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Ispirare Best Practice 14 Agosto Ago 2017 1100 14 agosto 2017

Station F, nella partita dell’innovazione la Francia batte l’Italia

Inaugurato alle porte di Parigi il più grande acceleratore d’imprese al mondo. Segnale di un Paese che, nonostante la crisi, investe sull’innovazione

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Più di mille startup, 60 sale riunioni, un auditorium da 370 posti, 4 cucine e 2 bar aperti 24 ore su 24, un fablab e un campo da tennis sul tetto: è Station F, l’incubatore di start-up più grande del mondo, inaugurato a Parigi questo 29 giugno.

Nato da un’idea del magnate svizzero Xavier Niel, il campus occupa tutti i 34.000 metri quadri dell’ex deposito ferroviario Halle Freyssinet, un edificio dei primi anni ’20 progettato dall’architetto Eugène Freyssinet. «L’abbiamo chiamato Stazione F come “Stazione Francia”, “Station Femmes”, “Station Founders” o “Stazione Freyssinet” – perché Freyssinet era un grande architetto e un grande imprenditore», ha spiegato Xavier Niel al presidente Macron, durante la sua visita al campus.

Nel 2016 la Francia ha investito 2,7 miliardi nella creazione di nuove imprese: quindici volte gli investimenti italiani

A dirigere il progetto la trentaduenne Roxanne Varsa, che è riuscita a coinvolgere nell’operazione niente meno che Facebook, Microsoft e Vente Privée. Secondo Varsa per la Francia si tratta di un’occasione d’oro per imporsi come punto di riferimento mondiale nel campo dell’innovazione. Il momento è favorevole: fattori esterni come la presidenza Trump, gli alti prezzi della Silicon Valley e la Brexit hanno spinto moltissime start-up verso la Francia, spiega Varsa, che però dichiara di non aver bisogno di strategie specifiche per sfruttare queste contingenze: «Vogliamo semplicemente che i grandi imprenditori provenienti da tutto il mondo arrivino al nostro campus perché è quello che vogliono».

Donald Trump e Brexit a parte, questo grande colpo messo a segno dalla Francia sorprende fino a un certo punto: non a caso è il Paese europeo in cui si può creare una start-up nel minor tempo e al minor costo. È inoltre uno dei Paesi con più incentivi finanziari ed esenzioni fiscali. Nel 2016, tanto per fare un esempio, ha investito 2,7 miliardi nella creazione di nuove imprese: ben quindici volte gli investimenti italiani (170 milioni). Dimostrazione lampante che la Francia ha saputo davvero credere nella start-up economy e non l’ha relegata a mero business trend per millennial disoccupati.

Anche l’Italia ci prova: il piano Industria 4.0 dell’ultima legge di stabilità prevede per esempio l’esonero dell’imposta di bollo per le nuove imprese e incentivi più alti fino al 30 % per gli investimenti in startup e Pmi. Gli incentivi però non bastano a far fronte alla mancanza di attori. Per creare un ecosistema realmente favorevole, infatti, occorrerebbe un mercato finanziario liquido più sviluppato, un sistema di venture capital in grado di far fronte a rischi in più, oppure la felice combinazione di investimenti pubblici e contributo di imprese private che negli ultimi anni ha fatto di Tel Aviv uno dei centri di innovazione più all’avanguardia nel mondo.

In Italia, insomma, l’approccio è ancora troppo timido. Occorre invece gettarsi nell’avventura con molta più convinzione e molto più coraggio: il progetto grandioso di Station F ci sta dicendo che non c’è più spazio per temporeggiare.