuole diverse (circa 25 scuole, sui 20 Comuni della zona, tutti in rete), che da febbraio a maggio seguono una formazione specifica in azienda un giorno al mese. A giugno poi ci entrano per cinque settimane, diventando un team, un’impresa nell’impresa. Hanno un budget e realizzano un prodotto, che presentano in un evento finale, gestendo un progetto intero: una serra idroponica, un banco di collaudo per pompe idrauliche, una mini centrale idroelettrica, un gioco interattivo sulle api… «Dare ai ragazzi visione del futuro significa farli parlare con chi questa esperienza del futuro la sta già vivendo: nelle scuole spesso portiamo ex studenti, in cui i ragazzi vedono proiettati se stessi, sono i loro coetanei, sono credibili. Spesso incontriamo ragazzini sfiduciati e disinteressati alla scuola, che quando vedono ragazzi poco più grandi di loro fare cose che loro non immaginano neanche che esistano, si trasformano».

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