Giovani
Orientare Intervista 8 Giugno Giu 2017 1223 8 giugno 2017

Poletti: l'occupazione non si crea per legge

Dialogo a 360 gradi col ministro del Lavoro: «I segnali sono positivi, ma resta ancora molto da fare». Un consiglio ai giovani? «Puntare su welfare e tecnologia»

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Ministro del lavoro da poco più di tre anni, Giuliano Poletti si appresta a percorre l’ultimo miglio del suo mandato (la cui durata dipenderà dalle data delle elezioni). L’Italia malgrado sia in una fase di lieve crescita economica (+0,2% del Pil nel primo trimestre dell’anno) sul fronte occupazionale continua a boccheggiare. Se è vero infatti, come testimoniano i numeri dell’Istat, che fra gennaio e marzo si sono registrati 24mila occupati in più nella fascia dei minori di 25 anni, e 42mila in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente) rimaniamo al quinto posto fra i paesi Ue coi tassi di disoccupazione più alti. E terz’ultimi per quanto riguarda la disoccupazione giovanile.

Ministro, ci può dare una panoramica delle azioni messe in campo e dei risultati che hanno prodotto?
Favorire un aumento più deciso dell’occupazione, in particolare giovanile, resta una priorità del Governo. Con una premessa necessaria: l’occupazione non si crea con le leggi; aumenta se cresce l’economia. Con la riforma del mercato del lavoro, divenuta complessivamente operativa a partire da marzo 2015, e con la decontribuzione delle assunzioni a tempo indeterminato, abbiamo voluto dare una scossa al mercato del lavoro e metterlo in condizione di cogliere al meglio le opportunità legate alla ripresa dell’economia. A questo abbiamo affiancato l’impegno per sviluppare un sistema efficace di politiche attive. Negli anni della crisi abbiamo perso più di 900mila posti di lavoro. Ora le tendenze di medio-lungo periodo registrano un andamento positivo. A marzo 2017 gli occupati sono 213mila in più di un anno prima. Rispetto a tre anni fa sono 734mila in più, 553mila dei quali stabili. Per quanto riguarda i giovani, i dati più recenti dicono che proseguono la discesa del tasso di disoccupazione, che con il 34,1% (9,2 punti percentuali in meno di tre anni fa) si colloca al livello più basso dal febbraio 2012, e la crescita del tasso di occupazione, che sale al 17,2%, il livello più alto dal novembre 2012.

È soddisfatto quindi?
Resta ancora molto da fare. Le misure per consentire una maggiore flessibilità del sistema pensionistico potranno avere un effetto positivo per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Inoltre, quest’anno sono partite misure specifiche. Ricordo il bonus per l’assunzione di giovani iscritti a Garanzia Giovani, con una dotazione di 200 milioni. Ad oggi sono state presentate oltre 29mila domande, quasi 19mila delle quali già accolte. Abbiamo inoltre lanciato la decontribuzione per le assunzioni di giovani disoccupati del Sud, impiegando 530 milioni di fondi europei. Infine, l’esonero contributivo 2017-2018, finanziato con 274 milioni, per l’assunzione di giovani al termine di un periodo di apprendistato duale o di alternanza obbligatoria. Il nostro impegno prosegue e vogliamo fare di più con la legge di bilancio per il 2018.

Ritiene di aver commesso qualche errore fino ad oggi?

Posso dire che tutta la mia attività è stata ispirata all’obiettivo di migliorare la condizione complessiva dell’occupazione nel nostro Paese. Ho fatto scelte di cui ero, e sono, convinto ed ho assicurato il massimo impegno possibile. Penso spetti ad altri giudicare se ho fatto degli errori.

Quali sono i settori sui cui un giovane di oggi dovrebbe puntare?
La crescita di forme integrative di welfare, legata alle dinamiche demografiche e sociali, e sostenuta anche dagli interventi agevolativi messi in campo per favorirne l’introduzione con i contratti aziendali e territoriali produrrà sicuramente nuova occupazione. Ferma restando la centralità della manifattura, che più può creare e diffondere innovazione, penso che altri settori di potenziale crescita siano quelli legati alla valorizzazione delle eccellenze del made in Italy, insieme al turismo e alla cultura. C’è, però, un dato di fondo che vorrei ricordare. Ed è quello della necessità di far acquisire ai giovani le competenze digitali sempre più richieste dalla diffusione dell’innovazione, per superare quel gap che, nel 2020, produrrà l’esito di almeno 500mila posti di lavoro non coperti nel campo dell’ICT. Noi, come Ministero del lavoro, vogliamo dare un contributo con alcuni, primi progetti. Solo per fare un esempio, a partire da Garanzia Giovani, abbiamo realizzato, grazie alla partnership con Google e Unioncamere, il progetto Crescere in Digitale, che punta ad accrescere le competenze dei Neet per farli diventare “evangelizzatori digitali” delle nostre piccole e medie imprese. Pochi dati testimoniano il successo dell’iniziativa: oltre 97mila giovani in formazione, più di 5.800 imprese coinvolte, oltre 8mila tirocini disponibili. Ad oggi abbiamo avviato già circa 1.400 tirocinanti: 500 hanno appena finito il tirocinio e circa il 30% di loro hanno immediatamente iniziato a lavorare.

