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Ispirare Trend 12 Giugno Giu 2017 1054 12 giugno 2017

Dai droni al cloud, anche il lavoro agricolo è sempre più 4.0

Fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno, nel momento in cui ne ha bisogno: ecco perché anche il settore più antico del mondo sposa la tecnologia. E cambia il modo di lavorare

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Essere “smart” non è un’esclusiva cittadina: l’agricoltura del futuro si muove tra droni e sensori, tra big data e irrigazioni programmate da remoto. “Non esiste la Smart City se non ci si occupa della Smart Land”, spiega il sociologo e direttore di Aaster Aldo Bonomi, adattando il vecchio adagio braudeliano: “Non esiste città ricca senza campagna florida”. Non è un caso che il settore agricolo a oggi produca ben 33 miliardi di euro di ricavi: un trend destinato a crescere, anche grazie ai giovani, in piena riscoperta di un settore in grado di offrire buoni guadagni, ma soprattutto la possibilità di innovare e sperimentare grazie alle nuove tecnologie, aumentando così anche la competitività e l’attrattività del territorio.

Droni e big data in particolare sembrano essere i due fattori fondamentali dell’agricoltura 4.0. Agricoltura di precisione significa infatti fornire alla pianta esattamente ciò di cui ha bisogno e nel momento esatto in cui ne ha bisogno, e a questo scopo serve una grande quantità di dati e un’ottima capacita di elaborazione. L’utilizzo dei droni in agricoltura non è una novità dell’ultima ora. Ciò che è interessante è la crescente gamma delle sue possibili applicazioni, che vanno oltre il monitoraggio delle colture e delle mandrie di bestiame. Un nuovo sistema di coltura elaborato dal MIT, ad esempio, basato sull’impiego di droni intelligenti, realizza la semina spargendo sul suolo sottostante sementi specifiche e baccelli ricchi di nutrimenti, in uno scenario molto sci-fi.

«Le nostre tecnologie sono utili soprattutto in Italia, dove di solito le aziende hanno appezzamenti di terreno sparsi sul territorio e fare una ricognizione unica è difficile. Con i droni collegati in tempo reale non si devono mandare consulenti e agronomi per ogni pezzo di terreno, perché l’agronomo riceve i dati seduto alla scrivania di fronte al suo computer»

Giuseppe Spallina, Heli-Lab

Ma il potenziale della tecnologia applicata all’agricoltura non si esaurisce qui: dotando il bestiame di sensori, ad esempio, è possibile monitorare continuamente il comportamento di ciascun animale, traendone informazioni su eventuali cambiamenti nelle abitudini che potrebbero costituire segnali di malessere. Anche le stalle possono essere dotate di sensori: stalle hi-tech in grado di misurare in tempo reale il latte prodotto dalla mungitura.

In Italia, una realtà all’avanguardia in questo campo è la startup umbra Agricolus, una piattaforma cloud composta da diverse applicazioni, il cui scopo è ottimizzare la gestione agricola attraverso tre funzionalità fondamentali: ottimizzazione del sistema di archiviazione e analisi delle informazioni; supporto decisionale sui trattamenti specifici da effettuare sulle colture; fornire sistemi di allerta nei confronti di fitopatologie o altre avversità che potrebbero colpire le coltivazioni.

Un altra realtà che opera in questo campo è la catanese Heli-Lab, specializzata nella ricerca e nello sviluppo di droni. Non droni qualunque, ma veri e propri personal computer in volo connessi a Internet, capaci di raccogliere dati e trasferirli in tempo reale. Una tecnologia applicabile in settori diversi, dall’agricoltura di precisione alla prevenzione degli incendi. Che ora Giuseppe Spallina, Chiara Carlevaro e Antonio Raspanti, le tre menti dietro al marchio Heli-Lab, stanno perfezionando con l’obiettivo di raggiungere il mercato.

«Abbiamo comprato un drone e girato delle immagini, che poi abbiamo caricato su Internet», racconta Giuseppe Spallina. «Un regista le ha viste e ci ha contattato». Hanno cominciato così lavorando per la serie Il Giovane Montalbano, passando poi per gli spot di marchi famosi e addirittura fornendo immagini alla Bbc. Il cinema ha fatto così da «carburante» della startup per avere gli introiti da reinvestire nella ricerca tecnologica e nell’innovazione sui droni. «Abbiamo individuato un problema», racconta Giuseppe. «I droni utilizzati oggi vengono mandati in volo, raccolgono i dati e bisogna aspettare che tornino a terra per elaborarli. Noi abbiamo pensato di connettere invece i droni a Internet in modo da farli dialogare con il mondo in tempo reale». In questo modo, «il drone si trasforma in un pc volante in grado di raccogliere dati eterogenei, dalla pressione alla temperatura dei terreni ad esempio, e di trasferirli a un server che a sua volta li elabora».

Una tecnologia costosissima finora usata sui droni militari, che i ragazzi di Heli-Lab sono riusciti a elaborare investendo non troppi denari, rendendola così applicabile ai settori più disparati. A partire dall’agricoltura di precisione, che studia i terreni per intervenire in modo mirato tenendo conto delle caratteristiche del suolo. Il drone vola sui campi e sa indicare con precisione e in tempo reale dove serve più acqua, concime o diserbanti. Portando quindi a risparmi notevoli. «Le nostre tecnologie sono utili soprattutto in Italia, dove di solito le aziende hanno appezzamenti di terreno sparsi sul territorio e fare una ricognizione unica è difficile», spiega Spallina. «Con i droni collegati in tempo reale non si devono mandare consulenti e agronomi per ogni pezzo di terreno, perché l’agronomo riceve i dati seduto alla scrivania di fronte al suo computer». Si risparmia fatica, ma anche tempo. Che in agricoltura, in molti casi, è fondamentale. «Soprattutto quando si devono curare epidemie come la Xylella o il punteruolo rosso delle palme, agire immediatamente è fondamentale». E questi droni – cosa su cui Heli-Lab sta lavorando – potrebbero anche essere in grado di «comunicare direttamente con le macchine agricole che stanno a terra». È così che l’agricoltura diventa smart.