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Ispirare Il Caso 3 Novembre Nov 2017 1100 3 novembre 2017

Brian Chesky: «Disegno il futuro in cui voglio vivere»

A soli 27 anni ha lanciato Airbnb, sfidando il luogo comune per cui non bisogna fidarsi degli sconosciuti e aggiudicandosi il titolo di "papà" della sharing economy. Il futuro del lavoro e dell'azienda? «Sta tutto nella fiducia negli altri»

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Una cosa Brian Chesky non si sarebbe mai aspettato dalla vita: diventare l’enfant prodige della Silicon Valley ed essere considerato il padre di un nuovo modello economico: la sharing economy, l’economia della condivisione. È lui il co-fondatore, insieme al suo compagno di università Joe Gebbia, di Airbnb, il sito che permette a chiunque di affittare un posto letto, una stanza o un’intera abitazione; amatissimo dai viaggiatori per i prezzi convenienti, e dagli affittuari per la facilità con cui si può fare qualche soldo extra e, allo stesso tempo, nemesi degli albergatori che dal nulla si sono visti rivoluzionare il mercato dell’ospitalità sotto il naso.

Eppure, all’inizio questo designer arrivato a San Francisco dal Rhode Island, senza nessuna competenza tecnologica, non era altro che un outsider nella valle dell’innovazione.

Ero così naif che la prima volta che ho sentito nominare la parola “angel investor”, ho pensato “non ci credo che questo tizio creda agli angeli!".

Brian Chesky, co-fondatore di Airbnb

«Tutti cercavano il modello Zuckerberg: se non avevi lasciato a metà il tuo corso di laurea ad Harvard o Stanford, si pensava che non potessi creare il prossimo Google o Facebook», ha spiegato Chesky. «In più noi non eravamo ingegneri, ma designer, e non sapevamo nulla di cosa significasse fare impresa… Ero così naif che la prima volta che ho sentito nominare la parola “angel investor”, ho pensato, “non ci credo che questo tizio creda agli angeli!”».

Da allora le cose sono parecchio cambiate. Dal 2008 Airbnb ha raccolto oltre 3 miliardi di dollari da fondi di venture capital e Chesky, classe 1981, figlio di assistenti sociali, una laurea in disegno industriale e una fortissima passione per la creatività, di strada ne ha fatta parecchia. È diventato lui stesso investitore, finanziando altri progetti appartenenti al filone della sharing economy, da Uber all’azienda di car-sharing peer-to-peer Balanced.

Se però oggi Airbnb vale 31 miliardi di dollari, l’idea per la sua creazione nasce dalle difficoltà finanziarie in cui si trovavano i suoi fondatori fino a qualche anno fa.

«Io e Joe dividevamo un appartamento a San Francisco, ma facevamo fatica con l’affitto. Il weekend dell’International Design Conference tutti gli hotel erano pieni. Joe aveva tre materassini gonfiabili, li tirammo fuori dall’armadio e li mettemmo in affitto. Lo chiamammo “Air Bed and Breakfast”», ha raccontato Chesky, in quella che è diventata una parabola ormai leggendaria nella sharing economy, perché parte tutto da un’idea semplicissima: mettere in condivisione spazi, beni e competenze per trovare una soluzione alle risorse limitate.

«Il motivo per cui l’idea è cresciuta così in fretta è che, a differenza delle aziende tradizionali, noi non dovevamo costruire niente. Le infrastrutture c’erano già. Tutto quello di cui avevamo bisogno era internet». Eppure non tutto è stato così semplice. «Avevamo iniziato nel 2007, un anno dopo la crisi ha stravolto il mercato. Un investitore ci disse: “Sentite, qui la borsa sta sprofondando, non riesco nemmeno ad investire in buone società, perché dovrei investire in materassini ad aria?».

E se probabilmente oggi, nove anni e 150 milioni di utenti dopo, quell’investitore si sta mangiando le mani, non è l’unico ad aver sbattuto la porta in faccia a una delle startup più redditizie degli ultimi vent’anni.

«All’inizio nessuno ci voleva finanziare. Pensavano che la nostra fosse un’idea folle, che le persone non avrebbero mai accettato di essere ospitate da degli sconosciuti», ha raccontato Chesky. «Avevamo accumulato migliaia di debiti sulle nostre carte di credito. Moltissimi ci chiedono come abbiamo fatto a non mollare prima. La ragione è molto semplice: se apri un’azienda devi sapere qualcosa sul tuo business che non sa nessun altro. Noi sapevamo che non era affatto strano condividere un alloggio con degli sconosciuti, l’avevamo provato e quella era la nostra bussola, eravamo davvero convinti di quello che stavamo facendo».

Il futuro si gioca nelle relazioni umane

A decretare il successo di Airbnb, secondo Chesky, in realtà è stato proprio l’elemento che tutti ritenevano fosse il più critico: la possibilità di interagire con gli sconosciuti.

«Poter avere degli scambi relazionali è sempre più raro in questo mondo in cui siamo tutti così disconnessi», ha spiegato, raccontando che, in realtà, Airbnb risponde al bisogno umano più naturale: l’incontro con gli altri. «Alla base della nostra azienda c’è l’interazione umana più intima: essere ospitati a casa delle persone, dormire nei loro letti, usare il loro bagno». Secondo il papà della sharing economy, insomma, la chiave sono le persone e la sua esperienza gli ha dato ragione.