Qualche settimana fa ha annunciato l’avvio di un forum sul lavoro che cambia. Di cosa si tratta?
È un portale, www.lavorochecambia.lavoro.gov.it , che mettiamo a disposizione di tutti coloro -cittadini, organizzazioni e associazioni, parti sociali, istituzioni- che, a partire dalla documentazione pubblicata ed utilizzando un’area “forum” dedicata, vorranno dare un contributo, esprimere una valutazione, proporre idee sul tema di come cambia il lavoro in relazione alla crescente diffusione dell’automazione e della digitalizzazione nella società e nei processi produttivi. È un’iniziativa in linea con la riflessione avviata dall’ILO in occasione del suo centenario ed in vista del prossimo G7 che si svolgerà in Italia, dedicato al rapporto tra “Scienza, tecnologia e lavoro”. L’obiettivo è tracciare un quadro del lavoro che cambia, con una particolare attenzione all’impatto prodotto dalla trasformazione tecnologica, valutando da un lato le grandi opportunità che offre, dall’altro la sfida che pone in termini di sostenibilità sociale. Una trasformazione che non è neutrale, ma investe tutti gli aspetti della vita della nostra comunità, dal lavoro, al welfare, alle relazioni sociali. Non puntiamo a definire soluzioni normative contingenti, ma a creare, attraverso un’elaborazione condivisa di idee e proposte, un quadro di riferimento per una strategia di lungo respiro che aiuti a governare il cambiamento prevenendone le distorsioni e cogliendone le opportunità.

Garanzia giovani: a tre anni dall'avvio più di un milione e 300 mila giovani si sono dichiarati interessati registrandosi sul sito appositamente creato. Quasi un milione sono stati contattati e "presi in carico" dai servizi per l'impiego o da agenzie private. Cinquecentomila giovani sono stati coinvolti in misure di politica attiva. Di questi, 319mila hanno concluso la prima fase di inserimento lavorativo e 136mila risultano occupati. Circa un decimo dei contatti avviati. Un risultato soddisfacente?
Io credo proprio di sì. Innanzitutto per l’altissimo numero dei giovani che si sono registrati e continuano a registrarsi al Programma. In secondo luogo per la capacità di reazione e di “accoglienza” che hanno dimostrato i Centri per l’Impiego in tutta Italia. Questa capacità non era affatto scontata, visto che il nostro Paese non aveva mai affrontato un progetto nazionale di politiche attive di queste dimensioni. Anche i risultati sono complessivamente buoni, e in costante miglioramento. Lo dimostrano i dati relativi al numero dei giovani che hanno trovato lavoro a seguito della conclusione delle misure di rafforzamento dell’occupabilità proposte dal Piano. Il dato dei 136mila occupati al 31/12/2016 è riferito a quelli che risultavano occupati a quella data avendo già concluso una misura tra quelle previste dal Programma e va quindi correttamente rapportato appunto al numero totale (319 mila) di quelli che si trovano in quella situazione: rappresenta il 42,6%.

C'è la necessità di far acquisire ai giovani le competenze digitali sempre più richieste dalla diffusione dell’innovazione, per superare quel gap che, nel 2020, produrrà l’esito di almeno 500mila posti di lavoro non coperti nel campo dell’ICT

Il programma sarà a breve rifinanziato e, oltre all’1,3 miliardi di euro già investiti, si prevede che fra risorse europee e nazionali saranno investiti oltre 800 milioni. A fronte di un'adesione massiccia dei giovani si corre il rischio che anche nella nuova fase vi sia un'offerta di misure che portino a una delusione di fronte a proposte di inserimento lavorativo deboli e qualitativamente scarse. Come ovviare a questo rischio? È possibile pensare a una maggiore personalizzazione dei percorsi di inserimento lavorativo?
Innanzitutto vorrei ricordare che il rifinanziamento di Garanzia Giovani rappresenta una battaglia vinta dall’Italia in ambito comunitario. Il nostro Paese è stato infatti costantemente in prima linea nel sollecitare il rifinanziamento, e, in accordo con la Commissione UE, ha deciso di indirizzare verso questo Programma una parte consistente delle risorse derivanti dall’aggiustamento tecnico del bilancio comunitario. Per quanto riguarda la nuova fase di Garanzia Giovani, già alla fine dello scorso anno abbiamo rafforzato le misure dedicate al sostegno dell’occupazione diretta, potenziando gli stanziamenti e l’entità del bonus occupazionale. Il risultato è che le assunzioni finanziate dal Programma sono quasi raddoppiate, su base mensile, rispetto a quelle dei mesi precedenti alla nuova formulazione del bonus occupazionale. E comincia a registrare buoni risultati anche “SelfiEmployment”, progetto dedicato alla promozione e al sostegno dell’autoimpiego che è stato attivato per ultimo nell’ambito del Programma.

In ogni caso Garanzia Giovani rimane l’unica politica attiva del lavoro messa in campo dal nostro Paese. Quali altri strumenti si possono immaginare a riguardo? Quale ruolo vede per i nuovi centro per l’impiego pubblici e quale per le agenzie per il lavoro private?
In realtà, Garanzia Giovani non è l’unica politica attiva del lavoro. Con la piena operatività dell’ANPAL, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive istituita dal Jobs Act, è stata avviata la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione, lo strumento a carattere nazionale destinato a promuovere la rioccupazione delle persone che si trovano in situazioni di disoccupazione involontaria. L’assegno di ricollocazione potrà essere speso presso i Centri per l’Impiego e le Agenzie private che si renderanno disponibili per ottenere la loro assistenza nella ricerca del lavoro. Aggiungo che anche la decontribuzione per i nuovi contratti a tempo indeterminato attivati negli anni 2015 e 2016 ha costituito un’importante misura di politica attiva del lavoro, rilanciando questa tipologia di contratto, fondamentale sia per i lavoratori che le imprese. I dati ci dicono, peraltro, che la decontribuzione ha avuto un effetto proporzionalmente più forte a vantaggio dei contratti attivati con giovani e donne.