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Immaginare Intervista 13 Novembre Nov 2017 1250 13 novembre 2017

Apprendistato di primo livello: la porta per il lavoro di domani

È una modalità molto poco utilizzata, sinora, ma efficace: lo studente è pagato, ha un contratto e svolge parte del suo percorso di studi in azienda. Gallo (The Adecco Group): «È un sistema che funziona, stiamo facendo progetti interessanti»

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Il rapporto tra scuola e lavoro è piuttosto complicato e non bisognava aspettare le manifestazioni contro l’alternanza scuola-lavoro per accorgersene. Se non altro, tuttavia, oggi ce ne stiamo accorgendo. E ci si sta dando da fare per attuare gli strumenti che già esistono e che possono concorrere a migliorarlo. Uno di questi si chiama apprendistato di primo livello e se non ne avete mai sentito parlare siete, ahinoi, in buona compagnia: «Nei fatti è un contratto subordinato per giovani dai 15 ai 25 anni il cui obiettivo è far raggiungere al ragazzo il titolo di studio superiore - ci spiega Carmela Gallo, Head of staff leasing di The Adecco Group - È stato disciplinato da un paio d’anni, col decreto legislativo 81 del 2015, ma gli studenti che stanno effettuando un percorso di apprendistato per conseguire il diploma di istruzione secondaria superiore sono poco più di un migliaio. Con la stessa tipologia contrattuale è possibile conseguire anche la qualifica o il diploma di formazione professionale, e qui il numero degli apprendisti sale».

Funziona così: si fa un accordo tra la scuola e l’impresa. Lo studente continua a seguire l’attività curriculare, ma la svolge all’interno dell’azienda, con una durata stabilita per decreto. Di fatto, una percentuale di ore va effettuata in azienda e vale come frequenza: «È un progetto di covalutazione - spiega ancora Gallo-. La formazione che viene impartita dall’azienda è in funzione del piano di formazione individuale, in cui si definiscono le competenze che il ragazzo acquisirà in azienda e le modalità attraverso cui le acquisirà». In altre parole, un ragazzo potrà imparare l’inglese nell’ufficio export di un’azienda, anziché in aula. E sarà l’azienda stessa, insieme alla scuola, a certificare che tale competenza sia stata effettivamente raggiunta.

«Se occorre inserire il neo diplomato in informatica, lo si può introdurre in azienda sin dalla quarta-quinta superiore con un regolare contratto di lavoro e accompagnarlo al diploma. Inoltre, ci sono incentivi all’assunzione, se il datore di lavoro conferma un apprendistato di primo livello».

Carmela Gallo, Head of Staff Leasing - The Adecco Group

The Adecco Group, che già lavora parecchio con alternanza scuola-lavoro e con l’apprendistato professionalizzante e di terzo livello - quest'ultimo destinato a chi ha già un diploma ma intende conseguire un titolo post diploma ( laurea, dottorato, specializzazione, diploma ITS), per intenderci - sta puntando molto anche sul primo livello: «Potrebbe essere davvero un modello utile - racconta Carmela Gallo -. Se occorre inserire il neo diplomato in informatica, lo si può introdurre in azienda sin dalla quarta-quinta superiore con un regolare contratto di lavoro e accompagnarlo al diploma. Inoltre, ci sono incentivi all’assunzione, se il datore di lavoro conferma un apprendistato di primo livello». In altre parole, è uno strumento perfetto per accorciare i tempi tra scuola e lavoro, problema tra i problemi per i giovani che cercano un’occupazione.

I contratti di somministrazione possono essere un viatico importante per ampliare questo tipo di offerta: «Il lavoratore firma il contratto con noi e svolge il suo apprendistato presso il cliente. La scuola è quella che definisce il piano formativo individuale col ragazzo. Per noi è fondamentale stabilire un buon rapporto con i presidi», racconta ancora Carmela Gallo.

Ce la farà, l’apprendistato di primo livello, a sfondare il muro della piccola sperimentazione? «Non sono in grado di dare numeri, non è una variabile che possiamo governare solo noi - spiega ancora Gallo -. Da quel che ho compreso, l’intenzione del Governo è quella di alimentare questa misura. Certo, è un processo a cui si devono abituare aziende e scuole». Vale la pena di insistere.