Se a segnare la svolta, per Airbnb, è stato l’ingresso a Y Combinator, l’acceleratore d’impresa più importante della Silicon Valley, un frullatore di consulenti, investitori e mentor provenienti dal gotha della dell’industria hi-tech americana, Chesky attribuisce invece la sua crescita come imprenditore agli incontri con i “colleghi” più avanti di lui.

«Ho dovuto imparare tutto molto velocemente e ho capito che, se volevo arrivare al succo delle cose, dovevo andare direttamente alla fonte: investire le energie per incontrare i migliori in quei campi e imparare da loro». Più l’azienda è cresciuta e più i migliori sono davvero risultati a portata di mano.

«Quando si tratta di entrare in contatto con persone più intelligenti di me e con molta più esperienza, sono sempre stato senza vergogna. Più ho avuto successo e più ho cercato di conoscere i leader del settore, dagli investitori a Sheryl Sandberg di Facebook. Ho avuto l’occasione di incontrare Warren Buffett, che è diventato un mio mentore. Qualcuno una volta ha detto, "Sei la media delle cinque persone di cui ti circondi", quindi la domanda è: "Quanto sono mature le persone che ti stanno intorno?". Se ti circondi delle persone giuste, puoi crescere molto velocemente». Un’abitudine, quella di raccogliere lezioni e consigli dai migliori che, in pieno spirito sharing, Chesky condivide con i dipendenti. La sua “Sunday night series”, la mail della domenica sera, in cui racconta a tutti quanti un principio o una lezione importante che ha imparato, è ormai una tradizione per chi lavora ad Airbnb.

Quando si tratta di entrare in contatto con persone più intelligenti di me e con molta più esperienza, sono da sempre senza vergogna.

Brian Chesky, co-fondatore di Airbnb

La cultura aziendale è tutto

La lezione di leadership più importante Chesky l’ha imparata da Sheryl Sandberg, celebre Chief Operating Officer di Facebook: «Dal momento in cui diventi CEO, le persone smettono di dirti le cose come stanno, fai le domande giuste, non mollare fino a quando non ottieni le risposte che stai cercando».

Mentre per promuovere la comunicazione e la trasparenza aziendale, Chesky è andato, neanche a dirlo, dal maggior esperto di segretezza al mondo, George Tenet ex direttore della CIA (dal 1997 al 2004) e oggi managing director della banca d’investimento Allen & Company: il suo consiglio? «Sii visibile, mangia tutti i giorni al bar aziendale, sedendoti sempre ad un tavolo diverso e parla con tutti».

Come in tutte le aziende più cool (e più redditizie), della Silicon Valley, infatti, trasparenza e comunicazione sono alla base della cultura aziendale, che per Airbnb è la cosa più preziosa, come ha ricordato Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e guru degli investimenti, che in Airbnb ha messo 150 milioni di dollari.

«L’unico consiglio che mi ha dato è stato questo: ‘Non mandare a quel paese la cultura aziendale. Se lo fai, rompi la macchina che crea il tuo prodotto’».

E ancora una volta la chiave sono le persone. «Più forte è la cultura, meno c’è bisogno dei processi aziendali. Ti puoi fidare del fatto che ognuno faccia la cosa giusta. Lo spirito imprenditoriale tra i dipendenti è incoraggiato. E se abbiamo un’azienda che ha uno spirito imprenditoriale, allora saremo in grado di fare il nostro prossimo passo nel futuro».

Motivare i dipendenti per il CEO di Airbnb è la prima cosa. «Le aziende che assumono persone che sono molto appassionate del loro lavoro, riescono a fare appassionare anche i loro clienti e ad avere dei brand molto, molto forti». Chi lavora qui è coccolato a suon di benefit, tanto che nel 2016 Airbnb è stata nominata “Best Place to work” dalla classifica di Glassdoor, ma è anche incoraggiato a mettersi continuamente in gioco.

Ogni settimana, Chesky saluta i nuovi assunti con una sessione di Q&A in cui li incoraggia a rischiare e ad essere un po’ folli, ripetendo il mantra motivazionale che è diventato il suo marchio di fabbrica: «Siete qui per disegnare il futuro in cui volete vivere».

Quello che si cerca e si vuole sempre di più è la scoperta dell’altro. Gli oggetti e le destinazioni infatti non hanno il potere di trasformarti, ciò che ti trasforma davvero è l’incontro con la gente.

Brian Chesky, co-fondatore di Airbnb

Nel futuro i viaggi saranno fatti per sentirsi meno soli

Le relazioni sono davvero la chiave di tutto per Mr. Airbnb, dalla gestione dei dipendenti, al successo del suo modello di business, fino al futuro del mercato turistico.
«Tutti dicono che non ci si può fidare degli sconosciuti, ma credo che con Airbnb abbiamo smentito questa convinzione», ha affermato Chesky. «Abbiamo dimostrato invece che le persone sono fondamentalmente buone». E per quello che succederà nei prossimi anni, Chesky ha le idee parecchio chiare: «In realtà, la principale attrattiva per chi viaggia non saranno più i luoghi, ma sempre più le persone da incontrare».

Per questo la piattaforma ha da poco lanciato la sezione Esperienze, dove gli abitanti del luogo offrono tour alternativi. A L’Avana, ad esempio, Meiby, cantante, si offre come guida della scena musicale della città, mentre a Toshima-Ku, Showzi, maestro dell’arte ceramica giapponese, offre lezioni ai turisti.

«Quello che si cerca e si vuole sempre di più è la scoperta dell’altro. Gli oggetti e le destinazioni infatti non hanno il potere di trasformarti, ciò che ti trasforma davvero è l’incontro con altri esseri umani». Ancora una volta a costruire il futuro saranno le relazioni.